Dare la linea.

pdridotto

Dopo la prima serie di critiche, altri esponenti di primo piano del PD del Friuli Venezia Giulia hanno stigmatizzato sulla stampa la mia adesione al “No B-day”.

A loro e a quanti mi richiamano alla linea, propongo la lettura di questa dichiarazione del Segretario nazionale Pierluigi Bersani:

 

«Non ho mai guardato al 5 dicembre con ostilità o sufficienza. Osservo anche mutazioni evidenti in quel corteo, sia dal punto di vista dei promotori che delle parole d’ordine. Sembrava essere nato più per strattonare il Pd che Berlusconi. Ora forse appare un’altra cosa. Un’iniziativa dei movimenti, non dei partiti. Se nessuno ci mette il cappello, se nessuno punta a creare una frattura nelle opposizioni facendo un regalo al premier saranno presenti militanti e dirigenti democratici»

 

(La Repubblica, 29 novembre 2009)

Il 5 dicembre e l’ombelico.

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Qualche giorno fa ho dichiarato che se la manifestazione del 5 dicembre si incardina sul tema della giustizia, che è una vera emergenza democratica, allora l’iniziativa mi trova d’accordo.

A seguito di questa mia valutazione, il 19 novembre dalle colonne di un quotidiano del Friuli Venezia Venezia Giulia sono stata duramente criticata da alcuni esponenti del PD, tra cui due parlamentari, in un articolo intitolato “No B-day, il Pd contesta la Serracchiani”.

Confesso che ne sono rimasta stupita e delusa.

Infatti, è stato lo stesso Bersani ad aver detto che se le parole d’ordine erano accettabili i militanti potevano liberamente in piazza. Bene, oltre a legalità e giustizia, le parole d’ordine di questa manifestazione sono: Costituzione, Presidente della Repubblica, ambiente, etica politica, lavoro, formazione, ricerca, diritti della persona, no al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua. Credo siano accettabili, e dunque non mi sembra di dissentire dal segretario nazionale.

Sappiamo tutti che in piazza ci saranno elettori del PD, e io penso che dove c’è la nostra gente noi dobbiamo esserci, perché se noi li lasciamo soli ora, poi loro abbandonano noi. Chi fa politica deve essere senz’altro coerente, ma non deve avere la puzza al naso o guardarsi l’ombelico.

Ho aderito anche perché sapevo che chi organizza la manifestazione non è l’Italia dei Valori o un altro partito, ma un comitato promotore della società civile in cui c’era pure un consigliere regionale del PD della Lombardia.

Inoltre, siccome è chiaro come il sole che la mia adesione non impegna il partito regionale, chi mi contesta su questo punto lo fa strumentalmente. E qui mi chiedo se qualcuno pensa di essere ancora in congresso, se intende fare opposizione interna permanente, o che altro. L’ho detto all’assemblea regionale: forse così riesce ad avere sui giornali titoli che altrimenti non ha, ma non riuscirà a farmi sentire delegittimata.

Manifestazione 5 dicembre.

no b day2

Ci sono modi diversi di aderire a una manifestazione. Io aderisco a quella del 5 dicembre perché voglio stare con tutte quelle persone che mi chiedono di dire, assieme a loro, una parola forte contro la politica sulla giustizia che sta facendo il governo Berlusconi.

Il cosiddetto processo breve e la reintroduzione dell’immunità parlamentare sono due colpi che verrebbero assestati non solo al diritto ma anche a quel minimo di decenza, diciamo pure di etica, che deve governare la politica.

Ma sia chiaro anche che io non aderisco a questa manifestazione per chiedere le dimissioni di Berlusconi. Questo favore non glielo faccio.

Io non lotto perché Berlusconi, costretto alle dimissioni, sia sostituito da un governo tecnico, da un governissimo o da un governicchio. Bisogna lottare perché il centrosinistra diventi maggioranza nel Paese e vada al governo, per realizzare un programma di centrosinistra. Questo vuole fare il PD.

E siccome questo lo sa anche Di Pietro, non occorre che faccia la lezione a nessuno.

Relazione del segretario.

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Riporto il testo integrale della mia relazione all’Assemblea regionale.

