Non cerco poltrone

085541864-32397f8d-f91a-4956-baf6-80bab513ca65Vi segnalo l’intervista rilasciata a Giovanna Casadio e pubblicata su Repubblica.it

Non è più il Pd delle poltrone. Non si esclude nessuno, ma il partito si gestisce insieme sulla base dei contenuti”. Debora Serracchiani è appena stata indicata da Renzi vicesegretario e la minoranza dem la attacca. Le contestano il doppio incarico, di “governatrice” e capo del partito. Rimproverano a Renzi di avere blindato il “suo” Pd con due fedelissimi, lei e Lorenzo Guerini come vice. Ma per Debora non c’è problema. E stoppa qualsiasi tentativo di sgambetto: “Sono emozionata e mi fa piacere avere ricevuto sms di circoli, di sindaci che mi fanno gli auguri”.

Serracchiani, si aspettava di essere il pomo della discordia nel Pd?
“Penso che il Pd stia andando nella direzione giusta: l’abbiamo visto con la Merkel, con Hollande, con Obama come sia stato ben accolto il fatto che Renzi sia premier e segretario del partito. È un cambiamento culturale, che mostra come si sta modificando il modo di fare politica. Quindi a maggior ragione ho condiviso la richiesta di Matteo. Un partito inoltre che curi il rapporto con le realtà locali e si rafforzi nei diversi settori”.

Renzi è un caterpillar che vuole blindare il “suo” Pd?
“No. Ma Renzi ha detto che il governo sarebbe andato avanti spedito secondo gli impegni delle primarie, e così anche il Pd. La novità è che non si discute di posti ma ci si assume la responsabilità di governare il paese e fare politica in un contesto difficile”.

Ma il Pd sarà cogestito anche con la sinistra dem?
“Non si vuole escludere nessuno, ripeto: non è questione di poltrone ma di contenuti e di contributi. Tra 8-10 giorni faremo una proposta di nuova segreteria e vedremo chi ci sta. Come diceva Kennedy: non dirmi quali posti vuoi, ma cosa sei pronto a fare”.

Fassina l’attacca sul doppio incarico.
“Non rispondo alle polemiche”.

Però il problema c’è?
“Non vedo il limite. Abbiamo il premier che fa il segretario… Nel mio caso si premia il territorio e non le correnti. Non solo posso conciliare i due incarichi, ma sono legati: quando sono a Roma, è utile anche per la Regione”.

Matteo Renzi merita fiducia e nel Pd non è il momento di creare nuove fibrillazioni

Pd: Direzione nazionaleVi segnalo la mia intervista a Martina Cecchi De Rossi pubblicato su L’Huffington Post

La squadra del primo Governo Renzi merita fiducia e nel Pd e non è il momento di creare nuove fibrillazioni. Un messaggio che Debora Serracchiani, Governatrice del Friuli Venezia Giulia e membro della segreteria del Pd, rivolge a Pippo Civati. Chiarendo che nessuno darà al nuovo Governo una fiducia in bianco, perché sarà lo stesso Renzi a trarre “le debite conclusioni” se capirà di non riuscire a governare.

Il Governo ha giurato, ma la squadra non convince tutti. Molti giovani ma non molti nomi pesanti..
Vedendo le immagini del giuramento ho provato una certa emozione una fotografia di grande cambiamento quella che esce dal Governo, con molti giovani e molte competenze. Non so se riuscirà a dare tutte le risposte me lo auguro. Certo la novità di questo Governo è Matteo Renzi, la sua determinazione e il suo coraggio. Anche l’ambizione. Saranno utili e necessari al cambiamento profondo del Paese.

E’ la sua partita..
Sì e la gioca per il Paese. Ma in squadra ci sono persone capaci che meritano di farci capire cosa riescono a fare.

Come sarà il rapporto con Ncd, depotenziato dal fatto che Alfano non è vicepremier?
Se parliamo di numeri, nel Governo Letta il Ncd era sovradimensionato. Credo che il rapporto con Ncd sarà sicuramente fondamentale sulle riforme e sugli altri punti del programma, come il piano del lavoro.

