Sicurezza sul lavoro

Dobbiamo porre tra le priorità del nostro Paese un Piano strategico nazionale per la sicurezza sul lavoro, che impegni lavoratori, aziende, parti sociali, governo nazionale  e istituzioni locali, tutta la politica, nel quale confluiscano misure puntuali, buone pratiche e proposte innovative. La sicurezza sul lavoro e la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali deve essere garantita a tutti i prestatori d’opera, qualunque sia il contratto di lavoro applicato, intervenire per aggiornare al nuovo quadro lavorativo la disciplina dettata dal Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (DPR 1124/1965), prevedendone l’estensione a tutte le tipologie contrattuali esistenti, a cominciare dalle collaborazioni occasionali.

Deve essere data piena attuazione al Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e occorre agire sulle diverse leve previste dal nuovo Codice degli appalti, a cominciare da quelle premiali che già stanno caratterizzando protocolli e accordi raggiunti fra varie Regioni e grandi stazioni appaltanti, come Anac, Mit, Anas. In questa direzione auspichiamo si ragioni su alcune proposte formulate dalle organizzazioni sindacali in determinati settori: ad esempio nell’edilizia, con la cosiddetta ‘patente a punti’ quale sistema premiale.

L’attuale incongruenza in base alla quale gli incentivi, oltre i livelli obbligatori, per aumentare la sicurezza sul lavoro rientrano nei de minimis, menter gli incentivi per migliorare l’ambiente non sono considerati aiuti di Stato. Sollevare questo anacronismo costituirebbe un modo responsabile e credibile di confrontarsi con le istituzioni europee.

Una morte, un monito

Oggi La Stampa, Repubblica e i quotidiani locali del gruppo Gedi non escono per sciopero. È  una decisione senza precedenti, giusta e dettata da un motivo terribile, che ha unito le testate con tutti i lavoratori e che spero farà ragionare la proprietà su cosa significa coniugare le idee con la responsabilità sociale d’impresa. Il suicidio sul posto di lavoro di un addetto altamente specializzato del Centro Stampa di Gorizia mi ha lasciato sgomenta. Solo l’anno scorso, da presidente di Regione, avevo incontrato le rappresentanze dei lavoratori preoccupati dal rischio di chiusura. Oggi devo mandare sincere ma impotenti condoglianze alla famiglia di chi, alla chiusura del suo posto di lavoro, non ha visto altra scelta che la morte.

L’industria, l’impresa, l’economia, non sono scienze astratte, ma continue decisioni prese da uomini su altri uomini. Chi ha responsabilità non deve dimenticarlo e questa morte sia monito costante per tutti.

Casaleggio il gran suggeritore, di Sebastiano Messina (la Repubblica)

Si capisce che Davide Casaleggio sia di pessimo umore. Uno passa mesi e mesi a sostenere la coraggiosissima tesi che lui è «solo Un volontario» dell’Associazione Rousseau pur essendone il fondatore, il presidente, il tesoriere e l’amministratore unico e poi si fa beccare a cena proprio con Luca Lanzalone, e giusto la sera prima che il potente avvocato messo dal Movimento alla guida dell’Atea venga arrestato per il pasticciaccio brutto del nuovo stadio di Tor di Valle. Non solo, ma gli tocca sentire la sindaca Raggi, alla quale la Casaleggio Associati ha procurato non uno ma tre assessori Colomban,  Meloni e Lemmetti che cade dal pero e fa lo scaricabarile dicendo che Lanzalone non l’aveva scelto lei, ma era stato catapultato dall’alto sul Campidoglio.

