Coerenza e chiarezza

il-messaggero Pubblico di seguito l’intervista rilasciata a Mario Ajello per il quotidiano “Il Messaggero” in merito all’attuale situazione politica.

Presidente Serracchiani, concorda con Luigi Zanda che caldeggia un governo lungo, «fino al 2018»?

«Il segretario nazionale è stato molto chiaro. Renzi si è dimesso esattamente come aveva detto di voler fare. Ha dimostrato grande senso delle istituzioni e rispetto della parola data. In direzione nazionale, ha detto che il Pd è per un governo con tutti per fare le cose ordinarie, arrivare ad approvare un nuova legge elettorale se ci sono le condizioni, oppure andare al voto dopo il pronunciamento della Consulta sull’Italicum. Io concordo con questa impostazione, che è quella uscita dalla direzione nazionale. Noi abbiamo fatto la nostra parte e ora tocca agli altri partiti impegnarsi e garantire una soluzione condivisa alla crisi».

E Zanda?

«Ha espresso una sua opinione, per quanto autorevole, trattandosi del capogruppo al Senato, ma il segretario nazionale è stato molto chiaro nel tracciare un altro percorso. E il Pd non si presterà, come accaduto nel recente passato, ad essere l’unico sostegno di un governo istituzionale di cui gli altri non vogliono fare parte».

Zanda ha parlato su assist di Franceschini?

«Non credo. Anzi, penso che i vertici del partito siano assolutamente consapevoli del momento difficile, ma anche convinti che la soluzione da adottare non sia quella indicata da Zanda».

Il Pd ora è il partito di Renzi o di Franceschini?

«È il partito che ha fatto la propria battaglia sul Sì al referendum costituzionale, convinto che quelle riforme fossero necessarie per avere un Paese più semplice e più moderno. Questo è un partito che, dopo 1000 giorni di governo Renzi, lascia il Paese con importanti riforme e con leggi che ritengo fondamentali per l’Italia. Per esempio quelle sulle unioni civili, sul terzo settore, contro lo spreco alimentare e una che mi piace sottolineare particolarmente. Il dopo di noi: cioè la possibilità che hanno i genitori di figli disabili di dare loro un futuro anche quando non se ne potranno occupare più personalmente».

E dopo tutto ciò, il Pd vuole scaricare Renzi?

«No. Penso però che a volte abbiamo parlato troppo di noi stessi al nostro interno e ci siamo dimenticati di raccontare le tante cose che il governo e il Parlamento ha fatto in questi anni».

Nonostante la sinistra Pd che poi al referendum ha contribuito
ad affossarvi?

«Per me, non è stato un bel momento vedere le scene di esultanza di alcuni nostri dirigenti, mentre il premier del loro partito si dimetteva».

Adesso, oltre a quelli del No, è Franceschini il problema per
Renzi?

«Non penso proprio. Non c’è nessun problema con Dario o con altri. Ci siamo chiariti. E il mandato che è stato affidato alla nostra delegazione nelle consultazioni al Quirinale è molto chiaro».

Gentiloni, Franceschini o Padoan?

«Il dominus delle consultazioni è Mattarella e sarà lui a trarne le conclusioni».

Esiste un patto fra Orlando (come eventuale segretario) e Franceschini (come eventuale premier) ai danni del renzismo?

«I giornali in questi giorni sono pieni di retroscena. Invece basta guardare la scena. Dove queste cose non esistono. Esiste invece la chiarezza con cui Renzi ha dichiarato che consegnerà con un sorriso la campanella di Palazzo Chigi a chi verrà dopo di lui».

Renzi bis?

«Ho appena detto che verrà qualcun altro dopo di lui. E comunque chiediamoci che cosa vogliono fare quelli del No, uniti per mandare a casa Renzi e divisi su tutto il resto».

Non è che ci sono dei falchi troppo renziani che rischiano di rovinare Renzi?

«Matteo è una delle persone che ascolta tutti e tanto. Ma le assicuro che decide da solo».

(Intervista del 9 dicembre 2016, rilasciata a Mario Ajello per Il Messaggero)

Riforma del Senato: non c’è spazio per stravolgimenti

VIDAL-MINZOLini-620x350La mia intervista rilasciata a Umberto Rosso e pubblicata su La Repubblica

«Le riforme non possono essere fermate da Mineo e Minzolini. Abbiamo raggiunto un punto di equilibrio, dopo un lungo confronto. Adesso vanno portate a casa. Ce lo hanno chiesto gli elettori, bisogna rispettarli».