Possibili difficoltà sui numeri soprattutto al Senato nel passaggio della fiducia in Parlamento?
Questo Governo nasce in condizioni particolari, senza un passaggio elettorale che lo stesso Renzi avrebbe voluto. Ma credo che ci sia la consapevolezza in Parlamento che l’occasione per governare e per farlo bene, per il cambiamento che tutti si aspettano, sia sotto gli occhi di tutti e non va persa. Auspico che tutto il Parlamento, in particolare il Senato dove i numeri sono quello che sono, partecipi da protagonista a questo cambiamento.

Ma di fronte alle prime avvisaglie di ostacolo al programma Renzi potrebbe immaginare il voto tra un anno?
Renzi ha detto che sta lavorando perché questo sia un Governo di legislatura, con scadenza 2018. Ma ha detto anche con chiarezza che i paletti programmatici, quelli di ‘una riforma al mese’, sono una prospettiva necessaria. E’ chiaro che se non sarà possibile governare, fare riforme e dare risposte, sarà il primo a trarne le debite conclusioni.

Nel Pd i civatiani sono in subbuglio, e la minoranza di Cuperlo solleva il problema del doppio incarico di Renzi, Premier e segretario..
Il Pd fortemente rinnovato va nella direzione di somigliare alla politica anglosassone dove il Premier è anche leader del partito, non ci vedo anomalie in questo. E poi con tutto quello che sta accadendo del Paese e le aspettative verso questo Governo non credo sia il momento di creare fibrillazioni relative alla segreteria del Pd. Ma sarà comunque necessario, e il Premier lo farà nelle prossime settimane, strutturare il partito perché il Pd, maggior partito della maggioranza di Governo, sia in grado di supportare l’azione di Governo. Credo debba esserci la consapevolezza che non stiamo affrontando un nuovo congresso, che si è aperto e chiuso. Anche Civati ha fatto un congresso, adesso ha fatto valere la sua posizione diversa negli organi del partito votando in direzione nazionale in modo contrario, ma una volta che la maggioranza del partito ha preso una direzione e nasce un Governo mi auguro che si capisca quanto sia importante tenere insieme il partito. Visto che si fa il parlamentare grazie al Pd.

Ci sono tre posti in segreteria da sostituire. Arriverà anche un vice di Renzi?
Su questo spetta al segretario fare una proposta.

C’è chi vuole la staffetta per bruciare Matteo

foto pubblicata su firenze.repubblica.it
foto pubblicata su firenze.repubblica.it

Vi segnalo l’intervista rilasciata a Giovanna Casadio e pubblicata oggi su la Repubblica

«Non credo che tutti i stostenitori della staffetta tra Letta e Renzi siano spinti da buoni propositi, alcuni cercano semplicemente una scorciatoia per bruciare Matteo».

Debora Serracchiani, “governatrice” del Friuli Venezia Giulia, renziana, teme una trappola per il segretario del Pd.

Serracchiani, la situazione politica si aggroviglia?

«Diciamo che stanno arrivando al pettine nodi importanti, dalla legge elettorale alle riforme costituzionali, alle questioni del lavoro: l’azione del Pd ha avuto uno slancio con la segreteria di Renzi. È il momento di sciogliere quei nodi».

E al tempo stesso il governo Letta ha finito la sua corsa?

«Il Pd ha lavorato per consegnare al premier strumenti che gli permettessero di impostare, di avviare un lavoro importante di riforme. Avere consegnato in un mese e mezzo il testo di una nuova legge elettorale, avere impostato la discussione sul Job Act e avere posto la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie, significa che noi democratici stiamo facendo la nostra parte. Il governo Letta però dovrebbe avere una spinta, un battito d’ala».

Il bivio è tra un governo che vivacchi e uno forte che duri almeno 24 mesi se non l’intera legislatura?

«Ci devono essere le condizioni perché il governo imposti le riforme, dopo di che la scadenza di un esecutivo non gliela diamo noi ma i fatti e i risultati».

Quindi come vede Renzi a Palazzo Chigi?

«Matteo correttamente aspira a una legittimazione popolare: quello resta l’obiettivo primario. Ma credo anche che sono tantissime le spinte ricevute da più parti per sostituirsi a Letta. Lo ha già detto e spiegato: il punto fondamentale non è quello che conviene a lui, ma quello che conviene agli italiani».

