L’europea Jo Cox

Cox Il Referendum del prossimo 23 giugno in Gran Bretagna sarà fondamentale per il futuro dell’UE. Siamo alla vigilia di un momento importante, forse più delicato di quanto ci stiamo rendendo conto tutti quanti.
In questo clima che preoccupa anche la BCE per le ripercussioni che già sta avendo l’incertezza legata all’esito del referendum, si inserisce il gravissimo attentato contro la deputata laburista inglese Jo Cox, una donna europea.
L’uomo che le ha sparato gridando “Prima i britannici” incarna uno degli aspetti più inquietanti e pericolosi dell’insorgente nazionalismo e dei populismi di destra che si rinfocolano in varie parti d’Europa.
Alla famiglia e al Labour Party va il nostro cordoglio. A tutti coloro che in ogni Paese membro dell’Unione europea credono nel valore di un cammino comune va l’appello a un maggiore impegno, personale e politico, a non perdere l’orientamento in un periodo difficile.
L’Italia è il Paese che più si è impegnato per un’Europa unita, che però deve necessariamente cambiare registro di marcia.
Non si può continuare soltanto a ragionare con il libro dei conti in mano, assillati dall’austerity e vincolati in modo quasi ineluttabile alle logiche dei sistemi finanziari. Occorre invece maggiore attenzione ai cittadini e al tema della crescita.
Bisogna crederci di più, auspicando che anche i britannici ci credano allo stesso modo, perché l’uscita del Regno Unito dalla UE sarebbe un fatto negativo per tutti gli europei.
Noi, comunque, possiamo assicurare che nonostante tutto quello che potrebbe accadere, terremo la testa alta e sapremo far fronte agli eventi, come abbiamo sempre fatto.

La concertazione deve cambiare non sarà un autunno di scioperi

29295_1serracchianiCategorieEconomiche28ott13Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Mario Ajello e pubblicata su Il Messaggero del 26 agosto 2014

Presidente Serracchiani, siete pronti all’autunno caldo?

«Sarà un autunno molto impegnativo. Fin dall’insediamento del governo, si è lavorato per produrre provvedimenti molto significativi in favore del cambiamento del Paese. E oltre alle riforme istituzionali e all’iniziativa fiscale, che significano gli 80 euro ma anche i tagli all’Irap e alle bollette energetiche, abbiamo impostato riforme come la Sblocca Italia e la riforma della giustizia e tracciato le linee guida sulla scuola».

E ora non teme di essere sbranati?

«Abbiamo chiara la necessità della condivisione e l’opportunità di acquisire contributi dalle cosiddette parti sociali. Ma sono cambiati i tempi e i modi».

Cioè?

«Spesso all’idea della concertazione viene accompagnata l’idea dei tempi lunghi. Ma ormai abbiamo capito che il Paese non ha più tempo. Per quanto riguarda i modi, serve il dialogo tra parti ma occorre anche la capacità di dialogare in maniera diffusa con i cittadini, con i sindaci, con chiunque sia interessato alla riforma in discussione. Non solo i soliti tavoli cui siamo abituati, ma anche forme diverse di partecipazione: cioè mail, forum, incontri sui territori, conferenze stampa in cui si illustrano le linee guida e si richiedono contributi in vista della stesura vera e propria del singolo provvedimento. Altra innova zione è la capacità di decidere».

Dal discussionismo al decisionismo?

«Tutti, e non solo il governo ma anche i sindacati e gli altri, devono farsi carico dei tempi, dei modi e della capacità della decisione. La vecchia concertazione, appunto, è vecchia. E non torna utile in questo contesto in cui tutto cambia velocemente».

E se vi scatenano uno sciopero generale?

«Io sono convinta che il sindacato, pur criticando legittimamente certe scelte del governo, ormai abbia compreso quanto questo sia il tempo dell’azione. Io mi auguro che questo sarà il tempo non dello sciopero ma del confronto anche aspro sui tanti temi messi in agenda dall’esecutivo».