Presidente Serracchiani, ma come risponde il vertice del Pd alle richieste dei dissidenti?

«Questa sarà una settimana cruciale. C`è un testo, frutto di un lungo confronto, che ha impegnato il ministro Boschi, Zanda, la Finocchiaro, il gruppo parlamentare. Un testo che è il punto di caduta di posizioni diverse. Un compromesso, in cui anche il presidente del Consiglio ha rinunciato a qualcosa a cui teneva, come un ruolo più forte dei sindaci nel nuovo Senato».

Dovrebbero rinunciare ai loro emendamenti anche i dissidenti del Pd?

«Premesso che un voto contrario sarebbe, naturalmente, del tutto legittimo, noi siamo pronti ancora al confronto con tutti, col gruppo parlamentare del Pd come con Forza Italia o Grillo. Tuttavia, sinceramente penso che non ci sia più spazio per posizioni che stravolgono un testo frutto di una discussione tanto ampia».

Come la richiesta di Chiti e altri democratici del Senato elettivo…

«Chiti, da ministro delle Riforme, voleva proprio il superamento del bicameralismo perfetto. E parlava del modello tedesco. Ovvero, proprio i punti-chiave che caratterizzano ora la nostra riforma. Mi auguro che questioni personali non finiscano per prevalere sugli interessi del paese».

E cioè?

«Quel 40 per cento di voti ci ha consegnato una responsabilità enorme, e la richiesta definitiva dei cittadini di cambiare. Ora tocca a noi, abbiamo noi la palla. Dobbiamo vincere questa partita delle riforme per rispetto di quel che gli elettori sí aspettano da noi. E ce lo chiede anche l`Europa».

Ma le riforme istituzionali possono davvero favorire una flessibilità della Ue sul nostro deficit?

«Sì, perché ci rendono più competitivi. Senza il bicameralismo perfetto, possiamo approvare più velocemente le leggi. E all`Europa questo interessa, e molto. Insieme a quello che già stiamo facendo sulla pubblica amministrazione, il lavoro, la giustizia».

I dissidenti pd chiedono anche di ridurre i deputati, perché con un Palazzo Madama di soli 100 senatori, chi vince alla Camera si elegge da solo anche il presidente della Repubblica.

«Adesso stiamo affrontandola riforma del Senato e del Titolo V, per ridefinire i rapporti fra il centro e le regioni. Da presidente regionale, per esempio, io mi sono resa conto di quanto sia più giusto mettere nelle mani del governo nodi come le grandi infrastrutture. Insomma, non ci stiamo occupando della riforma della Camera, non è all`ordine del giorno. Quando lo sarà, potremo discutere di tuttii correttivi, anche delle modalità di elezione del presidente della Repubblica».

E da Forza Italia, pure alle prese con il dissenso interno, cosa si aspetta?

«Il patto del Nazareno è un accordo che hanno condiviso e firmato. Ci aspettiamo che Berlusconi lo rispetti. Disponibili naturalmente a discuterne ancora qualche aspetto, a incontrare Berlusconi. Così come tutti gli altri».
Fonte: La Repubblica

L’italicum è la base

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Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Giovanna Casadia e pubblicata su La Repubblica.

«Finalmente i 5Stelle sono scesi dal tetto, questo è il risultato vero. Da parlamentari eletti, i grillini si presentano al dialogo politico». Debora Serracchiani, vice segretario del Pd, ha appena lasciato la sala del Cavaliere dove si è tenuto il faccia a faccia con i 5Stelle. Racconta la sorpresa della delegazione pentastellata quando hanno visto entrare Renzi.

Serracchiani, come mai Renzi alla fine ha deciso di venire all`incontro?

«Al tavolo c`era il Pd e quindi il segretario, perché noi siamo andati a questa trattativa con lo stesso impegno di tutte le altre, quella con Berlusconi e quelle con le forze di maggioranza. I 5Stelle hanno scoperto che, nonostante la stravittoria dem alle europee, sulle regole del gioco davvero teniamo al dialogo».

