Il dialogo non è mai mancato, ma adesso è arrivato il tempo delle decisioni

legge-elettoraleLa mia intervista rilasciata a Giovanna Casadio e pubblicata su Repubblica

«Se le posizioni della minoranza rimarranno inamovibili non c’è alternativa alla fiducia». Debora Serracchiani, vice segretario dem, non lascia spazio a modifiche dell’Italicum. La sinistra, quella dei “trattativisti”, della corrente Area riformista, non voterà l’Italicum blindato.

Siamo ormai alla resa dei conti nel Pd?

«Mi auguro che questo non sia lo spirito di nessuno, sicuramente non è l’intenzione di Renzi e della maggioranza del Pd. Considerare questo passaggio come una sfida non serve al Paese. L’Italicum è il frutto del lungo lavoro fatto anche nel partito per accogliere i contributi della minoranza oltre che di altre forze politiche»

Eppure l’ultima richiesta è quella di una sola modifica sulle candidature bloccate. Avete paura del voto al Senato?

«Nessun timore, solo molta convinzione. Abbiamo fatto un percorso lungo. A volte si ha l’impressione che, recepite le richieste, si sposti l’asticella più in là per cercare quasi la rottura o farne un punto di principio».

Sta dicendo che le critiche sono strumentali?

«Non voglio pensarlo, dico solo che adesso bisogna votare e dare al paese la nuova legge elettorale».

Non temete il voto segreto, la convergenza cioè di Sel, 5Stelle, Legae Fi su alcuni emendamenti?

«Credo che il tempo dei franchi tiratori, con i costumi della Prima Repubblica, debbano essere alle nostre spalle».

Siete disposti a rischiare il tutto per tutto pur di blindare l’Italicum?

«Dobbiamo mantenere la parola data, mostrando la faccia. Il dialogo non è mai mancato, ma adesso è arrivato il tempo delle decisioni».

Se con Bersani altri di sinistra dem in commissione affari costituzionali chiedessero di essere sostituiti, cosa succede?

«Sarebbe un gesto che si potrebbe comprendere».

Il compromesso proposto da Francesco Boccia ha qualche possibilità di essere accolto?

«Tornare al bicameralismo o prolungare la discussione non mi pare utile».

Fiducia sì o no?

« Se le posizioni della minoranza rimarranno inamovibili, non cè alternativa».

Se il governo va sotto cosa succede?

«Questo Governo sta lavorando con forza e coraggio straordinari su fronti concreti, per uscire dalla crisi. Metterlo in difficoltà sarebbe un danno enorme. Credo lo riconosca anche la minoranza del partito».

Farete un appello alla disciplina di partito?

«Vorrei parlare di lealtà ».

Sperate nel soccorso di Fi?

«Noi pensiamo di avere i numeri sufficienti, certo mi auguro sempre che Fi torni sui propri passi».

L’obiettivo è la trasparenza

E’ necessario che i partiti si impegnino molto di più nella lotta per la trasparenza, e il Partito democratico vuole continuare sulla strada già intrapresa.

La politica e i partiti devono dare un più forte contributo all’esigenza di trasparenza cui sono chiamati. La fine del finanziamento pubblico ma ancora di più le cronache di questi giorni ci richiamano alla necessità di un rapporto con i cittadini improntato alla massima chiarezza.

Il Pd ha accettato da subito questa sfida e deve proseguire sulla strada intrapresa, impegnandosi con tutte le forze su questo obiettivo.

Perciò credo sia necessario intervenire con i mezzi in nostro possesso ogni volta che le ombre si addensano, ogni volta che il confine tra legale e illegale rischia di diventare indistinto. Anche ricorrendo al commissariamento là dove ne avvertiamo l’esigenza. Soluzione estrema ma inevitabile quando si tratta di assicurare nettezza e riconoscibilità alle scelte e alle vicende della politica.