In cuor suo lei gli sconsiglia di sostituirsi a Letta?

«Perché Matteo vada a Palazzo Chigi ci dovrebbero essere condizioni chiare. Invece in questa richiesta a Renzi di rendersi disponibile ci sono interessi confliggenti: non tutti coloro che insistono hanno a cuore il bene del paese, per alcuni è il modo migliore per bruciarlo».

La riforma elettorale è il passaggio decisivo? 

«La riforma elettorale nelle prossime ore sarà una prova del nove».

Però dei miglioramenti all’Italicum sono necessari.

«Nelle condizioni date è stato prodotto il migliore accordo possibile, tenuto conto che le regole vanno scritte con il più ampio consenso, a parte coloro come i 5Stelle che hanno ritenuto di non partecipare ad alcuna discussione. Ho molta fiducia nel lavoro fatto da Boschi e da Guerini in queste settimane. Anche all’interno del Pd c’è la consapevolezza dell’importanza del momento, mi auguro non si metta a rischio un percorso così delicato, se no non ci sarà molto altro di cui discutere».

A quel punto si andrebbe a votare?

«Mi pare evidente. Se si affossa la riforma presentata dal maggiore partito della maggioranza, allora si pone un problema politico importante».

Priorità a lavoro e sanità per rialzare la testa

Debora-130x60Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Marco Ballico e pubblicata su Il Piccolo

Un anno speciale. «Di successi, ma anche di grandi responsabilità», aggiunge lei per chiarire che non ci sono solo onori, prime pagine, ospitate in tv. Pronta a un capodanno in famiglia, a Udine, Debora Serracchiani, prima del possibile (probabile?) decollo in orbita nazionale, pensa appunto alle responsabilità da presidente del Friuli Venezia Giulia.

In agenda due priorità: sanità e lavoro.

Intanto, i buoni auspici: «Auguro a tutti, cittadini, famiglie e imprese, un 2014 davvero sereno. E al Friuli Venezia Giulia di rialzare la testa, di tornare ad essere protagonista, di affrontare la crisi con determinazione e superarla».

Il Friuli Venezia Giulia non lo potrà fare da solo. Preoccupata dalle perduranti fibrillazioni romane?

Sì. La nuova segreteria nazionale del Pd è stata impostata su un piano completamente diverso: quello della trattativa sul programma. E invece c’è chi chiede il rimpasto. Non Matteo Renzi. Credo che queste voci siano il risultato di tensioni all’interno del governo.

Soprattutto dopo l’uscita di scena di Silvio Berlusconi e delle conseguenti spaccature nel centrodestra. È la vecchia politica?

Distinguerei tra le tensioni della vecchia politica e quelle della nuova, che pretende azioni positive.

Concretamente?

Ci si deve mettere a un tavolo e fare emergere le proposte per il governo.

Resta convinta che si debba andare al voto nel 2015?

Se il governo delle larghe intese si impegna su un cronoprogramma chiaro e porta avanti le cose, senz’altro sì. Se invece non si procede, saremo obbligati a rivedere, assieme agli italiani, le nostre posizioni.

Renzi ha avviato peraltro un pressing anticipato. Non ha l’impressione che miri al tornaconto personale?

No. Lo fa perché si rende conto che, dopo averne perse troppe, rischiamo di non cogliere più le occasioni. Il tempo sta scadendo. Come dice spesso proprio Matteo: se non le facciamo, ci portano via.

Responsabile di questi ritardi è anche Enrico Letta?

Il premier è rimasto vittima della composizione a freddo di un governo nato senza una base programmatica e di un parlamento frammentato e ancora ostaggio delle vecchie e pesanti figure del passato, Berlusconi su tutti. Ma era in un contesto difficilissimo, gli va riconosciuto il coraggio della responsabilità.

Ci deve ora mettere del suo?

Gli alibi sono finiti. Si deve accelerare, vanno portate a casa al più presto la legge elettorale e le riforme costituzionali, con l’abolizione del Senato e il dimezzamento dei parlamentari, il superamento definitivo delle Province e la redistribuzione delle competenze. Serve anche un grande piano sul lavoro.

Fa un po’ il “furbo”, Letta, quando parla di riduzione delle tasse grazie solo alla sospensione dell’imposta sulla casa?