Quale è la prospettiva: l`Italicum si può cambiare? 

«Faccio una piccola ricostruzione. I 5Stelle usciti dall`incontro hanno detto che il confronto è stato sul loro testo. È vero. Il segretario democratico, Matteo, ha puntualizzato le incongruenze del loro testo. Su questo ha chiesto chiarimenti. Per noi vale il testo dell`Italicum passato alla Camera e che ha un`adesione ampia, perché ci stanno Forza Italia, Scelta civica, Ncd: quello è per noi il testo della legge elettorale. La legge elettorale dei grillini è molto lontana dalla nostra. Gli abbiamo chiesto di chiarirci alcuni aspetti, a cominciare dalla governabilità perché il loro modello assolutamente non la garantisce».

E cos`altro? 

«Nel loro modello elettorale i 5Stelle dicono di volere evitare le ammucchiate, ma se non è sicuro il governo, neppure si sa con chi ci si allea, perché la scelta la fai dopo il voto. Però la coalizione deve nascere sulla base di un programma elettorale molto preciso. Non lo vogliamo decidere il giorno dopo le elezioni, ma l`elettore deve saperlo prima di votarti. Se no istituzionalizzi gli inciuci e incentivi il trasformismo. E poi c`è il ballottaggio: per noi importantissimo».

Comunque il Pd riparte dall`Italicum? 

«Restiamo sull`Italicum, è la strada maestra. Abbiamo aperto un dialogo con i grillini e abbiamo dimostrato loro che lo facciamo sul serio. Metteremo chiarimenti e risposte sul sito, ci scambieremo mail, poi vedremo quando incontrarci di nuovo».

Un punto su cui i grillini hanno ragione?

«Sulla necessità di una verifica di costituzionalità della nuova legge elettorale. Ma il Pd, ha spiegato Renzi, ha presentato un emendamento al disegno di legge sulle riforme al Senato che prevede che la legge elettorale possa essere oggetto di un controllo di costituzionalità preventiva della Consulta».

Sulle preferenze il Pd ha la porta aperta, semi aperta, chiusa? 

«Certo che ragioniamo anche su quelle. C`era all`incontro Alessandra Moretti, europarlamentare dem, che ha avuto un numero di preferenze maggiore di tutti i 5Stelle nella circoscrizione orientale. Ma il loro modello, peraltro molto complicato, sulle preferenze è estremamente pericoloso. Prevede le preferenze negative, nel senso che puoi eliminare dalla lista uno che non ti piace. Lo fa solo la Svizzera. Si crea in realtà uno strumento di controllo del voto pericolosissimo».

Fonte: La Repubblica

Ok al confronto

092124540-7ef68429-8b7c-495b-bd9d-f17f3c531888Vi segnalo l’intervista a Umberto Rosso pubblicata su Repubblica.it

Finalmente. C’è voluto il 40,8 per cento del Pd per scongelare Grillo. Se è sincero, porte aperte al confronto sulla legge elettorale. Ma se è una trovata delle sue per uscire dall’angolo, allora lascia davvero il tempo che trova”.

Onorevole Serracchiani, è sospettosa dopo la valanga di insulti a Renzi e al Pd.
“Lo vedremo alla prova dei fatti. Per il momento stiamo al colpo che Grillo e Casaleggio hanno battuto sul blog. Dovevano spazzarci via, ora chiedono un incontro col segretario. Una bella differenza”.

Però Grillo vuol discutere a partire dalla sua proposta di riforma di elettorale.
“Cominciamo allora col mettere un paio di paletti precisi. Si ragiona a partire dall’Italicum, dalla legge approvata già alla Camera, dall’intesa con Forza Italia, il Nuovo centrodestra e Scelta civica”.

Perché?
“Perché la proposta presentata dai Cinquestelle ruota tutta attorno al proporzionale. L’Italicum va in direzione opposta. E per noi, che la sera stessa delle elezioni vogliamo che si sappia chi ha vinto e chi ha perso, il sistema proporzionale certo non può andar bene”.

Il faccia a faccia con i grillini rischia allora di non andare lontano.
“Dipende da loro. Noi abbiamo dei punti fermi ma, d’altra parte, siamo pronti a discutere con tutti sulla legge elettorale, Lega compresa. Lo abbiamo fatto con Berlusconi, quando tutti ci davano addosso per il presunto patto col diavolo”.