Servono regole precise e tutelare i soggetti terzi

Debora_serracchiani1-300x200La mia intervista rilasciata a Diodato Pirone e pubblicata oggi su Il Messaggero

«Penso che il Garante della Privacy abbia individuato un tema vero: sulle intercettazioni servono regole precise che demarchino una volte per tutte quelle che sono pubblicabili da quelle che invece devono rimanere riservate. Va fatta una riflessione seria sulle intercettazioni che coinvolgono soggetti terzi che non sono toccati dalle indagini».

Alla cornetta del telefono («A me possono intercettarmi quanto vogliono», scherza) la voce di Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd e presidente della Regione Friuli V.G., si sente forte e chiara.

Scusi, presidente, lei condivide le proposte del giudice Gratteri che vorrebbe vietare, nella maggior parte dei casi, la trascrizione testuale delle intercettazioni nei provvedimenti giudiziali?

«A me sembrano buone idee ma, al di la dei tecnicismi, quello che mi preme sottolineare è che nessuno vuole mettere in discussione il diritto di indagine e tanto meno quelli dell’informazione. Va trovato un equilibrio su quello che viene pubblicato a tutela della privacy e di persone che non sono indagate o non c’entrano proprio».

Questo tema è all’attenzione della politica da tempo immemore. Davvero crede che questa volta...

«E’ vero, sia il centrodestra che il centrosinistra quando sono stati al governo non sono riusciti a venirne a capo. Che dire? Ricordo che questo governo ha già presentato un disegno di legge delega che è all’attenzione del Parlamento. Non siamo rimasti fermi».

Le intercettazioni, al di là del problema della violazione della privacy e del loro uso strumentale, mettono però in rilievo i forti intrecci fra aziende e politica. Tant’è che Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione, ha chiesto nuove regole anche per le Fondazioni legate alla politica.

«Ma infatti da tempo noi sosteniamo che i temi della corruzione, delle intercettazioni e del finanziamento della politica non vanno lasciati a metà e vanno affrntota nel loro insieme».

Cosa vuol dire?

«Che se, giustamente, eliminiamo il finanziamento pubblico dei partiti devono essere fissate regole molto precise sui meccanismi di finanziamento privato».

Nuove regole?

«Ad esempio, utilizzando l’esperienza del Parlamento Europeo, sarebbe opportuno che anche il parlamento italiano si dotasse di un Albo dei lobbisti. Ancora: noi del Pd siamo favorevolissimi alle primarie. Ma allora perché non rendere obbligatorio l’Albo degli elettori?».

E le Fondazioni?

«Giusto aver posto il tema perché il rapporto fra società civile e politica oltre che inevitabile è fondamentale. Va preservato ma deve essere trasparente. Poi, al di là delle leggi, sta al politico evitare comportamenti inopportuni».

Il Pd è stato pesantemente coinvolto nelle ultime inchieste. Vi sentite assediati?

«Direi proprio di no. Il fatto è che il Pd è un partito molto grande e desidero ribadire che nella stragrande parte i nostri rappresentanti e amministratori sono persone oneste. Se c’è una cosa di cui possiamo vantarci è che, sia pure più lentamente del previsto, in queste settimane abbiamo lanciato al Paese dei messaggi contro la corruzione che gli italiani chiedevano da tempo. Con la nomina di Cantone, l’allungamento dei tempi di prescrizione, l’aumento delle pene per i corrotti, la reintroduzione del falso in bilancio, ma anche con la riforma della dirigenza della pubblica amministrazione che prevede la rotazione, stiamo cercando di lavorare su tutti i fronti per affrontare il fenomeno della corruzione in modo radicale e completo».

Ma non trova eccessivo l’allungamento del termine della prescrizione a 18/20 anni?

«Purtroppo sia per gli attuali tempi della giustizia sia perché mediamente i reati di corruzione vengono scoperti con ritardo la maggioranza dei processi per questi reati si conclude con un nulla di fatto. Quindi l’allungamento della prescrizione è figlia del buon senso. Pronti a riparlarne quando i processi saranno più rapidi».

Lei dice che il governo punta a non lasciare il lavoro a metà. Ma davvero è soddisfatta del ritmo delle riforme?