Care Democratiche, cari Democratici,

voglio iniziare il mio intervento con un grazie: è il grazie che sento di dover rivolgere a tutti coloro che hanno lavorato per il successo del Partito Democratico alle primarie del 25 ottobre. Ma è un grazie che tutti noi dobbiamo a quei 52.246 votanti, oltre il 31% degli elettori delle europee, che 15 giorni fa ci hanno mandato un messaggio preciso e forte.
Perché questo è il dato da cui si comincia e su cui dobbiamo tenere fisso lo sguardo: le primarie hanno detto con chiarezza che il nostro elettorato vuole il Partito Democratico ed è pronto a mettersi in fila di domenica per farcelo sapere.
Nel 2007 ci siamo posti l’obiettivo di fondere definitivamente le culture riformiste della storia politica italiana, unendo un popolo separato solo dalle sigle di partito. Il nostro elettorato, il 25 ottobre, ci ha dimostrato che il Partito democratico è, a tutti gli effetti, qualcosa di più della somma aritmetica delle componenti che vi si riconoscono, storiche o recenti, così come delle sottrazioni che può patire per l’insofferenza o il calcolo di qualche singolo. Non possiamo più permetterci, il Paese non può più permetterselo, di fare aggregazioni o fusioni avendo in vista solo il momento in cui arriverà la scissione, o si presenteranno le condizioni favorevoli per la creazione di un’altra énclave politica. Questo è precisamente l’atteggiamento che tiene indietro la politica nel nostro Paese.
Il Partito democratico, invece, è la modernità che entra irresistibilmente nel centrosinistra e dichiara che i problemi di oggi non sono più quelli del Novecento, delle ideologie, dei blocchi, delle contrapposizioni sociali nette, né delle trattative minuscole nei retrobottega. I problemi di oggi richiedono di essere affrontati con strumenti diversi.
Il nostro mondo è più complesso, veloce, esigente di quanto in questo momento stiamo immaginando. Siamo già ora in ritardo.
I partiti, in particolare nel centrosinistra, inseguono lo sviluppo della società, anziché a quella società offrire un orizzonte e una prospettiva comune.
Io ho fiducia che il ritardo possa essere recuperato.
In primo luogo perché abbiamo avuto il coraggio di metterci in discussione pubblicamente e democraticamente. Abbiamo ripreso il dialogo con il nostro elettorato, abbiamo allargato la platea dei nostri interlocutori, abbiamo approfondito le tematiche che sentivamo più nostre.
E poi perché abbiamo saputo confrontarci, dividerci, contarci al nostro interno, rimanendo ancorati alla certezza che il PD è la casa comune, il punto di partenza e di arrivo. Anche nei confronti più aspri ci siamo sforzati di non oltrepassare il limite del rispetto reciproco, salvo qualche personale cedimento.
Ora, finalmente, siamo arrivati al punto da cui si ricomincia.
A livello nazionale, Pierluigi Bersani è il segretario che ci guiderà per i prossimi 4 anni e con cui io per prima lavorerò, lealmente e proficuamente. Lo farò senza riserve, pur avendo sostenuto in prima linea la candidatura di Dario Franceschini. So che lo stesso farà chi era con Ignazio Marino.
Sabato, Bersani ha dichiarato che adotterà un metodo che valorizzi il partito come organismo vitale e plurale, indicando degli obiettivi di massima sui quali ci impegniamo a lavorare con lui.
Dopo il momento delle mozioni, della competizione e della soddisfazione per il risultato ottenuto, viene il momento della sintesi, che deve essere nel merito politico e nella concreta rappresentanza.
Questo metodo credo possa avere utile applicazione anche nella nostra realtà regionale, la quale esprime delle peculiarità che stimolano a soluzioni avanzate. In Friuli Venezia Giulia, infatti, nessuna delle mozioni nazionali ha superato il 50%, e da questo dato deriva al segretario regionale una rafforzata richiesta di equilibrio nel rapporto con il partito nazionale.
Sul piano regionale invece, in modo speculare rispetto quanto avvenuto con Bersani, il consenso ha premiato la mozione che si riconosceva nelle mie linee programmatiche.
Ho dunque la responsabilità di rispettare l’indicazione che gli iscritti e gli elettori  hanno espresso col voto. Ma, nel riconoscere il consenso raccolto dalle altre mozioni, mi assumo anche la responsabilità di lavorare per una sintesi unitaria più avanzata.
A impormelo non è l’opportunità o il desiderio di avere pace in casa e neppure i tanti “suggerimenti” che mi sono da più parti giunti e dei quali ringrazio, ma in primo luogo l’idea che ho del Partito Democratico, che ho ripetuto con costanza negli ultimi mesi: un partito che sappia dare voce a tutti, che si confronta, e che con il metodo della democrazia decide. Ma soprattutto un partito plurale e solido.
Penso che un partito moderno e grande non possa che essere composito, come lo è un grande Paese o anche la stessa nostra regione. Ma proprio per questo motivo, se ci possono essere nel nostro partito componenti numericamente minori, non ci devono essere componenti che si sentono poco importanti o anche solo tollerate. Ed è perciò che alzare la voce potrà forse produrre un’eco mediatica, ma certo non sarà il metodo per influire sulla linea del PD.
Entrare in quest’ottica e farla intimamente propria sarebbe un notevole passo avanti per il PD, anzi sarebbe proprio il segno che è iniziato il rinnovamento.