Ma regge quell’intesa, dopo la mano tesa dei grillini? Forza Italia inquieta già minaccia rappresaglie.
“La linea del segretario resta ferma: determinazione assoluta a fare le riforme e a farle nel modo più chiaro, anche se siamo disponibili a discuterne con tutti”.

Renzi potrebbe ricorrere ai “due forni, se Grillo entra in partita…
“Vecchi schemi andreottiani”.

Sembra che si siano invertite le parti anche sulla diretta web dell’incontro: i grillini contrari, voi invece la volete.
“Leggo con sorpresa che Di Maio ha cambiato idea: adesso dice che non sono più così essenziali le dirette in streaming dal Palazzo. Per noi, che le trasmissioni dal vivo delle nostre riunioni le facciamo da tempo, e ben prima che arrivassero i grillini, andrebbe benissimo mandarlo in rete”.

Se il M5S resta sul no?
“Non ne facciamo una condizione, tale fa dar saltare il faccia a faccia. La politica-spettacolo la fanno altri”.

Non ci saranno più ambiguità

Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Monica Guerzoni e pubblicata su Il Corriere della sera

3Q63QP80AS795«Posso fare una premessa?».

Prego.

«Non intendo dividerci tra noi e loro. Ma è chiaro che, sulla legalità, il nostro nuovo Pd non fa sconti a nessuno».
Cosa vuole dire, Debora Serracchiani? Che il Pd della «ditta» era troppo tenero con i corrotti? 
«Voglio dire che in politica il ricambio generazionale è fattore di cambiamento. Noi dobbiamo ancora essere messi alla prova, ma facciamo politica in modo diverso. Abbiamo immediatamente preso posizioni chiare, come si è visto sul caso di Francantonio Genovese».
Il Pd ha votato per l’arresto.
«In passato forse non siamo stati abbastanza chiari, ma adesso non si può dubitare della chiarezza di intenti del Pd».
Quale Pd, quello che incontrava in Senato Primo Greganti, arrestato nell’ambito dell’inchiesta su Expo? 
«Lorenzo Guerini e io, che siamo i vicesegretari nazionali, non sappiamo nemmeno che faccia abbia, Greganti. Lo abbiamo visto solo in fotografia».
Problemi della vecchia guardia ex ds? 
Non entro in questa polemica. Se frequentazioni ci sono state, il Pd le ha da tempo interrotte. Il partito nuovo non può e non vuole lasciare adito ad alcun sospetto o ambiguità. Dopo i fatti dell’Expo e adesso, con la vicenda Mose, abbiamo preso immediatamente una linea molto chiara. Siamo chiamati a difendere la cosa pubblica e non gli interessi privati. Chi pensa il contrario non può far parte di questo Pd».
 
È sicura di non voler fare una divisione tra «voi» renziani e «loro»?
«Finalmente gli italiani pretendono il cambiamento e adesso c’è una classe politica che se lo vuole intestare, questa è la novità. È una sfida culturale, etica e morale che deve riguardare tutti. Non è più giustificabile che queste cose accadano e noi segneremo la differenza».
Rosy Bindi ritiene «fuorviante» far entrare la corruzione nella distinzione tra vecchia e nuova guardia. 
«E una distinzione che non mi piace, ma c’è un corso nuovo che non fa sconti a nessuno. Quando c’è da prendere decisioni su persone oggetto di questioni giudiziarie, noi siamo chiari e netti. Se poi verrà provato che sono puliti, potranno riprendere a fare politica nel Pd».
II Pd di prima ha fatto sconti a qualcuno?
«Semplicemente, questo Pd non li fa quando si tratta di legalità, moralità ed etica pubblica. E ripeto, io non ci tengo a fare distinzioni rispetto all’altra dirigenza».
 