Non è furbizia, è la constatazione di chi ce la sta mettendo tutta e pensa legittimamente di aver fatto meglio di altri almeno in alcuni settori. Ma non si può non evidenziare che la legge di Stabilità è debole e di poco respiro.

Manca di coraggio?

Sì, il coraggio che chiede Renzi.

Riassumendo, lei sta molto più con Renzi che con Letta?

Sto dalla parte di chi vuole vedere cambiare le cose perché così non andiamo più avanti. Da amministratore chiedo per esempio che sia rivisto il patto di stabilità interno. Altrimenti, un altro anno come il 2013, non lo reggiamo. E parlo da un territorio virtuoso, che ha sempre cercato di spendere bene, che ha colto i momenti in cui investire e in cui, invece, tirare la cinghia. Se ne dovrebbe parlare in primis con l’Europa. Se ne parli. Crediamo nell’Europa, ma va instaurato un rapporto diverso.

È il dna democristiano che zavorra Letta?

Non mi pare persona cui attribuire un’etichetta.

Se tra qualche mese Renzi la chiama al governo, lei che fa?

Sto governando la Regione Fvg mettendoci impegno, tempo ed energie. Saggio affrontare un problema alla volta.

Ha parlato di riconvertire gli ospedali regionali ed è stata accusata, lei pure, di poco coraggio. Che ne pensa?

Abbiamo eredito l’immobilismo degli anni della crisi. Penso, in tema sanitario, alla mancata applicazione del decreto Balduzzi e ai non interventi sulla rete ospedaliera pur di fronte a una Corte dei conti che segnala come la sanità Fvg costa il 20% in più della media nazionale. Non so quanto coraggio ci serva, ma siamo arrivati al punto di dover fare le cose e non solo annunciarle.

Farle anche in modo impopolare?

Sì, ma in questa fase ci pare opportuno non chiudere ma riconvertire profondamente, e cioè ridurre posti per gli acuti e aumentare quelli per la riabilitazione, eliminare i doppioni, creare nuove specializzazioni, diventare più efficienti spendendo di meno. Il secondo grande filone sarà quello del lavoro: la crisi ci impone di intervenire con forza.

Il caso Ater. Il centrodestra vi accusa di «killeraggio politico».

Non ci appartiene. Le persone ritenute competenti le abbiamo confermate, in altri casi, senza furore politico, abbiamo scelto. Puntiamo a una vera riforma delle Ater, raccogliendo tra l’altro esigenze urgenti provenienti dai vertici aziendali che ci segnalavano come la legge Tondo-Riccardi avrebbe impedito il regolare funzionamento del sistema.

A Mediocredito Fvg spendete più di prima optando per la professionalità della professoressa Compagno. Nel turismo il bando per la promozione quinquennale viene vinto da un progetto al ribasso. Una contraddizione?

Due cose diverse. Una è una banca fondamentale per il sistema finanziario regionale, l’altro è un progetto turistico. L’assegnazione alla società di Ejarque, non mia ma di una regolare commissione, arriva al termine di un percorso pubblico e trasparente.

Il direttore generale della Regione arriverà nei primi mesi del 2014, conferma?

Sto facendo le ultime valutazioni.

Dopo aver ricevuto qualche rifiuto. Quanti manager sta valutando?

Di quelli utili, conto almeno 200 curriculum. Non solo dalla regione.

Nelle nomine, da Del Fabbro a Castagna, è andata sull’usato sicuro. Come mai?

Ho individuato persone con competenze, conoscenze, capacità e, soprattutto, voglia di cambiare le cose.

Il nuovo piano finanziario di Autovie Venete prevede aumenti in linea con quelli degli ultimi anni, vale a dire tra il 12 e il 13%?

Il piano conterrà un aggiornamento del costo finale della terza corsia, ma non potrà non tener conto delle tariffe. Anche perché il traffico sta diminuendo.

Forse perché le tariffe sono troppo alte?

È un circolo vizioso. Ma anche in altre autostrade si soffre un calo.

L’aggiornamento del costo dell’opera sarà all’insù rispetto ai previsti 2,3 miliardi?

Contiamo che sia all’ingiù. Per la lottizzazione diversa rispetto al 2009, per la revisione di alcuni interventi tecnici, per le risorse previste dallo Stato. La quota in bancabilità sarà ridotta.