Una rivelazione imbarazzante per la regia milanese, scuola di eminenze grigie abituate all’ombra e al silenzio. Col risultato che il buon Pietro Dettori, il social media manager cresciuto alla scuola di Casaleggio e già pronto a insediarsi a Palazzo Chigi come suggeritore di Conte, per precauzione è stato dirottato al ministero dello Sviluppo economico, quartier generale di Luigi Di Maio. E così oggi sono in molti a porsi la domanda sul potere reale del figlio di Gianroberto Casaleggio, che ha ereditato dal padre la cabina di regia potentissima, blindata e invisibile del movimento che è diventato il primo partito d’Italia. Eppure sarebbe ora di saperlo, visto che la creatura nata da una geniale idea di suo padre e di Beppe Grillo adesso non sta più tentando di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, ma è diventata essa stessa un tonno arcipotente, che può nominare chi vuole in qualsiasi carica, con la stessa facilità con cui ha fatto diventare sottosegretario all’Interno uno che si vanta di non credere che l’uomo sia mai sbarcato sulla Luna. Il fatto è che sulla carta Davide Casaleggio non è nessuno, o quasi. Nel Movimento non ha nessuna carica, nessun ruolo, nessun ufficio. Non è mai stato votato, e tantomeno eletto, da nessuno. Eppure è il Signor Nessuno più potente che abbia mai messo piede nel Palazzo. Perché è lui che sceglie i “responsabili della comunicazione”, ovvero quelli che spiegano a tutti gli eletti grillini, dal premier Conte in giù, quello che devono dire e come devono dirlo. È lui che dirige la propaganda pentastellata su Facebook e su Twitter. Ma soprattutto è lui che ha il controllo assoluto della Piattaforma Rousseau. Che è ormai, nell’universo grillino, l’unico luogo dove si manifesta la legittima, autentica e certificata volontà del popolo dei cinquestelle. E infatti è da lì che sono passate le selezioni delle liste, l’elezione di Di Maio, il referendum sul “contratto di governo”, insomma tutte le decisioni importanti. Senza che nessuno possa controllare la regolarità delle votazioni, perché ha rivelato Luciano Capone sul Foglio una delle regole accettate dagli eletti è che «la verifica dell’abilitazione al voto e il conteggio dei voti sono effettuati in via automatica dal sistema informatico della Piattaforma Rousseau». Ed è lì che vanno a finire i 300 euro che tutti i parlamentari e tutti i consiglieri regionali devono versare ogni mese se non vogliono essere cacciati, più di 1,2 milioni di euro l’anno sui quali il Movimento non ha alcun potere di controllo. Insomma, Davide Casaleggio sarà «solo un volontario», ma oggi sceglie i suggeritori del governo, manovra le nomine nell’ombra e ha il potere assoluto di controllare tutto ciò che si muove nel primo partito d’Italia. Ma nessuno ha il potere di controllare ciò che fa lui, come lo fa e con quali obiettivi. Forse è venuto il momento di domandarsi se tutto questo sia ammissibile.

Pensiamo al Paese, non al nostro ombelico

Stanno accadendo cose gravi nel nostro Paese, e noi siamo paralizzati a guardarci l’ombelico: così siamo condannati, serve una scossa di responsabilità. Dobbiamo assolutamente uscire da questa situazione di stallo, di contrapposizioni correntizie che bloccano il nostro lavoro di opposizione e di ricostruzione. Lo scambio di accuse e il lancio dei sospetti non serve a niente, solo a farci male. Non ci sono metodi astuti per organizzare la salvezza di un gruppetto o di un altro. Se non lo si è capito, stampiamoci in testa quel 18 per cento e ognuno – e mi ci metto anch’io sia chiaro – pensi non a chi accusare ma a come cambiare quella cifra modesta. Da qui al congresso non possiamo vivere in fibrillazione permanente, dobbiamo al contrario fare di questo periodo, che spero non sia troppo lungo, un’occasione per elaborare politiche concrete da proporre al Paese, dove sta crescendo il consenso per la destra.

Sbloccare le commesse in Iran della Danieli

Il gruppo Danieli di Buttrio è uno dei leader mondiali nella produzione di impianti siderurgici e rappresenta per il Friuli Venezia Giulia una società primaria nel campo economico, occupazionale e dell’innovazione tecnologica.

In particolare, è specializzata nel settore dei prodotti lunghi, del cui mercato mondiale detiene oltre il 90% di quota, e nel 2015 ha ricevuto dall’Iran una importante commessa (per la costruzione di una centrale elettrica e impianti per fare acciaio a uso civile) del valore di 1,5 miliardi di euro e che, con l’uscita degli USA dal trattato nucleare nel gennaio 2016, Danieli si è vista congelare.

Con una interrogazione urgente indirizzata alla Farnesina, ho segnalato come questo blocco della commessa, dovuto al fatto che le banche non sarebbero più disponibili a sostenere progetti iraniani per la paura di ottenere sanzioni secondarie, rischi di compromettere l’attività di una delle aziende più importanti del nostro sistema manifatturiero e chiedendo che il Governo italiano intraprenda al più presto azioni diplomatiche e iniziative formali in sede comunitaria e nei confronti degli Usa per sbloccare questa situazione.