Cosa intende quando dice niente sconti? Daspo per i politici?
Chiamiamolo Daspo o interdizione perpetua, ma per alcuni reati dovrebbe essere la norma. Un condannato in via definitiva per peculato, corruzione, o appropriazione indebita non deve tornare alla vita pubblica».
Non vi imbarazzano le accuse a Orsoni?
«Sono rimasta sconcertata. Ma come ha chiarito Luca Lotti, Orsoni non è iscritto al Pd e la responsabilità penale è personale. Umanamente mi auguro che riesca a dimostrare la sua estraneità, però è chiaro che su fatti del genere noi prendiamo le distanze. Il giudizio non spetta a noi, a noi tocca determinare la responsabilità politica».
Ieri il Consiglio dei ministri ha rinviato la decisione sui poteri a Cantone, Maroni dice che Renzi si è addormentato…
«Non mi risulta nessun rinvio, la prossima settimana gli verranno dati i poteri operativi che ha chiesto».
Problemi tra Renzi e Cantone? Il senatore Mucchetti si è chiesto se vadano d’accordo.
«Nessun problema, anzi. C’è condivisione sui principi e sull’esigenza di agire immediatamente e con poteri forti».

Subito il decreto!

l43-mose-venezia-dighe-130712100403_bigVi segnalo la mia intervista rilasciata a Roberta D’Angelo e pubblicata su Avvenire

La vicesegretaria del Pd e presidente del Friuli Venezia Giulia è «sconcertata» dall`arresto di Giorgio Orsoni. Le altre notizie, invece, «già giravano», racconta Debora Serracchiani.

Dopo l’Expo, il Mose. Che fa il governo?
Urge il riordino radicale della normativa sugli appalti, perché si è stratificata nel tempo, è complessa, non rende semplici i controlli e spesso non aiuta nella trasparenza. Se devi fare una grande opera sei costretta a rivolgerti a un commissario.

Ma sull`Expo è stato necessario. Pensa che serva anche per il Mose?
Il commissario interviene sull`onda dell`emergenza ma non è una soluzione. Anche se ci si può ragionare. Però il commissario è il fallimento dell`azione ordinaria.

La soluzione è il decreto?
Il ministero delle Infrastrutture aveva già preso in mano il codice degli appalti. Ora serve una evidente accelerazione determinata dai casi venuti fuori, dall`Expo al Mose. E d`altra parte c`è una scelta molto importante, che è l`aver nominato Raffaele Cantone all`Anticorruzione.

Bisogna estendere i suoi poteri?
Intanto bisogna dargli dei poteri operativi ed estenderli fintanto che non ci sono interventi radicali.

Nel Pd ci sono posizioni diverse su Orsoni.
Resta fermo il principio di fiducia nella magistratura, ma c`è un imperativo di attuare tutte le misure che impediscano che ci siano spazi e vuoti in cui si inserisca il malaffare.

Renzi vuole rilanciare gli investimenti, ma poi l`Italia non dà grandi prove…
Un decreto che riordini il sistema agirebbe anche sulle misure per l`economia. Dovrebbe intercettare la corruzione, semplificare i processi amministrativi, renderli più trasparenti. In questo modo si dà una risposta anche in termini di competitività del sistema economico.

Grillo parla di “manette alle grandi intese”.
Grillo dice che le grandi opere non si devono fare. Io dico che se il treno ritarda non va soppresso. Questo ci distingue fortemente. Noi accettiamo i rischi di governare. Quando uno si colloca all`opposizione a prescindere, non si fa carico delle cose da fare.

Nel Pd c`è chi chiede il cambio della classe dirigente in Veneto.
Io rispetto i territori e credo che la discussione vada affidata alla Regione. Ma penso che dobbiamo ricercare con forza una classe politica che si tolga di dosso i vestiti del malaffare. È un dovere del Pd anche dopo il risultato di domenica.

Con la scuola di cui parla Renzi?
La scuola di formazione politica è importante perché etica e moralità nascono anche con la formazione. Il Pd deve puntare sui giovani.

Anche Grillo ha investito sui giovani…
Ognuno lo fa a modo suo. Il risultato elettorale ci consegna la volontà di investire in una classe dirigente che si assume il rischio del governo. Mi pare che Grillo si sia assunto solo il rischio della rabbia. Con i giovani non ha costruito un rapporto teso al governo della cosa pubblica. Basta guardare al rapporto che ha con i suoi sindaci, che è la fotografia di una incapacità di costruire classi dirigenti.