«Questo Paese si è diviso per troppi anni su tantissimi argomenti senza concludere nulla. A me pare che questo governo cerchi di prendere di petto i dossier con un approccio completo. Il nostro carniere non è vuoto».

Le minoranze del Pd non la pensano così.

«Sono sconcertata. Sulla legge elettorale continuano a spostare l’asticella più in alto invece di apprezzare che molte loro proposte sono state recepite. Comunque, se sull’Italicum non si tocca più nulla, non mancheranno certo gli argomenti sui quali sviluppare un confronto fecondo».

Senza ambiguità faremo pulizia e chiarezza

28485_SerracchianiFriuliNelMondo1La mia intervista pubblicata su La Repubblica

«Una premessa: faremo pulizia e chiarezza. Senza ambiguità di fronte agli elettori». Il vicesegretario del Pd Debora Serracchiani non si nasconde di fronte ai troppi incidenti di percorso di questa tornata di primarie dem.

Pulizia e chiarezza, dice. Eppure sempre più spesso vincono indagati, oppure berlusconiani.

«Una lettura inaccettabile. Parliamo di pochi casi, di fronte a migliaia di primarie. Ciò detto, dove c’è un problema lo affrontiamo. Senza tentennamenti».

E affrontiamoli, allora. Parliamo da Agrigento, dove ha vinto un ber lusconiano.

«Abbiamo chiesto al segretario regionale di annullare le primarie e cercare una nuova candidatura».

Uno schema che si ripete. C’è una falla nel sistema?

«Guardi, noi lavoriamo in modo puntiglioso. Siamo in costante contatto con i territori. Le primarie sono state il grimaldello per rinnovare il partito. Certo, sono possibili aggiustamenti. Penso al tentativo di dar vita all’albo degli elettori. E poi è necessario anche allineare il codice etico alle normative successive: penso alla Severino».

Quindi al caso De Luca, altro nodo per il Pd.

«In base al codice non aggiornato, come dicevo, De Luca può candidarsi alle primarie»

Ma rischia di non poter guidare la Regione. Un errore?

«Abbiamo provato, senza esito, a scegliere un candidato unitario senza le primarie. Hanno votato 140mila persone, che conoscevano la condizione di De Luca. Rispetto l’esito del voto, anche se è evidente che siamo in difficoltà su una legge che non cambieremo, ma che ha dato problemi d’attuazione».

Passiamo al caso Enna: Crisafulli, escluso dalle liste delle Politiche, vuole correre alle primarie comunali.

«Ritengo inopportuna la sua candidatura e spero che decida di non presentarsi».

Spostiamoci in Liguria. Brogli e ora anche la scissione.

«Lì le primarie si sono svolte. Una commissione ha annullato i voti in alcuni seggi, facendo chiarezza. Il deputato Pastorino si candida contro Paita ed è fuori. E così vale per chi lo sostiene».

E poi c’è Roma, con tutto il marcio emerso. Cosa fare?

«Non ci nascondiamo. Non a caso abbiamo commissariato il Pd di Roma. E a Ostia abbiamo chiesto le dimissioni irrevocabili del presidente di municipio».

Infine le Marche. L’uscente Spacca corre contro di voi?

«Beh, lì più che un problema politico, è di poltrona».

Nessuna questione morale per i dem, insomma?

«Noi ci confrontiamo sempre con la questione morale».

A proposito: i sottosegretari indagati non aiutano.

«Renzi è stato chiaro fin dall’inizio. La linea del Pd è garantista e un avviso di garanzia non determina la valutazione. Poi, certo, ci sono situazioni che vanno trattate singolarmente. Garantismo, d’altra parte, non significa decidere sull’opportunità politica: basta pensare al caso Lupi».

Le riforme restano come sono

downloadIntervista rilasciata a Alessandro Trocino e pubblicata su il Corriere della Sera

«Non mi piace essere chiamata avvocata o presidentessa. Al limite, meglio “la presidente”».

