Euregio

IMG_20160523_161851 Si è svolta ieri a Trieste l’ottava assemblea del Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT) Euregio Senza Confini costituito da Regione Friuli Venezia Giulia, Regione Veneto e Land Carinzia (Austria). Un’opportunità per rafforzare i rapporti di collaborazione transfrontaliera, in particolare per quanto riguarda i settori della Protezione Civile, dei trasporti, dell’ambito sociosanitario e delle reti di economia. Nell’occasione abbiamo annunciato la richiesta ufficiale al Governo croato per l’ingresso formale nel GECT dell’Istria quale membro ufficiale.
Nei prossimi mesi realizzeremo un’esercitazione congiunta di Protezione Civile a cui parteciperanno anche le Province Autonome di Trento e Bolzano e che si svilupperà in diverse località del Friuli Venezia Giulia. Tra le finalità, la prevenzione del rischio sismico, attraverso la simulazione di una reazione a una scossa tellurica, la ricerca di persone in montagna, il crollo di gallerie, evacuazione di scuole e di un quartiere.
In tema di trasporti per mettere in comune fattori ed eccellenze per la comunità interregionale, gli sforzi si concentrano sui collegamenti ferroviari transalpini, che vogliamo favorire attraverso il partenariato pubblico-privato, e lo sviluppo di micro-filiere logistiche per la tutela della qualità dei prodotti alimentari.
Fondamentale per l’ambito sociosanitario la cooperazione sul versante delle tecnologia smart health e lo scambio di buone pratiche e di conoscenze, soprattutto per le malattie croniche da invecchiamento, sostenendo, come già si sta facendo in Friuli Venezia Giulia con la nuova riforma sanitaria, la filosofia di ridurre il ricovero a favore dell’assistenza domiciliare.
Tra gli argomenti d’interesse collettivo anche iniziative riguardanti il turismo, l’istruzione e le reti delle Camere di Commercio, con la previsione dell’attivazione di percorsi mirati ad accrescere scambi e contatti per le opportunità di business.

Subito il decreto!

l43-mose-venezia-dighe-130712100403_bigVi segnalo la mia intervista rilasciata a Roberta D’Angelo e pubblicata su Avvenire

La vicesegretaria del Pd e presidente del Friuli Venezia Giulia è «sconcertata» dall`arresto di Giorgio Orsoni. Le altre notizie, invece, «già giravano», racconta Debora Serracchiani.

Dopo l’Expo, il Mose. Che fa il governo?
Urge il riordino radicale della normativa sugli appalti, perché si è stratificata nel tempo, è complessa, non rende semplici i controlli e spesso non aiuta nella trasparenza. Se devi fare una grande opera sei costretta a rivolgerti a un commissario.

Ma sull`Expo è stato necessario. Pensa che serva anche per il Mose?
Il commissario interviene sull`onda dell`emergenza ma non è una soluzione. Anche se ci si può ragionare. Però il commissario è il fallimento dell`azione ordinaria.

La soluzione è il decreto?
Il ministero delle Infrastrutture aveva già preso in mano il codice degli appalti. Ora serve una evidente accelerazione determinata dai casi venuti fuori, dall`Expo al Mose. E d`altra parte c`è una scelta molto importante, che è l`aver nominato Raffaele Cantone all`Anticorruzione.

Bisogna estendere i suoi poteri?
Intanto bisogna dargli dei poteri operativi ed estenderli fintanto che non ci sono interventi radicali.

Nel Pd ci sono posizioni diverse su Orsoni.
Resta fermo il principio di fiducia nella magistratura, ma c`è un imperativo di attuare tutte le misure che impediscano che ci siano spazi e vuoti in cui si inserisca il malaffare.

Renzi vuole rilanciare gli investimenti, ma poi l`Italia non dà grandi prove…
Un decreto che riordini il sistema agirebbe anche sulle misure per l`economia. Dovrebbe intercettare la corruzione, semplificare i processi amministrativi, renderli più trasparenti. In questo modo si dà una risposta anche in termini di competitività del sistema economico.

