Matteo smonterà le correnti interne

Vi segnalo una mia intervista rilasciata a Roberta D’Angelo e pubblicata su Avvenire

imageIndividua nelle «parole “cambiamento” e “speranza” la chiave della vittoria» di Renzi. Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, è appena stata nominata membro di una segreteria destinata a diventare come un sol uomo il braccio destro del neosegretario, che potrebbe rinunciare a un vice. E legge nell’affluenza inattesa «un segnale fortissimo, in un periodo di disaffezione e complicazioni varie».

La nuova segreteria non rispecchia tutte le correnti…
Renzi non ha fatto un riferimento diretto alle correnti. Ha scelto sulla base della conoscenza diretta e delle competenze. Si è smontato il sistema delle correnti.

Non è pericoloso per Renzi? Chi ha tentato prima di lui è stato silurato.
C’è una consapevolezza nuova che ci consegna la crisi. La società ci impone di cambiare. E poi l’affluenza dimostra che c’è voglia di partecipare a questo cambiamento.

Ma nel Pd i “rottamandi” non si sono mai messi da parte…
Credo che ci saranno molti colpi di coda, non saranno tutti contenti e Renzi dovrà disinnescare quotidianamente molte mine, ma credo anche che in questo momento storico si possa fare quello che in passato non si è riusciti a fare.

Ci sarà una dieta per il partito?
Le scelte fatte sul finanziamento dei partiti impongono comunque una razionalizzazione e un contenimento delle spese. A livello locale il Pd lo ha già fatto, penso a Bologna. Ci sarebbero le condizioni di dare il buon esempio anche del partito. Bisogna razionalizzare pesi legati ad un passato che non c’è più.

Renzi è una risorsa o una condanna per Letta?
Una risorsa, perché un Pd che si rafforza in questo modo crea le condizioni per uno stimolo importante rispetto ad alcune scelte che devono essere fatte.

Dunque Renzi e Letta possono collaborare in questa fase?
A condizione che il governo faccia le riforme. Renzi è stato molto chiaro nei tre punti programmatici su cui vorrebbe un’intesa alla tedesca. Credo che questa chiarezza vada nella direzione giusta e che sia apprezzata anche da Letta. La spinta verrà dal Pd.

Tra le priorità, l’abolizione del Senato comporta tempi più lunghi, però.
I tempi sono lunghi, ma dipende anche molto dal Parlamento e dall’iniziativa del governo. Se ne discute da talmente tanto tempo che voglio sperare che ci siano già le proposte…

Però proposte renziane sulla legge elettorale non si sono viste…
Renzi ha indicato le condizioni: il fatto che la sera dello spoglio si sappia chi ha vinto e una rappresentazione maggioritaria del Paese, e quando dice come nel caso del sindaco, intende il doppio turno, per creare formazioni più coese.

Pensa possibile una nuova alleanza con Vendola?
Renzi ha detto sempre che non ha preclusioni, ma quasi tre milioni di persone hanno affidato al Pd la rappresentanza. C’è bisogno di un’area che vuole cambiamenti veri su temi delicati per la sinistra, per esempio il rapporto con i sindacati…

Roberta D’Angelo

Votare per cambiare

untitledCari amici e care amiche,

domenica 8 dicembre, andando a scegliere il prossimo segretario del PD, avremo finalmente la possibilità di dare un segnale netto di cambiamento rispetto al passato.

Un segnale di discontinuità forte, un vero e proprio scossone, che investirà il Partito Democratico ma il cui effetto dirompente si rifletterà sull’intera politica italiana. Dopo tanti anni, infatti, abbiamo la concreta possibilità di incidere nel tessuto connettivo di una politica ritenuta, da tanti, troppo distante dalle richieste e dai bisogni della comunità.

Vorrei ricordare che questa volta il voto è aperto a tutti. Si tratta, quindi, di un’occasione unica con la quale si potrà, non solo dare corpo e voce all’insoddisfazione dei tanti militanti che hanno visto e subito un partito distante e di cui hanno dovuto patire le decisioni, ma anche attrarre persone che in questi anni abbiamo perso per strada, individui sempre più delusi e amareggiati perché la politica non ha saputo dare loro risposte.

E’ questo il compito della politica, in generale, e della sinistra, in particolare: indicare, cioè, un cammino, prospettare soluzioni e accompagnare il cittadino nei momenti di crisi. Crisi, non solo economica, ma crisi di sistema, di valori, di progettualità, in poche parole, mancanza di speranza per il futuro.

Per questo vi invito a mettere da parte l’indifferenza e lo scetticismo, il qualunquismo individualista, il: “Ma tanto sono tutti uguali” e vi sprono a scegliere. Domenica abbiamo la possibilità di farlo: l’otto dicembre, l’Italia con Matteo Renzi può cambiare davvero “verso” e questo dipende da noi, solamente da noi.