Debora Serracchiani, vicesegretario (o vicesegretaria) pd, non condivide la battaglia lessicale del(la) presidente della Camera Laura Boldrini. Perché?

«Non credo che la questione del linguaggio oggi sia la priorità. Meglio affrontare altri temi, come l’eguaglianza retributiva e la lotta al  femminicidio».

Oggi è l’8 marzo: lo festeggia?

«Mai festeggiato molto. Però è una giornata che può essere usata per affrontare i temi di cui parlavo. E come monito, per ricordare che la strada è ancora  lunga».

Anche quella delle riforme? Nel Pd c’è chi vuoi cambiarle.

«Non c’è motivo di cambiare né la riforma del Senato, né la legge elettorale».

Per Miguel Gotor, «se non cambia la riforma del Senato, non voteremo l’Italicum».

«Legare le due cose mi sembra  un terzo tempo incomprensibile. Abbiamo ampiamente discusso, ora si chiuda il più presto possibile».

Ma i dissidenti dem potrebbero preparare un’imboscata. E se votassero contro?

«Non abbiamo mai espulso nessuno e non lo faremo ora, anzi con il dissenso cerchiamo il dialogo. Ma lascerei le frammentazioni al centrodestra».

Sperate nel soccorso azzurro? Forza Italia, magari la parte verdiniana, potrebbe convergere nel segreto dell’urna.

«Non so se convergerà, ma certo le riforme sono state costruite con l’apporto di tutti e più volte c’è stata una scomposizione e ricomposizione dei gruppi parlamentari».

Cuperlo non vuole stare in un partito di centro che guarda a destra.

«Abbiamo ridotto il costo del contratto a tempo indeterminato, tassato le rendite e detassato il lavoro, dato un bonus di 8o euro ai lavoratori, abbassato le tasse alle imprese. Se non è sinistra questa, fatico a capire cosa lo è. Ma non credo che gli italiani non dormano per questa preoccupazione. Contano le politiche concrete, non le etichette».

Chiedono di usare i soldi risparmiati con lo spread per fare cose di sinistra.

«L’economia ci può aiutare, cí sono dati incredibili. Lo spread sotto go, l’euro debole, il petrolio che cala, una ripresa timida ma visibile, le assunzioni che ripartono. Il tesoretto che si libererà potrà essere usato per abbattere la disoccupazione e aumentare la  formazione  professionale».

Renzi riabilita il «partito delle tessere».

«Non è un ritorno al passato. L’Italicum dà più peso a chi è strutturato sul territorio e noi stiamo già cambiando. Nel Pd la rivoluzione è già in corso».

Il caso Campania vi ha messo in imbarazzo.

«Al di là del caso singolo, io dico che primarie sono irrinunciabili, ma bisogna arrivare a fare chiarezza su alcune regole. La legge Severino non si cambia. Ma bisognerà allineare il codice etico del Pd con la legge».

Ncd vorrebbe anticipare la stretta sulle intercettazioni.

«Non c’è motivo. Ma troveremo una sintesi».

Che effetto le ha fatto leggere le ultime intercettazioni su Berlusconi?

«Lo stesso di quando le vidi la prima volta, negativo. Un ritorno al passato».

Eppure ci fate le riforme. 

«Sì, abbiamo ritenuto necessario farlo, ma restiamo profondamente diversi».

Il premier e il Fvg ora sono più forti

++ Tutti in piedi applaudono Mattarella, no M5S e Lega ++L’intervista rilasciata ad Anna Buttazzoni pubblicata su Messaggero Veneto

Quando Debora Serracchiani, tra molti lustri, deciderà di raccontare la sua vera storia politica le ultime giornate saranno centrali. Ha contribuito al “capolavoro” – come lo chiamano i dem – dell’elezione di Sergio Mattarella a Capo dello Stato. La fotografia scattata ieri a Serracchiani, numero due del Pd nazionale e presidente Fvg, è sorridente, mentre applaude, da e riceve abbracci da Lorenzo Guerini, Matteo Orfini, Roberto Speranza, dal ministro Maria Elena Boschi.