L’istanza del rinnovamento è stata una delle insegne sotto cui ho condotto la mia campagna congressuale, e da cui sono determinata a non derogare, sostenuta dal fatto che anche Vincenzo Martines e Cristina Carloni, in modi differenti ma non contrastanti, hanno espresso e incarnato aspirazioni di rinnovamento. Su questo punto bisogna essere chiari: il nostro elettorato ci ha dato fiducia ancora una volta, ma non sopporta più di vedere divisioni, litigi, rincorse personalistiche e lotte di potere. Spetta a noi tutti il compito, gravoso e esaltante, di non tradire questa fiducia.
Il congresso ci ha arricchito e cambiato tutti, ma il congresso è finito.
Diventano allora incomprensibili certi riposizionamenti, cui assistiamo a livello nazionale, che rivelano pregiudizio politico e conseguente premeditazione tattica. Chi abbandona ora il PD dimostra di non aver creduto fino in fondo in questo progetto.
Chi invece in questo progetto ci ha creduto e continua a crederci, deve rimettersi al lavoro. Lo dobbiamo in primo luogo a quei 52mila che ci hanno dato fiducia e che non bisogna assolutamente deludere. Loro ci chiedono di tornare a fare politica, a occuparci dei loro problemi.
Nella nostra realtà ci attendono difficoltà senza precedenti, a partire dalla crisi finanziaria.
Il bilancio regionale, com’è noto, dovrà affrontare una riduzione pesantissima delle entrate, che diventerà ancora più drastica nel bilancio del prossimo anno. E, al momento, non abbiamo nemmeno elementi che ci permettano di prevedere le successive articolazioni della crisi.
Un grande partito che è all’opposizione non può limitarsi ad attendere l’iniziativa di chi governa, ma ha il dovere di svolgere una sua analisi e di proporre soluzioni. Occorre dunque che il partito, nei prossimi 45 giorni, si confronti con i territori e con il tessuto sociale su questo tema.
Il gruppo consiliare regionale non dev’essere lasciato solo a elaborare la proposta alternativa del PD sul bilancio, ma dev’essere sostenuto da tutti gli organi del partito e dagli amministratori degli enti locali, sui quali duramente si faranno sentire gli esiti delle riduzioni nelle poste di bilancio. Ed è per questo motivo che con il gruppo consiliare regionale porremo in calendario degli incontri sui territori con gli amministratori locali e con le parti sociali.
Da pochi giorni sono state presentate le linee del sistema sociosanitario, che assorbe oltre la metà del bilancio regionale. Su questo punto fondamentale della spesa regionale il Partito democratico deve dire quello che pensa: apriremo una discussione con la quale dovremo avanzare le nostre proposte per ridurre la spesa mantenendo i livelli delle prestazioni.
Rimane poi imprescindibile adottare tutte le azioni affinché sia finalmente rispettata la sentenza della Corte costituzionale che riconosce al Friuli Venezia Giulia la quota Irpef pagata dai nostri pensionati. Dev’essere chiaro a tutti che il mancato rispetto da parte del Governo di questa sentenza ha conseguenze immediate e gravi sul tenore di vita e sui servizi erogati ai nostri concittadini. Il Partito democratico lancerà una mobilitazione popolare affinché i nostri diritti non siano calpestati da un governo succube di un partito, la Lega, che proclama il federalismo ma che nei nostri confronti è complice del centralismo romano. Non ci limiteremo a questo: chiederemo che ci venga trasferita anche la compartecipazione relativa ai dipendenti dello Stato.
Con questo metodo, improntato al largo confronto e alla partecipazione, il partito affronterà l’altra impellente emergenza che incombe sulla comunità regionale: il problema del lavoro, primo per le conseguenze di cui è portatore.
Anche solo pochi crudi numeri esprimono le dimensioni del problema: l’incremento della cassa integrazione ordinaria da settembre 2008 a settembre 2009 è del 476%, superiore al dato nazionale, che è del 437%; 38mila assunzioni in meno nel periodo gennaio-settembre 2008 gennaio-settembre 2009; importazioni -32,9%, esportazioni -23,4.
Occorrono interventi strutturali sul mercato del lavoro che la regione non sta mettendo in cantiere, occorre facilitare l’accesso al credito delle piccole e piccolissime imprese.
Urgente inoltre la partita delle infrastrutture, che sono in questo momento a gravissimo rischio. E ciò avviene non per caso, ma per effetto di precise scelte politiche che vengono  fatte a Roma dal governo nazionale con l’avallo dalla giunta di centrodestra. E’ un danno enorme quello che viene inferto alle opportunità di sviluppo regionali, che vengono private del loro futuro. Lo ha detto anche un osservatore non sospetto, l’amministratore delegato delle Generali: come si può pensare di innescare la ripresa in un territorio sempre più isolato e irraggiungibile?
Ugualmente, dovremo aprire un ampio e approfondito dibattito sulle tematiche più scottanti che toccano il mondo della scuola, con i problemi del precariato, dell’università, alle prese con la recente riforma Gelmini, e della ricerca scientifica, cui la regione deve guardare come a un volano anche per le risorse umane.
Queste sono solo alcune delle emergenze che richiedono immediata attenzione e impegno, e siamo consapevoli del fatto che sono espressione di una difficoltà di sistema, che deve essere affrontata globalmente.