Salvaguardiamo chi lavora a Trieste Airport

L’aeroporto del Friuli Venezia Giulia deve poter espandere tutte le sue potenzialità e assolvere a un ruolo di infrastruttura strategica a servizio di un’area vasta. È per salvaguardare questa potenzialità che sono intervenuta presso il Ministero dei Trasporti, con un’interrogazione, facendo seguito alla notizia che il nuovo piano industriale 2018-2022 di Enav prevede l’introduzione di nuove tecnologie per il controllo del traffico aereo ed una conseguente riduzione del personale in servizio.

Dobbiamo infatti scongiurare qualsiasi ridimensionamento dell’Aeroporto di Trieste – Ronchi dei Legionari, salvaguardando tutti i posti di lavoro di uno scalo che è strategico per l’intero sistema infrastrutturale del Nord Est e dei Paesi contermini.

Ho chiesto che il Ministero dei Trasporti convochi immediatamente un tavolo di confronto con l’Enav, Trieste Airport SpA e la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che è socio di riferimento dello scalo aeroportuale FVG. I lavoratori del settore e il territorio non possono essere soggetti passivi di questa ristrutturazione, e per questo ritengo necessario rivedere immediatamente il piano in questione.

L’aeroporto del Fvg, infatti, si trova in una fase espansiva della propria attività, conseguente la realizzazione del polo intermodale che congiunge lo scalo dell’alta velocità ferroviaria. Inoltre sono tutt’ora in corso trattative per individuare un socio industriale che potrebbe dare ulteriore impulso al traffico aereo dell’intera regione e che lo scalo di Ronchi dei Legionari è l’unico al servizio dei viaggiatori sloveni e dell’Istria croata.

Il piano industriale di Enav preoccupa in particolare per il futuro del centro aeroportuale di Ronchi dei Legionari, in quanto si prevede la chiusura della postazione del radar di avvicinamento, installato nel 2008, che controlla e prende in carico tutti i sorvoli che interessano il Friuli Venezia Giulia e quindi non solo di quegli aeromobili che atterrano o decollano a Ronchi dei Legionari.

In Parlamento il dramma degli insegnanti diplomati

Ho scritto al nostro capogruppo alla Camera dei Deputati Graziano Delrio chiedendogli di farsi carIco della situazione degli insegnanti diplomati alle magistrali prima del 2001-2002, che secondo il Consiglio di Stato non hanno più diritto all’abilitazione e rischiano il posto: un dramma di cui ho precisa cognizione per quanto sta accadendo a Trieste e in Friuli Venezia Giulia, dove sono toccate 300 persone. In Italia sono oltre 40mila.

Gli ho chiesto che dal gruppo del Pd parta un impulso al Parlamento, affinchè sia avviato nei tempi più brevi un iter prioritario volto a individuare soluzioni durature capaci di contemperare le aspettative di chi è coinvolto nei ricorsi, i diritti di coloro che si sono laureati in scienze della formazione primaria, e non ultimi i bimbi e i loro genitori, che hanno il diritto di trovare in classe gli insegnanti.

La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, a cui mi sono immediatamente rivolta per trasferire le istanze dei lavoratori, ci ha invitato a rivolgersi ai capigruppo dei partiti presenti in Parlamento ed ai rappresentanti che sono nella Commissione speciale di Camera e Senato, cui, nelle more della costituzione delle Commissioni permanenti, è demandato affrontare temi urgenti e non rinviabili.

Sono convinta che il destino di migliaia di famiglie, persone che temono di perdere il lavoro e di dover rinunciare ai tanti anni di esperienza spesso già maturati nel settore, debba essere sentito come un affare urgentissimo dal Parlamento.

La ministra Fedeli ha assicurato che darà ai gruppi parlamentari e agli altri soggetti interlocutori tutto il supporto tecnico utile alla soluzione del problema dei diplomati magistrali, ma ha anche precisato che, questa vicenda va risolta in Parlamento, perché è solo il Parlamento che può modificare norme precedenti. Questa circostanza può rappresentare un banco di prova per la capacità del nostro Partito di riannodare un dialogo costruttivo con il mondo della scuola.
Ho inoltre chiesto al nostro capogruppo di valutare l’opportunità di un’iniziativa politica nei confronti degli altri gruppi alla Camera. Lo stallo nella formazione del Governo non può trasformarsi in penalizzazione per i lavoratori, a tacere del blocco di tutto il resto.