Nell’Aula di Montecitorio con i pugni chiusi Serracchiani alza le braccia in segno di vittoria. Ha avuto un ruolo centrale nelle trattative.
Sente che il suo valore nazionale è cresciuto? «Sento di aver dato una mano. Abbiamo lavorato in squadra con il presidente Matte? Renzi a guidare la squadra. È stato un lavoro corale, collettivo. Esserne stata parte è davvero un grande onore».

È cresciuto il “peso” del Fvg nello scacchiere nazionale?

«Non posso nascondere un certo orgoglio nel rappresentare la Regione in questa fase così delicata e importante. Mi auguro che aiuterà la Regione ad assumere una centralità ancora più marcata».

Qual è stato il suo ruolo e quello del deputato Pd Ettore Rosato nell’attrarre voti del M5s?

«La nostra capacità di aprire un dialogo unita alla voglia dei “dissidenti” d’essere ascoltati. Ne ho lette e sentite tante e voglio chiarire che non ci sono stati scambi o richieste di posti, c’è solo la voglia di partecipare, lavorare sui testi di legge, poter dare il loro contributo ed essere ascoltati su temi come i diritti civili, le partite Iva, la delega fiscale».

Patto del Nazareno o “pacco” del Nazareno?
«Come ho detto più volte il patto del Nazareno è poggiato sulle riforme istituzionali e sulla nuova legge elettorale, regole del gioco da costruire insieme a tutte le forze politiche. L’elezione di Mattarella era un’altra cosa. Il Pd si è assunto l’onore della proposta e siamo molto soddisfatti che sia stata largamente condivisa. Restano le riforme e la determinazione di portarle a compimento. Siamo sicuri che sarà un percorso che vedrà coinvolte le forze di maggioranza e di opposizione. Il Pd il patto del Na2areno non lo ha mai violato».

Come sono cambiati rapporti con Ncd?

«È stato un confronto chiaro e trasparente che ha portato Ned a scegliere Mattarella, convergendo sul nome di una persona rispetto alla cui elezione era difficile dire di no. Il Governo ne esce rafforzato sia per la compattezza del Pd sia per il risultato ampio dell’elezione».

Con Forza Italia?

«Fi è sempre stata all’opposizione salvo sulla partita delle riforme. Credo che da parte di Fi ci sia la consapevolezza di quanto il percorso debba essere portato avanti e non possa interrompersi per il bene del Paese».

E con il M5s?

«Ho personalmente una grande stima e considerazione di Ferdinando Imposimato, ma è triste dire che possa cambiare un approccio che non c’è».

Come siete arrivati alla scelta di Mattarella?

«Con un metodo aperto e trasparente che ci ha portato al confronto con le delegazioni di maggioranza e opposizione in Parlamento. E raccogliendo il contributo di tutti oriéntate a una figura politica che fosse già capace di rispondere positivamente agli stress test cui la politica a volte ti costringe, una persona autorevole, autonoma, di alta levatura, in sintonia con il sentimento degli italiani. Devo dire che le prime, poche parole del presidente sono proprio la conferma di questa sensibilità».

Il Pd è di nuovo compatto. Resisterà?

«Avremmo dovuto cadere milioni di volte, sbandare e ogni curva. Abbiamo dimostrato di saper arrivare pronti ai grandi appuntamenti e di riuscire a superare le difficoltà quotidiane che si legano ai grandi cambiamenti che stiamo affrontando con determinazione. Siamo di fronte a un partito più maturo e consapevole delle proprie possibilità di riuscita».

Cosa le ha detto Renzi?

«Ha seguito lo spoglio a Montecitorio e poi ci ha ringraziati uno a uno. Nel pomeriggio siamo stati a palazzo Chigi e ci siamo subito rimessi al lavoro sull’agenda delle prossime settimane, dalle riforme all’incontro che il premier avrà con Alexis Tsipras. Ci aspettano mesi molto impegnativi».

Qual è stato il momento più complicato?