E questo è ciò che si propone di fare il Partito democratico, il quale deve perciò proporsi un obiettivo a lungo termine. Dobbiamo concretizzare il nostro riformismo costruendo un progetto programmatico che guarda al 2013.
Ed è guardando a quella scadenza che intendo convocare il prossimo anno una conferenza programmatica, che allarghi lo spettro degli interlocutori al di la dei confini del partito e che ci conduca anche alle amministrative del 2011, affrontando anche il tema della riforma dello statuto regionale e dell’ordinamento delle autonomie locali.
La sfida è costruire una proposta di governo da offrire alla regione, capace di entrare in relazione con la società capillarmente, profondamente e in modo convincente, ossia di incidere, invertendone il segno, sul consenso di cui attualmente gode il centrodestra e su cui si sorregge il suo governo. Altrimenti, saremo ancora costretti ad attendere i suoi errori e le sue divisioni, che dubito si ripeteranno.
Solo sulla base di un progetto programmatico chiaro e riconoscibile si può ambire a una forte leadership, che non deve essere cercata fuori dal partito ma al suo interno, attraverso un percorso di formazione, valorizzazione e condivisione. Con un binomio solido dato dal programma e dalla leadership che lo esprime sarà possibile aprire un confronto con le altre forze politiche, con i movimenti e le formazioni civiche, per costruire un sistema di alleanze funzionale non solo alla sconfitta del centrodestra, ma a garantire una governabilità regionale democratica ed esente da ricatti. Già oggi, però, dobbiamo prendere l’iniziativa affinché le forze dell’opposizione rafforzino l’intesa che le guida nella loro opera.
Lo stesso metodo di lavoro, basato sulla formazione e sulla valorizzazione dei talenti, deve essere applicato per creare le condizioni necessarie alla nascita e alla crescita di una nuova classe dirigente capace di dare nuova forza, vigore e radicamento al PD nelle realtà locali e non solo. È il concetto di squadra a cui spesso mi sono riferita, è il senso vero dell’essere un partito.
Nulla di tutto ciò è possibile se il partito non si articola al suo interno secondo regole semplici ma efficienti. A due anni dalla nascita, il nostro partito non è ancora riuscito ad approvare il suo statuto: è quindi prioritario e urgente porre rimedio a questa mancanza.
La bozza dello statuto che è stata distribuita è il testo base, ed è frutto del lavoro della precedente assemblea. – E qui vorrei ringraziare anche il segretario uscente Bruno Zvech per il suo lavoro –  Con l’aiuto dell’apposita Commissione, che costituiremo oggi, questo statuto dovremo approvarlo quanto prima.
Alcuni punti desidero siano posti in evidenza.
Per quanta riguarda i tempi e le modalità per il rinnovo degli organi provinciali, li decideremo assieme e rapidamente, in sede di approvazione dello statuto.
Per quanto riguarda la Direzione regionale, confidando in una rapida approvazione dello statuto, penso a un organo di direzione politica improntato a snellezza e operatività, tale da non svuotare l’Assemblea dei suoi poteri, che è mia intenzione convocare non saltuariamente.
Il PD è l’unico partito ad avere un codice etico, strumento essenziale ed irrinunciabile. Per rinnovare il partito intendo rispettarlo e valorizzarlo, riproponendo il ruolo dei partiti e della politica quali strumenti al servizio dei cittadini.
Per favorire il ricambio della classe dirigente e per garantire la democraticità e trasparenza delle candidature dobbiamo porre in opera due strumenti: le primarie di collegio per le liste di Camera e Senato, come affermato dal segretario nazionale, e un limite ai mandati istituzionali e politici, che riguardi anche quelli già effettuati al medesimo livello istituzionale, come richiesto anche da Enzo e Maria Cristina.
Il finanziamento della politica, a qualunque livello, è un problema che dobbiamo porci seriamente e risolvere nella massima trasparenza e con un’ottimizzazione delle risorse.
Il Partito deve radicarsi e poter lavorare con gli strumenti necessari: le sedi che ci mancano, la promozione dei nuovi circoli sui posti di lavoro e di studio, una minima dotazione di risorse ai circoli per la loro autonoma attività di presenza sul territorio. I circoli, peraltro, saranno valorizzati anche con periodiche assemblee loro dedicate. Fondi occorreranno anche per un’attività di formazione politica, della quale devono essere investiti tutti i livelli del partito, che si svolga indipendentemente dalle soluzioni di continuità delle segreterie.
A fronte di queste esigenze, il partito regionale dovrà saper individuare forme di finanziamento, a partire da un’equa ripartizione delle risorse interne.
Queste sono i requisiti per essere un partito autonomo, non solo negli enunciati.
L’autonomia del partito è specchio di quella regionale, ed ha per noi un valore fondativo anche sotto un altro punto di vista, in quanto siamo una parte politica che si propone di assumere la rappresentanza generale dei cittadini, non quella di specifici settori sociali. La nostra identità non nasce dalla contrapposizione ma dalla collaborazione e dall’inclusione, a cominciare dai più deboli.