Si imputa un errore in questi mesi?

Più che altro mi dispiace non avere ancora portato a casa l’abolizione del ticket da 10 euro. Abbiamo scontato numeri ministeriali diversi da quelli che abbiamo trovato. Ma ce la faremo.

Il prossimo segretario del Pd Fvg dovrà essere un quarantenne?

Non ne faccio una questione di carta d’identità. Servirà un segretario consapevole della responsabilità e del ruolo in un partito che può pesare molto in regione e a Roma.

Più coraggio, Letta. Il Pd vuole un patto chiaro

300372879Vi segnalo l’intervista rilasciata a Maria Zegarelli e pubblicata su L’Unità

Vacanza?

«Niente affatto, sono al lavoro in Regione».

Debora Serracchiani, governatrice del Friuli Venezia Giulia, nonché responsabile Trasporti e Infrastrutture nella segreteria di Matteo Renzi, è una sgobbona. Sgobbona e determinata, insieme ai suoi coetanei ormai nei posti apicali del partito, a dare una nuova impronta al Pd e una sostanziosa spronata al governo. Presuntuosi? «Affatto, sappiamo che questo è il momento di dimostrare cosa sappiamo fare e dobbiamo mettercela tutta». E questa sfida li trova in compagnia di Angelino Alfano, politicamente su fronti opposti, ma con lo stesso obiettivo: dopo aver preso il posto degli eterni protagonisti politici, adesso vogliono iniziare una nuova fase. A partire dal governo. «Enrico Letta deve avere più coraggio», dice la governatrice.

Intanto finisce l’anno con lo scivolone sul salva Roma. Se deve fare un bilancio, come giudica questi mesi del governo?

«Enrico ha governato in un contesto difficilissimo, non dobbiamo dimenticarci come è partito questo esecutivo. Adesso il mio auspicio per il 2014 è di un maggiore coraggio soprattutto sulle riforme».

Letta intende basare il lavoro dei prossimi mesi su un patto di maggioranza. Quali dovrebbero essere i punti fondanti?

«Vorrei intanto sottolineare il metodo scelto: per la prima volta non si fanno accordi nelle segrete stanze ma si stabilisce la necessità di una trattativa aperta su punti programmatici. Non su nomi e cognomi, ma sul programma. Mi sembra un passo avanti notevole. Sul merito, credo che le indicazioni fornite dal segretario del Pd siano chiarissime: investono le questioni legate ai costi della politica, dall’abolizione del Senato al dimezzamento del numero dei parlamentari, al superamento delle Province, e la grande sfida sul lavoro. Per la prima volta questa questione viene affrontata come un corpo organico, per il quale è necessario un grande piano che lo affronti in modo complessivo. Infine, ci sono tutte le vicende europee che da gennaio dovranno essere prioritarie. Credo che non possa che partire da qui un patto alla tedesca per proseguire con l’azione di governo».

L’altro socio di maggioranza, Alfano, si è detto pronto a raccogliere la sfida lanciata da Renzi. Ma le differenze tra voi e il Ncd restano intatte. Su cosa è più facile mediare?

«Si continua a chiamare trattativa alla tedesca, quindi è evidente che si lavora per trovare un punto di equilibrio. Ma è altrettanto evidente che ci sono dei punti ineludibili sui quali il governo deve pronunciarsi e deve farlo anche il Ncd. Sono convinta che in una valutazione complessiva, che anche Alfano fa, rispetto all’opportunità oppure no di andare subito a votare, la ricerca di una quadratura sul programma sia la strada migliore».

Ma arriviamo al concreto. Renzi chiede l’abolizione della Bossi-Fini, Alfano non la ritiene una priorità. Che fa il Pd su questo? Rompe la maggioranza?

«Quello della Bossi-Fini non è un problema politico: è un problema tecnico, non ha funzionato. Non ha risposto tecnicamente ai temi che sono legati all’immigrazione, oltre al fatto che va aggiornata anche alla luce di tutte le modifiche che la stessa crisi ha portato alla questione dell’immigrazione. Sono cambiati i flussi, le provenienze, le richieste, che arrivano molto di più da zone di guerra. Questa è una legge che richiede una profonda revisione in tutti gli aspetti che l’hanno messa sotto stress. Infine, anche l’Europa ci chiede di adeguare la Bossi-Fini alle norme comunitarie. Sono convinta che Alfano, che viene da una terra che è toccata direttamente dall’immigrazione, sia una persona ragionevole che, di fronte a domande che vengono poste e per le quali non ci sono risposte adeguate, sia disponibile al confronto».