In politica estera, a che punto è la candidatura della Mogherini alla Ue?

«Ci sono ottime possibilità che ce la faccia».

E la Serracchiani va alla Farnesina?

«Questo è solo gossip. Io resto dove sto, in Friuli Venezia Giulia e al Nazareno».

Rimpasto?

«Il presidente del Consiglio farà le scelte che ritiene necessarie».

Sulla riforma della giustizia rivedremo la solita guerra di religione?

«Anche tra i magistrati c’è ormai la consapevolezza che sia necessario fare degli interventi. Penso sia stato apprezzato il fatto che il governo, con le linee guida, ha annunciato di voler fare un intervento organico e non solo sulla giustizia penale. Il problema è che questo è un Paese in cui, se è vero che esiste tanta gente che vuole cambiare le cose, c’è tanta gente che sta bene come sta».

Si riferisce ai magistrati?

«Parlo in generale. La sfida del cambiamento l’Italia ancora non l’ha accettata. Questo governo sta investendo sulla necessità che il Paese condivida la sfida culturale del cambiamento».

Il Pd sulla giustizia è diviso. Come farete?

«Il nostro partito ha dimostrato una certa maturazione nell’affrontare temi anche molto delicati e divisivi, come la riforma istituzionale, e si accinge a mostrare lo steso spirito anche sulla riforma della giustizia. Il lavoro che produrrà nei prossimo giorni il ministro Orlando è anche il frutto di punti di equilibrio raggiunti all’interno del partito e su cui il ministro ha lavorato fin da quando era responsabile giustizia del Pd».

Ma è vero o no che nel Pd in tanti aspettano speranzosi che Renzi scivoli?

«Non è così. Soprattutto dopo il voto delle Europee. Non mi riferisco alla percentuale ottenuta dal partito di Renzi ma alla grande responsabilità che questo voto ha dato a tutto il partito democratico. Quella di essere l’unica opportunità per il Paese. Di fronte a questo, i giochini interni non possono avere spazio».

La Croazia aderisce.

 
Oggi a Strasburgo sono intervenuta nel dibattito sull’ingresso della Croazia nell’Unione europea.
Ho detto che l’adesione della Croazia all’Unione europea accentua il consolidamento di una identità della nuova Europa, capace di esprimere i valori comuni senza oscurare, ma anzi integrando le specificità delle sue tante anime.
La Croazia ha fatto sforzi apprezzabili nell’adeguamento ai parametri richiesti, in particolare nel contrasto al crimine organizzato attraverso nuove misure anti-mafia, ma ha bisogno di compiere ulteriori sforzi, specie nel settore giudiziario, prima che possano essere concluse le negoziazioni nel 2010.
In linea con quanto avevo sostenuto nella lettera inviata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il Giorno del Ricordo, ho voluto anche ribadire che altri passi avanti possono essere fatti dalle istituzioni croate per armonizzarsi con quanto previsto dal primo Protocollo della Convenzione europea dei diritti umani, firmato a Parigi nel 1952, in particolare valutando la restituzione ai legittimi proprietari dei beni nazionalizzati dalla Jugoslavia di Tito nel dopoguerra. 
 

Ashraf.

 