Abbiamo detto e propugnato la necessità che il PD sia un partito federale e federato, e questa nostra vocazione la confermiamo. Non perché vogliamo metterci in competizione con chi del federalismo fa una bandiera populista ed elettorale, ma perché questa è la nostra storia e la nostra vocazione. Perché questo nostro Friuli Venezia Giulia è un vero compendio dell’Europa unità, di cui è stato e intende rimanere laboratorio sperimentale e coraggiosa avanguardia.
Abbiamo anticipato l’evoluzione dell’integrazione europea, instaurando un sistema di relazioni e collaborazioni con i Paesi confinanti, ben prima della caduta del Muro che ricordiamo oggi.
Il Partito democratico è erede di questa tradizione, e non esaurisce il suo ruolo spodestando il centrodestra dal governo regionale. Ha il compito fondamentale di impedire che il Friuli Venezia Giulia perda le posizioni che si è conquistate col lavoro e l’ingegno della sua gente, e quello storico di creare i presupposti per tornare protagonista. Per farlo, occorre ritrovare fiducia in noi e ridarla alla nostra regione.
E’ una sfida alta, difficile e ambiziosa. Ma noi siamo qua per raccoglierla e vincere.

Il laboratorio SemDem continua.

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Dopo mesi di lavoro incessante, il Partito Democratico ha raggiunto e doppiato la meta delle primarie.