Altro tema. Il Job Act. Alfano risponde a Renzi proponendo tre anni di zero burocrazia per chiunque voglia avviare una nuova attività. Dice che lo Stato deve fidarsi degli italiani. Lei che ne pensa?

«Credo che nessuno abbia una bacchetta magica e che l’insegnamento che ci arriva da questa grave crisi è che occorrono molti interventi nel settore, piccoli, grandi e di amplissimo respiro. Quando si parla di lavoro non si può affrontare solo la questione della burocrazia tralasciando le regole, oppure toccare solo le regole trascurando gli ammortizzatori sociali. Quando si parla di Job Act è questo che si intende: la costruzione di un piano organico che tocchi tutti i temi. Ci stiamo lavorando, ho letto moltissimi interventi, stiamo ascoltando molte persone e quando saremo pronti lo faremo in poco tempo».

La nuova segreteria ha l’ambizione di cambiare il partito. La prima prova sarà quella di riuscire a fare sintesi e il lavoro sembra un tema molto a rischio. I giovani turco hanno già espresso perplessità sul piano del segretario.

«I giovani turchi hanno detto di no a un piano che hanno inventato perché ancora non esiste».

Ma è stato Renzi ad annunciare alcune misure.

«Renzi ha illustrato alcune idee, ma il piano, ripeto, ancora non è stato presentato in tutta la sua completezza. Quello dei giovani turchi mi sembra un no preventivo, legittimo ma preventivo».

Riuscirà questa segreteria laddove hanno fallito quelli prima di voi?

«Sono molto fiduciosa, questa è una segreteria composta da persone con provenienze e sensibilità diverse. Sarà la giovane età, o forse il fatto che non abbiamo zavorre sulle spalle, ma finora la sintesi l’abbiamo trovata, con un approccio molto laico alle questioni».

 

Matteo smonterà le correnti interne

Vi segnalo una mia intervista rilasciata a Roberta D’Angelo e pubblicata su Avvenire

imageIndividua nelle «parole “cambiamento” e “speranza” la chiave della vittoria» di Renzi. Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, è appena stata nominata membro di una segreteria destinata a diventare come un sol uomo il braccio destro del neosegretario, che potrebbe rinunciare a un vice. E legge nell’affluenza inattesa «un segnale fortissimo, in un periodo di disaffezione e complicazioni varie».

La nuova segreteria non rispecchia tutte le correnti…
Renzi non ha fatto un riferimento diretto alle correnti. Ha scelto sulla base della conoscenza diretta e delle competenze. Si è smontato il sistema delle correnti.

Non è pericoloso per Renzi? Chi ha tentato prima di lui è stato silurato.
C’è una consapevolezza nuova che ci consegna la crisi. La società ci impone di cambiare. E poi l’affluenza dimostra che c’è voglia di partecipare a questo cambiamento.

Ma nel Pd i “rottamandi” non si sono mai messi da parte…
Credo che ci saranno molti colpi di coda, non saranno tutti contenti e Renzi dovrà disinnescare quotidianamente molte mine, ma credo anche che in questo momento storico si possa fare quello che in passato non si è riusciti a fare.

Ci sarà una dieta per il partito?
Le scelte fatte sul finanziamento dei partiti impongono comunque una razionalizzazione e un contenimento delle spese. A livello locale il Pd lo ha già fatto, penso a Bologna. Ci sarebbero le condizioni di dare il buon esempio anche del partito. Bisogna razionalizzare pesi legati ad un passato che non c’è più.

Renzi è una risorsa o una condanna per Letta?
Una risorsa, perché un Pd che si rafforza in questo modo crea le condizioni per uno stimolo importante rispetto ad alcune scelte che devono essere fatte.