Grillo parla di “manette alle grandi intese”.
Grillo dice che le grandi opere non si devono fare. Io dico che se il treno ritarda non va soppresso. Questo ci distingue fortemente. Noi accettiamo i rischi di governare. Quando uno si colloca all`opposizione a prescindere, non si fa carico delle cose da fare.

Nel Pd c`è chi chiede il cambio della classe dirigente in Veneto.
Io rispetto i territori e credo che la discussione vada affidata alla Regione. Ma penso che dobbiamo ricercare con forza una classe politica che si tolga di dosso i vestiti del malaffare. È un dovere del Pd anche dopo il risultato di domenica.

Con la scuola di cui parla Renzi?
La scuola di formazione politica è importante perché etica e moralità nascono anche con la formazione. Il Pd deve puntare sui giovani.

Anche Grillo ha investito sui giovani…
Ognuno lo fa a modo suo. Il risultato elettorale ci consegna la volontà di investire in una classe dirigente che si assume il rischio del governo. Mi pare che Grillo si sia assunto solo il rischio della rabbia. Con i giovani non ha costruito un rapporto teso al governo della cosa pubblica. Basta guardare al rapporto che ha con i suoi sindaci, che è la fotografia di una incapacità di costruire classi dirigenti.

Ha ragione.

 Il presidente del Veneto Giancarlo Galan, ha detto che sarebbe “un dramma il passaggio del Veneto in mani leghiste”.
Anche se le sue ragioni sono tutte interne alle logiche di potere del centrodestra, quello che ha detto è vero. Infatti, occorre prendere atto che sarebbe la prima volta di un presidente leghista al governo, e per di più in una regione importante come il Veneto e ciò rappresenterebbe una sconfitta secca di tutti i partiti nazionali e un pericoloso squilibrio negli assetti democratici.
Queste elezioni regionali ripropongono, in particolare al Partito Democratico, il compito di interrogarsi e riprendere il contatto con un territorio economicamente e culturalmente sviluppato che non può continuare a ricevere risposte semplicistiche e sogni ingannevoli dalla Lega.
I riflettori sono stati puntati sul Lazio e sulla Puglia ma la partita vera si gioca al Nord.

Primarie.

 girasole
Èstato costituito e lanciato on line la mattina di domenica 10 gennaio il gruppo facebook: “Vogliamo le Primarie di coalizione in Puglia, Lazio, Veneto. E dopo: uniti!”
In poche ore hanno aderito oltre 300 persone, e questo mi sembra un segnale rilevante.
I fondatori e i membri sostengono un’idea che condivido e che ho già più volte ribadito pubblicamente.
Il mio invito è perciò a rafforzare il gruppo e a contribuire al dibattito con opinioni e commenti, anche non solo virtuali.

Abbraccio letale.

galan

 

Il Pdl ha deciso di non ricandidare il presidente uscente della regione Veneto Giancarlo Galan e di lasciare alla Lega Nord l’espressione della candidatura in Veneto e in Piemonte.

Non so se il Pdl rifletterà sulla testa caduta di Galan, sui modi in cui è stata tagliata e sulle conseguenze politiche, e se capirà quanto letale sia l’abbraccio della Lega per tutta la nazione.

Consegnare due regioni del nord alla Lega è un problema per tutta l’Italia per i propositi espliciti e per quelli inconfessabili che essa si propone, tutti sovvertitori dei caratteri della repubblica democratica.

Sbagliava chi, vent’anni fa, ha creduto la Lega un fenomeno passeggero, sbaglia chi oggi crede di riuscire a controllarne l’appetito, peggio fa chi continua a sottovalutarla.

Nella Lega il nazionalismo etnico delle origini è più che mai vivo e aggressivo, il radicamento è forte, la strategia espansionista è lucida e spregiudicata.

In primo luogo il PD deve raccogliere questa seria sfida e definire proposte che offrano al nord un orizzonte e una speranza diversi da quelli della Padania leghista.