E’ stata una corsa lunga, impegnativa, emozionante. Ma la soddisfazione di vedere nuovamente davanti alle urne le file dei cittadini, che aspettavano con pazienza il loro turno di partecipare e decidere, ci ha largamente ripagato della fatica.

Anche noi abbiamo dato il nostro contributo con la lista Semplicemente Democratici.

L’abbiamo voluta e creata per dare spazio a tanti giovani che si sono avvicinati alla politica, a uomini e donne senza il prefisso “ex” davanti, che sperano in un PD aperto e rinnovato. Senza togliere nulla a nessuno, abbiamo portato i nostri mattoni freschi alla costruzione del partito.

Incontri e dibattiti, volantinaggi e email, foto e filmati: la fantasia e l’ingegno dei SemDem sono stati stimolati dalla voglia di fare e anche dai mezzi scarsi.

Presto comunicheremo i risultati esatti e definitivi di questa esperienza. Ma già ora sappiamo che il laboratorio non chiude, anzi deve rimettersi al lavoro e non deludere le attese e le speranze di quelli che ci hanno creduto.

A breve ci incontreremo tutti. Allora potrò dirvi di persona il mio grazie di cuore e vi potrò invitare a continuare così, liberi e semplicemente democratici.

Sarà un PD nuovo, di tutti.

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di Domenico Pecile

Subito mano allo Statuto per organizzare il nuovo Pd, priorità a crisi e occupazione, mano tesa a tutte le “anime” del partito. La neo segretaria del Pd, Debora Serracchiani, detta l’agenda ai Democratici. Parla dei suoi ex “avversari” e spiega che il Pd dovrà esprimere, alle regionali del 2013, il candidato cdel centro sinistra.

Intanto complimenti.
Grazie.
Ha ottenuto il 51,56% contro 57,43% delle primarie degli iscritti. Un calo che si spiega come?
La vedo dal punto di vista diverso.
Cioè?
Beh, visto il traino di Bersani ritengo molto positivo sia il risultato in sé sia il voto disgiunto sulla mia persona. Di Più: non sarà necessario il ballottaggio e questo è un dato importante. Ma va anche sottolineato che Bersani in Fvg sia rimasto al di sotto della media nazionale.
Soddisfatta, dunque?
Certamente, anche se avrei preferito vincesse Franceschini.
Segretario, da dove comincia?
Partirò da una questione tecnica.
Quale?
Approvare lo Statuto regionale e visto che tra qualche mese ci sono le prime elezioni amministrative, è quanto mai opportuno rinnovare le cariche provinciali e di circolo.
Questo significa congressi?
Sarà lo Statuto a individuare con quale forma i segretari provinciali saranno eletti. L’obiettivo è il rafforzamento territoriale.
E dopo le questioni “tecniche”?
Il Pd ha ben presenti le priorità della crisi, del lavoro, dell’occupazione.
Il primo appuntamento?
L’assemblea regionale entro l’8 di novembre.
Avrà un vice segretario?
Devo ancora ragionare sul tipo di struttura. Ma sono una che lavora in squadra. Ho sempre fatto così. Dovrò individuare persone rappresentative di tutti i territori della Regione e in base alle competenze e alle responsabilità che desiderano assumersi.
Userà il manuale Cencelli per gli incarichi?
Credo proprio che abbiamo dato forza a un congresso che superato i meccanismi del passato. Almeno lo sforzo sarà sicuramente questo.
Ha sentito Carloni e Martines?
Entrambi mi hanno fatto i complimenti: lui mi ha telefonato; lei mi ha mandato un bel messaggio
Che ruolo potrebbero avere nel Pd?
Lo decideremo assieme.
Li convocherà?
Sarà necessario vederci per fare il punto della situazione ragionare anche sul tema dello Statuto.
La sua lista, “Semplicemente democratici”, non è andata benissimo?
Non direi. E poi a me interessava il risultato di Franceschini. Volevamo farlo vincere; non ci siamo riusciti. Pazienza, in ogni caso ha vinto il Pd.
Gli ex Margherita erano quasi tutti con lei. Una responsabilità in più… Cosa dirà loro?
Credo di avere lavorato per tutta la campagna congressuale per un partito che fosse espressione di tutte le sensibilità. Questo sforzo è stato premiato anche dal voto disgiunto. Abbiamo l’intenzione di andare avanti su questa strada. Ce l’hanno chiesto tutto quelli che hanno votato.
Esiste però, in modo innegabile, una nomenklatura con la quale dovrà fare i conto in termini di rinnovamento interno…
Le persone che mi appoggiavano hanno ben presenti le linee programmatiche. In termini di rinnovamento c’è tutta l’intenzione di costruire questo partito. E anche Martines e la Carloni hanno parlato di ricambio, di limiti di mandati e quant’altro.
Ma il rinnovamento sarà marcato?
Ci sarà l’impegno e l’assunzione di responsabilità di creare un partito forte appoggiando tutti quelli che vogliono impegnarsi.
Come rassicurerà i neofiti del Pd?
Beh, la lista semplicemente democratici era composta da tutta gente nuova. E questo è stato il primo segnale di rinnovamento.
Il primo obiettivo del Pd?
Un’opposizione efficace, importante. Poi ci saranno le amministrative “intermedie” prima delle regionali 2013. Dobbiamo arrivarci con un partito forte.
Lei sostiene che il candidato del centrosinistra nel 2013 dovrà essere uno del Pd. Perché?
Semplicemente perché auspico che sia il Pd a scegliere una leadership interna al centrosinistra.
Potrebbe essere lei?
Da qui al 2013 il tempo è lungo. Nel frattempo avrò molto lavoro da fare.