Sconfitto il populismo

unnamedVi segnalo l’intervista rilasciata a Mauro Favale e pubblicata su La Repubblica

“Un voto che rafforza il governo e che concede al Pd una possibilità in più per proseguire sulla strada delle riforme». Debora Serracchiani è soddisfatta: la governatrice del Friuli Venezia Giulia è al Nazareno, in qualità di vicesegretaria del PD e ripassa i primi dati che arrivano nella sede dei Democratici e che raccontano un trionfo oltre le previsioni.

Alla prima sfida elettorale, il Pd di Matteo Renzi tiene a distanza il Movimento di Beppe Grillo.

«Se guardiamo al campo europeo, non solo teniamo a distanza i 5 Stelle ma facciamo un bel balzo. In quasi tutte le altre nazioni, tranne forse in Germania e Polonia, i governi in carica crollano di fronte all’euro scetticismo. Noi, invece,teniamo botta rispetto al populismo che avanza».

Guardando alla specificità italiana, invece?

«Bè, a livello domestico il nostro è un risultato storico soprattutto se confrontato con le politiche di un anno fa. Il Pd avanza di parecchio».

Era il risultato che Renzi attendeva per ricevere dalle urne quella legittimazione che gli è mancata a febbraio, salendo a Palazzo Chigi?

«Renzi voleva un risultato che servisse per portare a compimento le riforme, un risultato che rafforzasse il governo. Se i dati che stiamo leggendo in queste ore dovessero essere confermati, allora, vorrebbe dire che Pd e governo hanno una possibilità in più di proseguire, tanto più se anche l`Ncd, il partito di Angelino Alfano, riuscisse a superare la soglia. In questo modo, contando anche Scelta civica, la nostra sarebbe una larga maggioranza che sfiora il 40%».

Il fronte grillino, invece, arretra.

«Rispetto al voto europeo che è tipicamente un voto di opinione, mi pare che la costante ricerca del nemico portata avanti daí 5 Stelle -un giorno l`Europa un altro il governo Renzi – non abbia fatto presa».

Perde la rabbia?

«Diciamo che è un atteggiamento che non paga. Alla fine gli italiani hanno fatto una scelta di responsabilità, votando per chi rappresenta un`alternativa».

Forza Italia al terzo posto, invece, costituisce un problema sul cammino delle riforme?

«Credo che date anche le difficoltà per la scomposizione che ha subito, Forza Italia ha raccolto il suo massimo. E non penso che questo sia un risultato di lunga tenuta. Anzi: probabilmente darà il via all’interno del partito a una serie di conseguenze sia sulla leadership di Silvio Berlusconi, arrivato ormai al suo ultimo giro, sia rispetto alla scelta del suo successore».

Si va avanti con questo governo fino al 2018, allora?

«L`orizzonte è quello: le riforme proseguono a partire dalla prossima settimana. Si torna a parlare di Senato e Pubblica amministrazione».