Debora Serracchiani

Intervista sul congresso rilasciata a Il Mattino

Matteo Renzi e Enrico Letta Firenze 08/06/2013Vi segnalo la mia intervista rilasciata ad Adolfo Pappalardo e pubblicata su Il Mattino.

«Per me è scontato che Enrico Letta si candidi alle primarie per il candidato premier», dice la renziana Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, domani a Napoli .

Prodi non voterà.

«Umanamente capisco il suo malessere, anche io sono rimasta molto amareggiata dalla vicenda dei 101 franchi tiratori. Ma…»

Ma?

«In momenti importanti per il partito, uno come lui, il fondatore e l`anima dell`Ulivo, dovrebbe mettere da parte certi risentimenti. E andare a votare. Anche non schierandosi».

Serpeggia il timore di una scarsa affluenza: la sua astensione rischia di innescare una fuga del suo elettorato.

«Guardi il timore che potrebbe non esserci una grande affluenza c`è. Ma non tanto per la sortita dell`ex premier quanto per quello che sta accadendo. Troppe polemiche, spesso inutili. Come se ci fosse un tentativo di delegittimare uno strumento così importante».

E se Prodi l`avesse fatto per danneggiare voi?

«Non ci crederò mai. E comunque spero che ci ripensi: è una parte importante della storia del Pd».

Una scarsa affluenza danneggerebbe proprio voi renziani: potrebbe essere una vittoria a metà.

«C`è una stanchezza generale sempre più palpabile nel nostro mondo e il governo delle larghe intese non aiuta il riavvicinamento. Ma ogni volta siamo stati stupiti dal numero degli elettori e, comunque, credo che se anche ci fosse scarsa affluenza non ci sarà alcun contraccolpo per Renzi. Sarà lui il segretario del partito, cambierà il Pd: solo lui mi dà questa prospettiva».

Epperò parla poco di Pd.

«In questo momento serve più che altro parlare di Paese. Io stessa, da amministratore, vorrei sapere dell`agenda Paese. A cominciare dalla revisione del Patto di stabilità».

Epifani avverte: anche Letta scenderà in campo per le primarie del candidato premier.

«Lo davo per scontato perché queste sono le primarie da segretario. D`altronde non si è voluto modificare lo statuto che avrebbe reso automatico il passaggio da segretario a candidato premier».

Ma ce la farà a fare il sindaco e segretario?

«Smettiamola con questa strumentalizzazione: solo a lui viene chiesto di dimettersi da sindaco. Non ne facciamo una questione di tempo: si può fare e, anzi, nel doppio ruolo eviterà di trovarsi, come spesso accade a noi amministratori, in trincea con le pistole ad acqua. Serve invece, e subito, muoversi sulla revisione del Patto di stabilità, semplificazione amministrativa, detassazione e sgravi perle imprese che chiudono. E il Pd, attraverso il segretario è chiamato a fare queste cose. Servono riforme coraggiose».

C`è però un governo che dovrebbe farle.

«Questo esecutivo manca di coraggio. Non è colpa di Enrico Letta però costretto da un Pdl che si sta disfacendo. Anche se resta l`unico governo possibile ora».

E Renzi che scalpita per votare?

«Il maggior partito di centrosinistra può essere solo un positivo pungolo: Matteo s`impegnerà per dare una mano a Letta».

Fioroni è pronto per la scissione sul caso Pse.

«Una polemica anacronistica basati su vecchi schemi: alla Ue il Pd siede già nell`alleanza dei Democratici e socialisti».

(intervista di Adolfo Pappalardo pubblicata su Il Mattino del 12/11/2013)

Non polemizzo.

 

Mi chiedo quando smetteremo di farci male, e che cosa serva ancora per imparare la lezione della Puglia.
E’ la domanda che mi si è affacciata quasi spontaneamente dopo aver letto le parole  del vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, Giorgio Merlo.
Secondo Merlo, le primarie non devono trasformarsi in un “dogma intoccabile e infallibile”, anzi, ci sarebbero degli “ultras delle primarie del PD che, ragionano secondo schemi ragionieristici e salottieri”.
Non intendo davvero polemizzare sterilmente contro un esponente del mio partito, ma penso che non possa proprio essere definito ‘ultras delle primarie’ chi denuncia problemi di comunicazione tra la base del partito e la dirigenza, o chi avverte la necessità urgente di risintonizzarsi con larghe e diverse fasce del nostro elettorato.  Sono convinta che sia proprio la cultura del buon senso e della valutazione politica, invocate da Giorgio Merlo, che dovrebbe far considerare le primarie come la prima istanza, e non l’ultima, per la scelta delle candidature.
Spero che questo mio pensiero verrà colto per quel che è: un pezzo del mio lavoro per rafforzare il Partito Democratico e farlo somigliare sempre di più a quel soggetto riformista, aperto e plurale che, sono convinta, in tanti abbiamo sognato e fondato.
 