(Messaggero Veneto, 27 ottobre 2009)

Intervista a Affaritaliani.it

serracchianii

Di Francesco Cocco

 

La mozione cui ha partecipato attivamente, quella di Dario Franceschini, è stata sconfitta a livello nazionale per la guida del Pd. Ma lei, Debora Serracchiani, ha trionfato in Friuli Venezia Giulia ed è ora il nuovo segretario regionale. Ad Affaritaliani.it, la trentanovenne avvocato (“continuerò a farlo”, promette) ed europarlamentare rivendica il suo risultato, invoca unità per il Pd e rintuzza le critiche che già trapelano all’interno dell’area Franceschini.

Ha appena conquistato la segreteria regionale del Friuli Venezia Giulia. Tra Trieste e la sua carica di europarlamentare a Strasburgo, non teme di restar lontana dalle vicende nazionali?
“Il Friuli Venezia Giulia negli anni si è conquistato uno spazio politico importante come laboratorio di interessanti alleanze. Ad esempio, Intesa Democratica che portò nel 2003 alla conquista della presidenza da parte di Riccardo Illy. Ed è una regione che sta acquistando sempre più centralità come cuore dell’Europa. Per questo è fondamentale il collegamento con la mia carica di europarlamentare. E’ una regione confinante con nazioni  come l’Austria e la Slovenia che sono in Europa e sono importanti anche dal punto di vista economico. Insomma, sono tranquilla. Ritengo che del Friuli Venezia Giulia il Partito Democratico terrà conto”.

E poi c’è la sua attività professionale. E’ vero, come scrive Repubblica, che lei ormai è una ex avvocato?
“No. Sono piuttosto arrabbiata, anzi. Continuo ad avere lo studio che ho avviato e ci sono collaboratori che mi stanno dando una mano. Io stessa sto lavorando anche come avvocato. Lo studio e l’attività vanno dunque avanti, perché per me è fondamentale mantenere l’indipendenza economica rispetto agli incarichi politici. Non voglio infatti pensare alla politica come a una professione, ma a un servizio. E’ importante avere un posto di lavoro cui tornare quando le persone si saranno stancate di me”.

Sembra che nell’area Franceschini gli ex popolari se la stiano già prendendo con il “Serracchianismo”.
“Io sono stata  eletta nonostante il trend nazionale; in Friuli Venezia Giulia, Bersani è rimasto notevolmente al di sotto della media nazionale; la lista Semplicemente Democratici (da lei guidata, ndr) nella regione è intorno al 16-17% e in altre dove si presentava per la prima volta, come in Emilia Romagna e Veneto ha raggiunto percentuali significative intorno al 7% e in alcune zone di più. Abbiamo eletto rappresentanti della lista sia nelle assemblee regionali che in quella nazionale. Per tutte queste ragioni, mi reputo assolutamente soddisfatta. Che poi non sia venuto il risultato nazionale, al quale però abbiamo collaborato tutti, popolari compresi, dispiace a tutti ma non è un motivo per dividerci”.