Non prevedo imboscate. M5S in affanno più di FI

Debora_serracchiani1-300x200Vi segnalo l’intervista rilasciata a Carlo Fusi e pubblicata su “Il Messaggero”
Rischi per il decreto sul lavoro Debora Serracchiani, vicesegretario Pd, non ne vede, né da parte della minoranza del suo partito né da parte di Ncd: «Il ministro Poletti ha incontrato i nostri gruppi parlamentari in un confronto costante e continuo e so che una sintesi positiva sostanzialmente è già definita. Quanto al Nuovo centrodestra, ci sta che in una maggioranza così composita ci siano frizioni. Peraltro credo che alcune tensioni risentano della campagna elettorale per le Europee; è comprensibile che Alfano abbia un problema di visibilità legato al raggiungimento della soglia del quattro per cento».
Detto questo, il governo potrebbe anche arrivare alla fiducia? 
«Ripeto: il governo finora ha sempre lavorato per arrivare ad una sintesi positiva. Poi è vero che quando è stato necessario, si è fatto ricorso anche al voto di fiducia».
Lei accenna alla campagna elettorale. Grillo usa toni e argomentazioni molto forti, per così dire “di pancia”, che fanno leva sulle paure di tanti cittadini e sul rancore verso Bruxelles. Basta il buon senso renziano per arginare il M5S? 
«Beh, se non vogliamo smontare l`Europa pezzetto per pezzetto… Veniamo al sodo. Non ci sono solo gli 80 euro in più in busta paga. Da quando si è insediato, i provvedimenti varati dal governo sono stati numerosi e tutti di sostanza, tipo il tetto agli stipendi dei manager pubblici e la vendita delle auto blu, solo per citarne un paio. Casomai l`affanno mi sembra affiorare nei Cinquestelle e in Berlusconi proprio in virtù dell`azione di palazzo Chigi. Da una parte ci sono urla e chiacchiere, dall`altra un esecutivo che fa: e questo spiazza. La preoccupazione per l`esasperazione demagogica c`è, e lo dimostrano anche i ripetuti appelli del capo dello Stato. Voglio essere chiara: il tema non è tanto la sopravvivenza del governo Renzi che, a mio avviso, comunque arriverà al 2018. Il tema è che, come ha ricordato anche il ministro Padoan, che più credibilità acquisiamo più possiamo dire la nostra al tavolo europeo. Io credo che gli italiani siano più maturi di come tanti li vogliono dipingere e che tra chi annuncia di voler spaccare tutto e chi si impegna a costruire, alla fine sceglieranno i secondi. Visto anche che i primi, che volevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno, in un anno e passa non hanno colpevolmente concluso nulla. Neanche sulle preferenze, argomento prima sbandierato alla grande e poi lasciato cadere».
E Berlusconi? Lì c`è una preoccupazione in più e riguarda le riforme, senza le quali ogni altro discorso è vacuo. Se FI crolla e viene surclassata da Grillo, il percorso riformista salta? 
«Personalmente vedo una spinta astensionista che cresce, e non so quanto verosimili siano annunciati travasi da un partito all`altro. Credo che l`appannamento berlusconiano più che dei problemi giudiziari sia conseguenza di un logoramento fisiologico e irreversibile. Inoltre penso che alcune scelte fatte da FI abbiano pagato assai meno di quanto immaginato. Tutto questo può creare inutile nasconderlo – fibrillazioni anche importanti in Parlamento. Però i dati concreti restano quel che sono. Su alcune riforme, e penso ad esempio a quella del Senato, il Pd può contare su una maggioranza non così esile che può certamente essere allargata anche se FI dovesse tirarsi indietro».
A chi si riferisce, in concreto? 
«Voglio vedere se ad esempio la Lega Nord non vota la riforma del Senato. Guardi, nel percorso riformista nessuno è in grado di prevedere quel che accadrà. Si tratta di riforme decisive per tutti: l`idea che si vada a casa ancora una volta senza aver fatto niente e di doverlo spiegare ai propri elettori non so quanto attragga».

L’ex Cav non romperà

imagesVi segnalo la mia intervista rilasciata a Maria Zegarelli e pubblicata su  L’Unità

Chiusa al Nazareno, insieme al suo collega Lorenzo Guerini, per limare e definire le liste per le candidature europee, la vicesegretaria Debora Serracchiani non perde di vista quanto nelle stesse ore sta accadendo a Palazzo Madama, con i senatori dem riuniti in Assemblea per discutere delle riforme costituzionali. «Vedrà che alla fine il patto con Silvio Berlusconi tiene e il Pd voterà compatto», dice quasi a voler allontanare gli spettri che si aggirano sul futuro del superamento del bicameralismo perfetto e il titolo V della Costituzione.

Serracchiani, lei mostra ottimismo, ma intanto Corradino Mineo dice che c`è una maggioranza alternativa con Sel e M5s al Senato sul testo di Vannino Chiti.

«Credo che ci siano delle idee diverse sulle riforme, noi abbiamo aperto ad ulteriori contributi ma negli organismi del Partito è stata fatta una scelta, votata anche dalla Direzione nazionale, che prevede dei paletti assolutamente invalicabili: no alle indennità, no all’elezione diretta, no al voto di fiducia, no al bilancio. Su questi punti dobbiamo tenere, sul resto si può aprire una discussione. Oggi Luigi Zanda, ragionando su quelli che sono i punti di vista diversi, aggiunge anche che è certo dell`unità del Partito e sono convinta che sarà così».

L`unica distanza che sembra incolmabile riguarda l`eleggibilità diretta dei senatori prevista dalla proposta Chiti. Come troverete la quadra su questo punto?