Dunque Renzi e Letta possono collaborare in questa fase?
A condizione che il governo faccia le riforme. Renzi è stato molto chiaro nei tre punti programmatici su cui vorrebbe un’intesa alla tedesca. Credo che questa chiarezza vada nella direzione giusta e che sia apprezzata anche da Letta. La spinta verrà dal Pd.

Tra le priorità, l’abolizione del Senato comporta tempi più lunghi, però.
I tempi sono lunghi, ma dipende anche molto dal Parlamento e dall’iniziativa del governo. Se ne discute da talmente tanto tempo che voglio sperare che ci siano già le proposte…

Però proposte renziane sulla legge elettorale non si sono viste…
Renzi ha indicato le condizioni: il fatto che la sera dello spoglio si sappia chi ha vinto e una rappresentazione maggioritaria del Paese, e quando dice come nel caso del sindaco, intende il doppio turno, per creare formazioni più coese.

Pensa possibile una nuova alleanza con Vendola?
Renzi ha detto sempre che non ha preclusioni, ma quasi tre milioni di persone hanno affidato al Pd la rappresentanza. C’è bisogno di un’area che vuole cambiamenti veri su temi delicati per la sinistra, per esempio il rapporto con i sindacati…

Roberta D’Angelo

Votare per cambiare

untitledCari amici e care amiche,

domenica 8 dicembre, andando a scegliere il prossimo segretario del PD, avremo finalmente la possibilità di dare un segnale netto di cambiamento rispetto al passato.

Un segnale di discontinuità forte, un vero e proprio scossone, che investirà il Partito Democratico ma il cui effetto dirompente si rifletterà sull’intera politica italiana. Dopo tanti anni, infatti, abbiamo la concreta possibilità di incidere nel tessuto connettivo di una politica ritenuta, da tanti, troppo distante dalle richieste e dai bisogni della comunità.

Vorrei ricordare che questa volta il voto è aperto a tutti. Si tratta, quindi, di un’occasione unica con la quale si potrà, non solo dare corpo e voce all’insoddisfazione dei tanti militanti che hanno visto e subito un partito distante e di cui hanno dovuto patire le decisioni, ma anche attrarre persone che in questi anni abbiamo perso per strada, individui sempre più delusi e amareggiati perché la politica non ha saputo dare loro risposte.

E’ questo il compito della politica, in generale, e della sinistra, in particolare: indicare, cioè, un cammino, prospettare soluzioni e accompagnare il cittadino nei momenti di crisi. Crisi, non solo economica, ma crisi di sistema, di valori, di progettualità, in poche parole, mancanza di speranza per il futuro.

Per questo vi invito a mettere da parte l’indifferenza e lo scetticismo, il qualunquismo individualista, il: “Ma tanto sono tutti uguali” e vi sprono a scegliere. Domenica abbiamo la possibilità di farlo: l’otto dicembre, l’Italia con Matteo Renzi può cambiare davvero “verso” e questo dipende da noi, solamente da noi.

Debora Serracchiani

Good Company

IMG_246961499596243A Il Velino di Napoli ho spiegato come è nata l’idea della “Buona Compagnia” presentata martedì sera a Napoli insieme al neo segretario del Pd della provincia di Napoli Venanzio CarpentieriLeonardo Impegno e Francesco Nicodemo .

 “L’idea della ‘Good company’ nasce insieme a Francesco Nicodemo. Vorremmo creare una squadra intorno a Renzi per cambiare il volto del Paese”.

Chi sono coloro che potrebbero far parte della squadra?

Parliamo ovviamente di persone che lavorano sul territorio. Persone che hanno un’idea, una volontà e un comune sentire di dover cambiare la classe dirigente”.

Intende quella interna al Pd o anche quella al Governo?

Io credo che bisogna cambiare il modo di fare politica. Per cambiare il Paese, bisogna cambiare il Pd. Dobbiamo però stare attenti a non fare confusione”.

Ci spiega?

Quando parlo di cambiare il Paese, non intendo come contrapposizione al Governo, ma come esigenza generale. In tutti i livelli della società deve cambiare qualcosa”.

Cambiare il Pd per una nuova politica?

Il contributo del partito sarà quello di stimolare e di dare un contributo anche all’agenda di Governo”.

(Intervista rilasciata il 12 novembre 2013 a Mariangela Barbarisi, del Velino – Campania)