Sembra ormai molto probabile che una parte del Pd lascerà il partito.
“Ho sempre detto che un partito non si sceglie dal segretario, ma perché se ne condividono i valori e il progetto e si vuole partecipare attivamente ad esso. Se ci sono persone che ritengono che con la segreteria di Bersani questo progetto non corrisponda più alle motivazioni iniziali, credo che siano libere di prendere le decisioni che credono. Io invito tutti però ad utilizzare un forte senso di responsabilità. A non deludere i milioni di persone che sono venute a votare domenica e ci chiedono non soltanto di fare un’opposizione efficace e di costituire l’alternativa, ma soprattuto di restare uniti perché in noi si riconoscono”.

Proprio nel giorno delle primarie, in un seggio di Trieste, è stato rinvenuto un caricatore vuoto con minacce nei suoi confronti. Ora si sente meno sicura?
“Non mi ha fatto assolutamente piacere, anche se la Digos è intervenuta immediatamente rassicurandomi e l’autore è probabilmente uno squilibrato. Ma sono cose che un po’ ti fanno riflettere. Io mi trovo spesso fuori, da sola. Ed episodi come questo ti comunicano un po’ di insicurezza e mi impongono di stare un po’ più attenta”.

Scandalo Marrazzo. Cosa ne pensa?
“Noi come centrosinistra abbiamo dimostrato ancora una volta che siamo diversi. Non entro nel merito della vicenda privata. Ma riguardo alla vicenda pubblica, le dimissioni di Marrazzo sono state non solo il giusto segnale ma proprio l’atto dovuto”.

…Mentre facciamo quest’intervista alle 14 di martedì, Marrazzo è ancora soltanto autosospeso…
“Sì, ma mi sembra che stia andando sulla linea delle dimissioni. E credo abbia fatto un gesto di responsabilità importante, apprezzabile in un uomo e in un politico di quella levatura”.

(affaritaliani.it, 27 ottobre 2009)

affaritaliani.it

PRIMARIE Friuli Venezia Giulia

primarie2009
Domenica 25 ottobre anche in Friuli Venezia Giulia si svolgeranno le elezioni primarie del Partito Democratico per la scelta del Segretario nazionale, dell’Assemblea nazionale, del Segretario regionale e dell’Assemblea regionale del Partito Democratico.
Sono stati allestiti oltre 200 seggi in tutta la Regione che saranno aperti dalle 7 alle 20.
TROVA QUI IL TUO SEGGIO
Possono votare tutti coloro che si riconoscono nella proposta politica del PD, anche se non iscritti al partito. Hanno diritto di votare i cittadini italiani che hanno compiuto 16 anni, i cittadini degli Stati dell’Unione europea ed i cittadini immigrati con permesso di soggiorno se residenti in regione.
Ai seggi bisogna presentarsi con un documento d’identità e la tessera elettorale. Per i minorenni e i cittadini stranieri serve solo il documento. Agli elettori viene chiesto un contributo minimo di 2 euro.
Saranno consegnate due schede, una di colore azzurro per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea nazionale, una di colore rosa per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea regionale.
Si esprime il voto tracciando una croce su una delle liste che sostengono i candidati, facendo attenzione a tracciare la croce su una sola lista, anche in presenza di più liste che sostengono lo stesso candidato. Ciò ad evitare che la scheda venga annullata.

Sventato colpo di mano.

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Abbiamo impedito un colpo di mano del centrodestra al Parlamento europeo, opponendo una solida compattezza di voto nel gruppo S&D (cui appartiene il Pd, che ha visto schierati sui banchi i suoi eletti al completo) e anche una larga unità del blocco di centrosinistra.

Il PdL ha tentato, con una modifica all’ordine del giorno, di rinviare il voto sulla libertà di stampa e di eliminare ogni riferimento alla situazione italiana nella risoluzione che sarà votata mercoledì prossimo.

Il risultato finale – 195 voti a favore, 231 contrari e 9 astenuti – ha registrato una maggioranza di centrosinistra più consistente anche rispetto al voto di due settimane fa a Bruxelles, quando il Ppe aveva cercato di togliere dall’agenda il dibattito “sulla libertà di stampa in Italia”.