Questa è una storia che sembra tratta da Le mille e una notte: sorgeva in mezzo al deserto una città prospera e libera, a 60 miglia da Baghdad. Il suo nome è Ashraf, e nessuno sembra ricordare che esiste e soffre.
Ashraf era nata nel 1986, dopo il trasferimento in Iraq dei mojahedin iraniani in esilio. Un rapporto del Parlamento Europeo nel 2005 la descriveva in termini entusiastici, come un miraggio nel deserto, un’isola autosufficiente e tecnologicamente avanzata, un’enclave di libertà.
Ma vi ricordate le famose armi non convenzionali di Saddam, quelle per cui gli americani (e ahimé anche noi, grazie a Berlusconi) sono “dovuti” intervenire per preservare la sicurezza del pianeta? A causa di ciò Ashraf è stata bombardata: era una garanzia che l’Iran chiedeva al “Grande Satana”, promettendogli di non interferire nelle operazioni militari. In guerra non si guarda proprio in faccia a nessuno, e quello che oggi è uno Stato all’indice per la minaccia nucleare, nel 2003 era meglio tenerselo buono.
Nel luglio 2004 i membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran sono stati riconosciuti persone sotto tutela ai sensi della Convenzione di Ginevra. La loro tutela è stata assunta, ironia della sorte, dagli Stati Uniti, fino all’estate del 2008, quando l’hanno consegnata alle forze di sicurezza irachene, contro il diritto internazionale. Con tutto il dovuto rispetto, ci si poteva facilmente immaginare il grado di democraticità dell’esercito iracheno: infatti, il 28 luglio 2009, Ashraf è stata oggetto d’un raid in piena regola.
Mi associo ad Amnesty International nella denuncia della situazione di Ashraf. È necessario parlarne, diffondere la notizia. Ricordate la principessa Sherazade? Riuscì a salvarsi raccontando, ogni notte, un’altra storia. Facciamolo anche noi, per la democrazia iraniana.

La Serbia si muove.

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Questa è una notizia importante per l’Italia, ma in particolare in Friuli Venzia Giulia non passerà inosservata. Qui abbiamo vissuto con particolare partecipazione le guerre balcaniche, ne abbiamo sentito le conseguenze a ridosso del confine, e ospitiamo una folta e laboriosa comunità serba. Ecco la notizia. La Serbia ha ufficialmente depositato la candidatura all’adesione all’Ue. Il presidente serbo Boris Tadic ha consegnato a Stoccolma il dossier per l’ingresso nella famiglia europea al premier svedese Fredrik Reinfeldt, il cui Paese detiene la presidenza di turno dell’Ue fino al 31 dicembre. E’ un passo che ci fa sperare a buon diritto sulla presa di congedo di Belgrado dall’epoca delle violenze e dei conflitti etnici. Per il suo peso politico ed economico, inoltre, la Serbia sarà volano del processo di integrazione dei Balcani occidentali. Dal momento che non sarà un percorso agevole, una data probabile potrebbe collocarsi tra il 2014 e il 2018. Per avviare i negoziati, infatti, Bruxelles ha chiesto interventi decisi contro la corruzione e la criminalità, ma anche una riforma del potere giudiziario. E poi si dovranno affrontare e risolvere altri due problemi. Uno è rappresentato dal Kosovo, che ha proclamato l’indipendenza lo scorso febbraio, ottenendo il riconoscimento di 22 Stati europei su 27. L’altro è la cattura del criminale di guerra Ratko Mladic, considerato tra i principali responsabili per il massacro di Srebrenica.

UE-Croazia.

eu croazia
Come membro della delegazione, ho partecipato al decimo incontro della commissione parlamentare mista UE-Croazia che si è tenuto Strasburgo.
Non si parla molto di questo aspetto dell’attività dei deputati europei, perciò mi sembra utile informarvi.
La commissione parlamentare mista UE-Croazia è deputata a ospitare e favorire il dialogo politico in vista dell’ingresso della Croazia nella UE, ed composta da un numero uguale di deputati del Parlamento europeo e del parlamento croato (Sabor).
In questa riunione hanno preso la parola il Presidente della delegazione UE-Croazia del PE, Gunnar Hokmark e il Presidente della commissione affari esteri del Sabor e Presidente della delegazione del Parlamento croato, Mario Zubovic. Sono intervenuti anche il rappresentante del Consiglio a nome della Presidenza svedese, Per Sjogren, il capo negoziatore a nome della Repubblica della Croazia, Vladimir Drobnjak, e Alexandra Cas Granje, direttore della Direzione Allargamento presso la Commissione europea.
Sia Per Sjogren sia Vladimir Drobnjak hanno espresso il loro “parere positivo per i grandi passi avanti fatti dalla Croazia, con la quale molti capitoli sono stati aperti e chiusi senza difficoltà”.
La Direttrice Cas Granje ha sottolineato che “due sono i capitoli ancora in sospeso, concorrenza e processi criminali, mentre sussistono ancora dei problemi d’ordine politico relativamente alla lotta alla corruzione, nonostante gli sforzi compiuti dalla Croazia”.
“Lo stesso vale per la questione delle minoranze – ha proseguito – nonché per la situazione delle donne, dei bambini e dei portatori di handicap o malati mentali. Restano dei problemi legati ai crimini di guerra, in particolare di impunità, dal momento che molti casi non sono stati portati davanti ad alcun tribunale.”.
E’ stato espresso l’auspicio unanime che la Slovenia ratifichi presto l’accordo di vicinato con la Croazia, che invece lo ha già ratificato.