«Venerdì, la giornata più tesa e complessa, nella quale ciascuno di noi ha messo a disposizione se stesso, dando il proprio contributo per tenere insieme ogni pezzo, dentro il Pd e fuori. Il risultato è stato molto positivo».

Qual è stato il più bello?

«L’emozione dell’elezione, gli applausi in Aula, il mio saluto a Giorgio Napolitano, che è stato importante nel gioco di squadra. Ma soprattutto il grande orgoglio di ricevere centinaia di messaggi dal Fvg e da tutta Italia, dai circoli del partito o da simpatizzanti, di persone orgogliosa del Pd e del lavoro che abbiamo fatto. È stato un momento speciale».

Con Mattarella Capo dello Stato le Autonomie speciali sono al sicuro?

«È molto attento alle Autonomie, è siciliano, conosce le autonomie per virtù e, mi permetto di dire, per vizi. Ritengo che nel percorso della riforma del Titolo V della Costituzione saprà essere un interlocutore saggio e attento con cui confrontarsi».

Una giornata frenetica e piena di tensioni ma ne valeva la pena

1422650002540_serracchiani_speriamo_che_appello_di_renzi_venga_accolto_thumbnail_1Quella di ieri è stata la giornata di maggiore tensione. Siamo consapevoli delle scelte che ci attendono sulle riforme, ma le decisioni da prendere sono legate anche ai rapporti con gli altri partiti, da Ned a Forza Italia.

Ho cominciato il lavoro alle 8, nella sede della Regione per smistare la posta.

Poco prima delle 9.30 sono arrivata alla Camera, per il voto, e da Montecitorio sono uscita a sera.

Incontri, colloqui, confronti si sono intrecciati per l’intera giornata. Con il deputato del Pd Paolo Coppola siamo riusciti a mangiare un boccone alla buvette-lo storico bar all’interno di Montecitorio. Sono state ore frenetiche. Quelle dove appena provi a mettere il naso fuori dall’Aula c’è qualcuno che ha bisogno di parlarti, cronisti compresi.

Nel cortile interno alla Camera ogni televisione ha il proprio gazebo dal quale trasmette in diretta, da mattina a sera, ciò che accade soprattutto tra i corridoi e le molte stanze del palazzo. Ecco, posso dire d’aver provato l’ebbrezza di fare il giro di tutti i gazebo delle Tv. Anche facendo i complimenti agli operatori  dell’informazione. Sono degli eroi.

Le ore di lavoro sono molte, la concentrazione non deve calare mai e in questi giorni a Roma il tempo non aiuta, fa molto freddo e piove. Chi ha potuto vedermi avrà notato il naso diventare rosso e gli occhi lucidi per la temperatura esterna.

La sede del Pd a sera, per un collegamento con la Rai, era decisamente più comoda.

Nel pomeriggio con altri colleghi dem abbiamo incontrato il segretario nazionale Matteo Renzi. Con lui abbiamo fatto il punto sulle riforme. Era necessario farlo, non perché gli alleati non hanno visto bene la scelta del nostro candidato al Quirinale, Sergio Mattarella, ma perché stiamo lavorando con un’agenda molto serrata e, quindi, non possiamo perdere giornate.
Abbiamo l’obiettivo di fare in tempi brevi le riforme e di farle bene. Dobbiamo raggiungerlo. Siamo consapevoli che questo è uno dei tanti passaggi che impegnano il Governo e il Parlamento. Da una parte c’è la consapevolezza del momento importante che stiamo vivendo, quello dell’elezione del presidente della Repubblica che speriamo sia largamente condivisa.

Dall’altra abbiamo delle riforme che stiamo seguendo con grande puntualità e che ci vedono di nuovo impegnati sul JobsAct, sulla delega fiscale. Stiamo facendo un lavoro che non può conoscere pause. Quello che sto per affrontare sarà il grande giorno
dell’elezione del nuovo Capo dello Stato.

C’è molta attesa, anche dopo l’appello di Renzi a non buttare via l’opportunità di votare una persona per bene come Mattarella. Ci aspettiamo una larga condivisione. Non sono scaramantica, ma vai la pena tenere le dita incrociate.