False verità/7

Fatto&Giornale

“Serracchiani finta paladina delle donne vieta lo sciopero alle addette alle pulizie” e “Le addette alle pulizie di Poste scioperano e  lo studio della Serracchiani le diffida”: sono i titoli di due quotidiani noti per le loro cronache obiettive e le titolazioni sobrie. Parliamo del Fatto quotidiano e del Giornale, che più di una volta ritrovo ad occuparsi di me, quasi fossero gemellini separati alla nascita (senza voler scomodare la teoria degli opposti estremismi).

Potrei essere stufa di dover precisare, puntualizzare, ribadire lo stato dei rapporti con lo studio legale di cui sono socia; ricordare ad esempio il fatto che non esercito la professione almeno dal 2013 in quanto sospesa dall’Ordine per incompatibilità con la carica di presidente di Regione, che non ho alcuna capacità d’indirizzo sullo studio e che gli altri soci sono del tutto autonomi nello scegliersi i clienti.

Bravo chi trova una persona capace di contare le volte che ho messo piede in quello studio negli ultimi cinque anni: siamo allo zero. Però, quando in certe redazioni si annusa il profumo dello “scandalo” o piu banalmente della notizia pruriginosa, non si esita un secondo e quello studio associato, dove lavorano altri professionisti, diventa “lo studio della Serracchiani”. E figuriamoci se da quelle redazioni arriva una telefonata che mi chieda: avvocato, ne sapeva qualcosa?

Ovviamente, alle stesse testate risulta “noiosa” o poco attraente la mia attività in Parlamento. Recentemente, proprio in tema di lavoro, ho chiesto che il governo riveda al più presto l’attuale normativa che regolamenta gli aspetti previdenziali nei contratti a tempo indeterminato part time a ciclo verticale, in particolare nei casi di inattività del lavoratore per cause indipendenti dalla sua volontà. Attendo di leggere qualcosa sul Giornale o sul Fatto quotidiano. Ma so di attendere invano, come invano ho atteso fossero pubblicate richieste di repliche o rettifiche.

I valori del 25 aprile

Oggi a Trieste ho partecipato alla solenne cerimonia alla Risiera di San Sabba, in occasione del 73°anniversario della Liberazione.
Nessuno mai dimentichi che il 25 aprile è l’anniversario di una grande vittoria contro l’intolleranza e la violenza generate da una distorta idea di supremazia razziale e nazionale.
Viviamo in un periodo in cui qualcuno dichiara superati e irrilevanti i discrimini ideali e valoriali, mentre altri auspicano il ritorno di quelle frontiere su cui si sono combattute due guerre mondiali. Per questo bisogna riaffermare, anche attraverso le scelte, i valori che hanno ispirato la Resistenza e portato il nostro Paese alla democrazia repubblicana.
Solo tenendo fermo su quei valori fondamentali potremo continuare ad avere fiducia nel progresso della solidarietà sociale e dei diritti individuali. Perché ogni singolo passo avanti avviene all’interno di una precisa visione della società.

L’azzardo di Kurz

In questi giorni il Governo Kurz ha trasmesso al Parlamento austriaco un disegno di legge in base al quale i sudtirolesi di lingua tedesca e ladina, in caso di necessità all’estero, potranno rivolgersi ad un consolato austriaco, anche se nel paese in cui si trovano esiste una rappresentanza italiana. L’iniziativa fa seguito alla proposta di concedere la doppia cittadinanza, italiana e austriaca, ai cittadini sudtirolesi di madrelingua tedesca e ladina: una proposta fortemente sostenuta dal leader dell’FPO Strache, ma già valutata di improbabile concretizzazione.

Il gesto appare azzardato, anche in considerazione delle tutele avanzatissime di cui godono le nostre minoranze, che non hanno bisogno di tutori supplementari.  Soprattutto, è un atto che rischia di gettare un’ombra inquietante sulla sovranità che lo Stato italiano esercita in materia di cittadinanza, e in linea generale rischia di incrinare i principi di sussidiarietà e leale collaborazione tra gli Stati membri, che informano l’Unione europea. 

I rapporti tra l’Italia e l’Austria sono ottimi anche per le ampie tutele che, a partire dall’accordo De Gasperi-Gruber, garantiscono le minoranze tedesche e ladine. Perciò il mio auspicio è che il premier Kurz si adoperi immediatamente ed eserciti un ruolo effettivamente moderatore nei confronti delle parti più estreme della sua coalizione. Sono infatti convinta che il riaccendersi di istinti nazionalisti è da evitare come uno dei peggiori mali dell’Europa.