«Sono due punti di vista molto distanti, va detto però che il governo ha fatto una proposta, supportata dal Partito. Ora, posso capire le iniziative come quelle di Chiti ma poi in un partito democratico si deve trovare una sintesi tenendo ben presente anche quale è la posizione del segretario nazionale».

Questo è uno di quei casi in cui ci si appella alla disciplina di partito?

«Non so se possiamo parlare di disciplina dipartito. La questione è un`altra: se si sta in un partito e si condividono le regole che questo si dà, si può lavorare per trovare un punto di equilibrio quando ci sono posizioni diverse, ma alla fine se ti rendi conto che la maggioranza la pensa in modo diverso da te, devi prenderne atto e rispettare quella maggioranza. Funziona così in tutte le comunità democratiche».

Ieri Berlusconi ha assicurato che terrà fede al patto, ma in Fi i falchi non vogliono arrendersi. Quanto crede alla tenuta dell`accordo del Nazareno?

 «Le tensioni dentro Fi sono sotto gli occhi di tutti. E sono queste tensioni ad aver determinato in questo week end linee divergenti dentro quel partito, con affermazioni ultimative poi ritirate dallo stesso Berlusconi. Ci sono ragioni, e ben più forti, per mantenere l`impegno assunto sul fronte delle riforme».

 Fa bene il premier ad incontrare Berlusconi per rinsaldare l`intesa o è meglio non fidarsi?

«Noi abbiamo le idee chiare e abbiamo lavorato affinché il percorso delle riforme iniziasse nel più breve tempo possibile, alla luce del sole, portando la discussione in Parlamento. Abbiamo ascoltato la richiesta di modifiche alla legge elettorale che poi è stata effettivamente corretta in alcune sue parti, senza mettere in discussione l`accordo e la sua tenuta. Insomma, abbiamo fatto un lavoro di cucitura il più ampio possibile. Se poi qualcuno ci ripensa dovrà spiegare perché cambia idea, noi siamo stati coerenti. Se Fi si sfila il primo effetto che provoca è ricompattare tutto il Pd, rafforzare la posizione di Ncd e la maggioranza di governo… Resto dell`idea che sia un bene non far saltare il tavolo perché le riforme si devono fare con un consenso ampio, ma deve essere chiaro che noi siamo determinati ad andare avanti anche da soli. I numeri ci sono e qualora non si dovessero raggiungere i voti dei 2/3 del Parlamento, noi siamo pronti ad andare al referendum. Non so se a Fi conviene spingere le cose fino a questo punto».

 Il 25 maggio non è poi così lontano. Sicuri di farcela entro quella data?

 «Ci sono tutte le condizioni per farcela. Finora abbiamo rispettato tutte le scadenze, oggi (ieri per chi legge, ndr) si presenta il Def, si vedrà che le coperture ci sono e non da ora ma da settimane, la riforma elettorale ha già superato l`esame della Camera. Stiamo andando nella direzione giusta».

 In queste ore state chiudendo le candidature europee e nel Pd anche in questo caso non mancano i malumori. D`Attorre contestai doppi e tripli incarichi e fa il nome di Michele Emiliano. Domani (oggi per chi legge, ndr), filerà tutto liscio in direzione?

«Noi abbiamo ascoltato tutti, soprattutto i territori che hanno costruito le candidature, molte di queste sono state sottoposte ai voti delle assemblee locali. Ma è ovvio che le liste sono anche il frutto del lavoro e delle scelte del segretario nazionale. Se ci sono tensioni spero vengano sciolte. Noi ce la stiamo mettendo tutta per rispettare soprattutto le indicazioni dei territori».

Lorenzo Guerini ha detto che le elezioni europee saranno inevitabilmente un test anche per il governo. Lo supererete?

 «Abbiamo già superato alcuni test importanti, abbiamo vinto in Sardegna, il premier sta dando un forte impulso al cambiamento con il suo programma di governo, ma le europee saranno importanti anche in virtù di quello che accade in questi mesi, cioè la ricomposizione delle istituzioni europee, a partire dal semestre italiano di presidenza. Noi ci arriviamo con una credibilità internazionale rinnovata anche grazie al nostro piano di riforme e sono sicura che gli italiani quando andranno a votare terranno conto di questo».

 Fonte: L’Unità