Fonte: Diario di un grande lettore – Una giornata frenetica e piena di tensioni ma ne valeva la pena pubblicato su Messaggero Veneto

Un’emozione enorme entrare alla Camera Ma il lavoro non è fìnito

guerini_serracchiani_orfini_656_512x384E’ stata la mia prima volta tra i banchi della Camera. Un’emozione forte.

Come il sollievo, appagante, di poter pronunciare finalmente il nome del nostro candidato per il Quirinale, Sergio Mattarella. Un politico per bene, che ha una storia positiva, che viene quasi naturale da raccontare.
Anche la giornata di ieri è cominciata presto. Anzi, tra la notte di mercoledì e ieri mattina mi sembra che quasi non ci sia stata soluzione di continuità. Sono state quelle le ore nelle quali abbiamo “acceso” le luci del Pd sul nostro nome per il Colle.

Ieri ho scelto un vestito importante. Giacca rossa, maglietta nera, kilt, stivali. L’identico abito che avevo indossato per la visita del presidente Putin a Trieste, nel novembre 2013. Quello è stato un momento emozionante della mia esperienza da presidente della Regione. Ieri ho bissato. L’evento lo meritava.

Il primo appuntamento è scoccato alle 8.30, per un incontro con i vertici di Autovie Veneto per parlare di terza corsia in Fvg.
Alle 11 mi sono spostata a palazzo Chigi. Ma a quell’ora avevo già parlato con i presidenti delle Regioni e i delegati regionali per gli ultimi passaggi prima dell’appuntamento delle 13 con Matteo Renzi e gli elettori del Pd. Da palazzo Chigi con Lorenzo Guerini e Matteo Orfini abbiamo anticipato il premier e ci siamo diretti verso la sala di via D’Alibert, vicino a piazza di Spagna.

Lungo  il tragitto, Orfini è stato illuminato e ci ha offerto il più buon gelato di Roma. Ho preso una coppetta con pistacchio e stracciatella. Un po’ di zucchero poteva tornar utile. E invece è bastato il discorso del nostro segretario nazionale. Un discorso bello, coinvolgente, forse uno dei più ficcanti. Ha citato Nietzsche: “Maturità dell’uomo significa ritrovare la serietà che da bambini si metteva nel gioco”. Grande. Sono arrivata a Montecitorio poco prima delle 15, sotto una pioggia torrenziale. Ho sentito l’emozione all’ingresso, ma anche vedendo il mio nome sullo schermo, per la chiama.

In Aula mi sono  accomodata al mio posto e non sono più uscita. Inchiodata fino a sera. Ci sono tutte le condizioni perché Mattarella passi. Ma sarà un’altra notte di lavoro.

Fonte: Messaggero Veneto

Foto: Corriere.it

Giornate estenuanti ma ora si fa sul serio

Scarpe comode, per correre da un palazzo all’altro. E nessun nome da poter ancora pronunciare. La giornata di vigilia del primo voto è iniziata presto. Alle 8, orario insolito per Roma, alla Camera avevamo già convocato i deputati del Pd. Il premier, e segretario democratico Matteo Renzi, ha raccontato l’esito degli incontri di martedì e ha descritto un clima positivo. Non ho termini di paragone.

125510520-9a963507-e9a0-4fdc-b833-f4336a86f39eNell’aprile 2013 vivevo da lontano questi momenti, in altre faccende affaccendata. Ma posso assicurare che oggi c’è una consapevolezza nuova, quella che non si può fallire. Non solo come Pd, ma anche come opportunità del Parlamento di legittimarsi e riavvicinarsi alla gente. Ho indossato scarpe comode, perché sapevo che avrei dovuto fare avanti e indietro tra i palazzi di Roma. Pronostico rispettato.

Dalla Camera con Renzi siamo andati al Senato e ai nostri colleghi di partito abbiamo ripresentato l’esito delle consultazioni. E il nostro appello più che alla lealtà è all’intelligenza.