Anch’io ho preso la parola, per sottolineare il punto dei diritti delle minoranze e in particolare quelli della comunità italiana in Croazia, che ha precise esigenze nell’ambito dell’istruzione, a cominciare da quella materna-infantile.
Mi ha risposto la deputata Ingrid Anticevic Marinovic del Partito social democratico croato, la quale ha fatto appello alla “necessità di essere franchi e di parlare dei problemi aperti”.

La politica regionale che vorrei: welfare, lavoro, formazione

formazione L’attuale governo regionale ha smantellato il precedente sistema del welfare. Ora migliaia di persone e famiglie in difficoltà vengono abbandonate unicamente alle cure del mondo della solidarietà e degli enti locali, questi ultimi ulteriormente messi in difficoltà dalla riduzione di trasferimenti di risorse da parte della regione.

Sul piano dell’assistenza sanitaria, che assorbe larga parte delle risorse del bilancio, la Regione deve continuare a garantire l’attuale standard dei livelli essenziali delle prestazioni, senza arretrare e disegnare il welfare e la sanità sulla base delle esigenze di chi ne usufruisce. Occorre implementare il coinvolgimento dei Comuni in conformità al principio di sussidiarietà nella programmazione delle politiche socio-assistenziali ai fini dell’appropriatezza delle prestazioni.

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Oggi in Commissione Trasporti

Oggi in Commissione Trasporti abbiamo votato 2 rapporti che erano stati già discussi nella precedente legislatura, ovvero l’accordo tra UE e Mongolia su alcuni aspetti che riguardano i servizi aerei e il voto sul trasporto marittimo tra la UE e la Cina.

Abbiamo anche discusso il budget per il 2010 e sugli ITS, ovvero i sistemi intelligenti di trasporto.
Infine, abbiamo avuto un’interessante discussione con il Segretario Generale della DG Trasporti che ha parlato dei 3 elementi che iniziano per C e che identificano i punti salienti della politica di trasporto: cittadini, climate change e competizione.

Perché bisogna votare PD

Lo so, molti elettori sono esasperati, hanno vissuto male questo nuovo partito, lo hanno amato, in alcuni casi, senza essere ricambiati (dal PD e dalla sua politica). Molti entusiasti della prima ora sono rimasti delusi, molti delusi in partenza sono rimasti entusiasti di essere delusi. Però, facendo questa campagna elettorale, una campagna elettorale difficile soprattutto dalle mie parti (in partibus infidelium), mi rendo conto che da questo Paese sta scomparendo la politica.
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La nuova classe dirigente

Scelgo di non parlare della tragedia che ha colpito l’Abruzzo; scelgo di non spettacolarizzare il dolore. Cerco di pensare a quelle genti, senza usarle.

E’ per questo che decido di parlare di un argomento “freddo”.
Di un argomento importante, ma costantemente e scientemente sottovalutato.
Cosa facciamo per formare la nostra classe dirigente?

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