Primarie.

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Èstato costituito e lanciato on line la mattina di domenica 10 gennaio il gruppo facebook: “Vogliamo le Primarie di coalizione in Puglia, Lazio, Veneto. E dopo: uniti!”
In poche ore hanno aderito oltre 300 persone, e questo mi sembra un segnale rilevante.
I fondatori e i membri sostengono un’idea che condivido e che ho già più volte ribadito pubblicamente.
Il mio invito è perciò a rafforzare il gruppo e a contribuire al dibattito con opinioni e commenti, anche non solo virtuali.

Emma?

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Quello che dico non è una novità: sono convinta che le primarie siano una grande risorsa che definisce e arricchisce il Partito democratico. In vista della tornata elettorale che coinvolgerà molte regioni italiane, e che sarà estremamente importante per i successivi equilibri della politica nazionale, sembra che il PD stia abbandonando la strada maestra delle primarie, per ripiegare su sistemi che non prevedono il coinvolgimento di militanti ed elettori.
Nel caso particolare del Lazio la situazione presenta aspetti che ci fanno meditare. E non intendo certo riferirmi alle voci su una possibile mia candidatura, che ho già definito fantapolitica. Piuttosto, preoccupa il fatto che mentre il PdL è da una settimana in campagna elettorale attorno a una candidata forte e credibile come Renata Polverini, il Pd è ancora alla ricerca di un nome.
A questo punto, dobbiamo sperare che il mandato esplorativo affidato a Zingaretti si concluda presto. E nella paralisi in cui ci troviamo, mi chiedo se non varrebbe la pena prendere seriamente in considerazione l’ipotesi che la candidatura di Emma Bonino sia fatta propria dal Pd e da tutto il centrosinistra.
Tanto, l’Udc ha già scelto di stare con il centrodestra…

Dà da pensare.

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…che non si faccia una primaria, una sola, per le candidature regionali – anche dove sarebbe possibile perché la primaria non ostacola candidature di coalizione – dà da pensare.
La concezione “primarista” può essere al limite abbandonata, o lo zelo primarista può essere smorzato, ma non dovrebbero essere abbandonati o smorzati stancamente, sotto silenzio. Si tratta di una parte importante delle statuto, e vale per la vita interna del partito ciò che vale per il Paese: se le leggi che esistono non sono rispettate crescono la sfiducia e il distacco dei cittadini e, nel caso del partito, dei militanti e simpatizzanti. L’idea delle primarie è stata un pezzo importante della costituzione materiale del PD. Se lo statuto è considerato troppo rigido, troppo complesso, in alcune parti addirittura inattuabile, lo si discuta esplicitamente. Anche i primaristi più convinti si rendono conto che non è facile una miscela tra una concezione di partito americana ed una europea; che l’appello agli elettori propri è difficile in un sistema pluripartitico, dove sono necessarie mediazioni e negoziazioni; che il rapporto tra elettori e iscritti per la nomina dei dirigenti va ricalibrato. Ma infischiarsi dello statuto, passare la cosa sotto silenzio, far finta di niente, non compromette solo la democrazia delle primarie, ma anche la vecchia democrazia associativa, quella degli iscritti.”

(Michele Salvati)

Leggi su FB tutta la relazione di Michele Salvati fatta a Cortona durante la riunione nazionale di Area Democratica

Il laboratorio SemDem continua.

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Dopo mesi di lavoro incessante, il Partito Democratico ha raggiunto e doppiato la meta delle primarie.

E’ stata una corsa lunga, impegnativa, emozionante. Ma la soddisfazione di vedere nuovamente davanti alle urne le file dei cittadini, che aspettavano con pazienza il loro turno di partecipare e decidere, ci ha largamente ripagato della fatica.

Anche noi abbiamo dato il nostro contributo con la lista Semplicemente Democratici.

L’abbiamo voluta e creata per dare spazio a tanti giovani che si sono avvicinati alla politica, a uomini e donne senza il prefisso “ex” davanti, che sperano in un PD aperto e rinnovato. Senza togliere nulla a nessuno, abbiamo portato i nostri mattoni freschi alla costruzione del partito.

Incontri e dibattiti, volantinaggi e email, foto e filmati: la fantasia e l’ingegno dei SemDem sono stati stimolati dalla voglia di fare e anche dai mezzi scarsi.

Presto comunicheremo i risultati esatti e definitivi di questa esperienza. Ma già ora sappiamo che il laboratorio non chiude, anzi deve rimettersi al lavoro e non deludere le attese e le speranze di quelli che ci hanno creduto.

A breve ci incontreremo tutti. Allora potrò dirvi di persona il mio grazie di cuore e vi potrò invitare a continuare così, liberi e semplicemente democratici.