Da palazzo Madama mi sono trasferita in piazza Colonna, nella sede della Regione e da presidente del Fvg sono andata all’incontro con l’ad di Ferrovie. Sono riuscita a pranzare, sì. Con il vicepresidente Sergio Bolzonello e l’assessore Mariagrazia Santoro. Abbiamo scelto una trattoria vicino alla Regione e un piatto di pasta.

La chicca? Lo scambio di opinioni con il cameriere. Ci ha confidato chi vorrebbe come presidente della Repubblica, ma ha anche lamentato la poca educazione dei politici, quelli delle battaglie del ’68. Un sospiro di sollievo.

Alle 15 sono rientrata in Regione e più tardi a palazzo Chigi, per fare il punto della situazione con Renzi. Alle 18.30 alla Camera abbiamo incontrato la delegazione di ex del M5s. Finito? No. Di nuovo in Regione, a sistemare due faldoni di posta. A fine giornata non posso ancora fare un nome.

Ma so che sarà una nottata di telefonate e incontri.

Pubblicato su Messaggero Veneto

Per il Quirinale consultazioni vere

palazzo-del-quirinale-bandiereLa mia intervista rilasciata a Giovanna Casadio e pubblicata su La Repubblica di oggi.

Acqua, pasticcini e qualche trancio di pizza. Ma soprattutto «nessun caos organizzato, bensì una discussione consapevole». Debora Serracchiani, la vice segretaria dem, ha appena finito le consultazioni al Nazareno.

Scommette che entro domenica il nuovo presidente della Repubblica potrebbe essere già stato eletto: «Ci sono tutte le condizioni».

Serracchiani, qual è stato il clima delle consultazioni?

«Positivo e di collaborazione. A tutte le delegazioni dei partiti è piaciuto il metodo, la volontà cioè del Pd — che ha comunque il 46% dei Grandi Elettori — di avere avviato un percorso di partecipazione».

Qualcuno ha detto che è un caos organizzato?

«No,una discussione consapevole. Fatta per ascoltare tutti i partiti che hanno posizioni diverse, che d’altra parte fotografano il diverso atteggiamento rispetto al governo. Pero c’è una consapevolezza generale, ovvero che il presidente della Repubblica è una questione troppo alta per essere svilita inbeghe varie. Il capo dello Stato da nuova legittimazione al Parlamento, tutti intendono partecipare ad confronto».

Tutti tranne Grillo?

«Stona l’atteggiamento di chiusura e di rifiuto di ogni dialogo di Grillo e che è poi sfociato nella violenza contro gli ex 5Stelle. Il Pd chiede a Grillo di dissociarsi e condannare la violenza dei suoi seguaci».

Avete fatto dei nomi?

«Sui nomi si è detto poco o nulla. Gli incontri si sono svolti in modo trasparente e franco. Abbiamo ragionato con le delegazioni dei partiti di profilo, di requisiti. E c’è stato chi ha posto più la questione della figura di garanzia costituzionale, chi la necessità del profilo internazionale. Comunque da parte di tutti la richiesta è che sia una figura riconosciuta di alto profilo».

E’ vero che Renzi vuole un politico e ha escluso un tecnico?

«No, noi non abbiamo fatto una riflessione di questo tipo».

Come mai un’altra altra assemblea con deputati e senatori dem prima di quella di domani dei Grandi Elettori?

«Perché nessuno nel Pd si senta escluso da questo percorso. Quindi apertura aigruppi e direzione permanente».

Poi però a scegliere sarà Renzi?

«L’apprezzamento che c’è stato è proprio perché il coinvolgimento e l’inclusione ci sono davvero. E per alcuni è stato inaspettato».

Sabato l’elezione e domenica tutti a casa a riposarsi?

«Stiamo lavorando per questo e ci sono tutte le condizioni perché avvenga».

Tra di voi, nella segreteria Pd, avete scommesso?

«Ciascuno di noi ha maggiori affinità con uno o con un altro nome, ma stiamo lavorando sulla cornice. E nessuno fa scommesse».

Foto pubblicata su nanopress.it