Lungimiranza.

 
Il nostro segretario nazionale Pierluigi Bersani ha dato il via libera alla candidatura di Emma Bonino alla presidenza della regione Lazio, e a lui si sono uniti moltissimi esponenti di primo piano del Partito Democratico.
Emma Bonino è una delle personalità politiche italiane più apprezzate in Europa e nel mondo, e la forza della sua candidatura in Lazio è fuori discussione.
Ma sul percorso che ci ha portato a questa scelta il Pd dovrà farsi un serio esame di coscienza, fuori da ogni logica correntizia, perché qualcosa non ha funzionato e lo sconcerto serpeggia tra militanti ed elettori.
Mi chiedo ad esempio se, oltre che contro lo statuto del Pd, sia lungimirante questo desiderio di archiviare lo strumento delle primarie, quasi che la pratica democratica sia un passaggio fastidioso e la politica vera un affare per intenditori.

Day after.

no b day

Lei nella piazza del No-Berlusconi day, il 5 dicembre, c’era. Debora Serracchiani, segretario regionale del Pd in Friuli Venezia Giulia e eurodeputata, racconta ad Affaritaliani l’impressione positiva che ha avuto di quel popolo: “Giovani e famiglie senza etichette di partito”. E se per il segretario Pierluigi Bersani il Pd ha fatto bene a non aderire ufficilamente, lei ha qualche dubbio in più: “Secondo me, potevamo esserci.”

Che impressione ha avuto del popolo che si è riunito in Piazza San Giovanni?
“Un’impressione ottima. Da tempo non mi capitava di vedere così tanti giovani in piazza. Ventenni, venticinquenni: una fascia d’età di solito ben poco coinvolta. E poi tante famiglie con bambini. Erano persone assolutamente eterogenee, spesso senza un’etichetta politica o di partito e che però avevano alcune parole d’ordine comuni.Non era solo la contrarietà a Silvio Berlusconi, ma ad un modello culturale che non condividono”.

Il segreterio del Pd, Pierluigi Bersani, ha ripetuto che il partito ha fatto bene a non aderire ufficilamente. Ha ragione?
“Non sta a me mettere in discussione la linea del segretario nazionale. Mi limito però a dire che potevamo esserci”.

Il Pd rischia un’emorragia di voti verso l’Idv e la sinistra?
“Non credo. Tanta gente che era in piazza ha votato o vota noi. Vedendo me, Rosy Bindi, Giovanna Melandri che eravamo lì anche se non in veste ufficiale, molti di loro si sono sentiti coinvolti e supportati. Però dobbiamo fare uno sforzo per intercettare la voce di quella piazza, senza pensare di poterne fare a meno. E iniziare a costruire una linea politica anche attraverso quest’iniziativa spontanea che è venuta dalla Rete”.

Dopo il no B-day si dice proprio che il mondo della Rete e più in generale la società civile stiano cominciando a fare a meno dei partiti.
“Stiamo vivendo, finalmente, un modo diverso di fare politica. Non credo che ciò escluda necessariamente i partiti. Si sta trasformando quel luogo virtuale in un luogo fisico, in cui c’è spazio anche per loro. E sono i partiti stessi ad averne bisogno”.

Restiamo in tema gente-partiti. Da segretario del Pd in Friuli Venzia Giulia, sei sempre più con i piedi nel Nord-est. E’ vero che da quelle parti è ormai la Lega l’unica forza ad avere un contatto davvero diretto con la gente?
“Effettivamente, nella mia regione (amministrata dal centrodestra, ndr), la linea politica sembra dettata più dalla Lega che dal Pdl. Alcune scelte fatte, come ancorare alla residenzialità l’accesso ai servizi premari compresi quelli socio-sanitari, sono tipiche di quella Lega che intende parlare in questo modo alle paure degli italiani. In queste zone credo che anche la piazza del 5 dicembre abbia scalfito poco. Proprio per questo dico che non si può fare a meno della piazza, ma nemmeno dell’azione politica dei partiti in zone come il Nord-est. Qui l’alternativa dev’essere dettata su cose concrete: il rapporto con imprese e piccoli imprenditori, oltre che certamente con i lavoratori. Ma soprattutto dando risposte a quelle paure che qualcuno sta cavalcando senza risolvere”.

(Intervista a Francesco Cocco, per  affaritaliani.it , 8 dicembre 2009)

Dare la linea.

pdridotto

Dopo la prima serie di critiche, altri esponenti di primo piano del PD del Friuli Venezia Giulia hanno stigmatizzato sulla stampa la mia adesione al “No B-day”.

A loro e a quanti mi richiamano alla linea, propongo la lettura di questa dichiarazione del Segretario nazionale Pierluigi Bersani:

 

«Non ho mai guardato al 5 dicembre con ostilità o sufficienza. Osservo anche mutazioni evidenti in quel corteo, sia dal punto di vista dei promotori che delle parole d’ordine. Sembrava essere nato più per strattonare il Pd che Berlusconi. Ora forse appare un’altra cosa. Un’iniziativa dei movimenti, non dei partiti. Se nessuno ci mette il cappello, se nessuno punta a creare una frattura nelle opposizioni facendo un regalo al premier saranno presenti militanti e dirigenti democratici»

 

(La Repubblica, 29 novembre 2009)

Intervista a Affaritaliani.it

serracchianii

Di Francesco Cocco

 

La mozione cui ha partecipato attivamente, quella di Dario Franceschini, è stata sconfitta a livello nazionale per la guida del Pd. Ma lei, Debora Serracchiani, ha trionfato in Friuli Venezia Giulia ed è ora il nuovo segretario regionale. Ad Affaritaliani.it, la trentanovenne avvocato (“continuerò a farlo”, promette) ed europarlamentare rivendica il suo risultato, invoca unità per il Pd e rintuzza le critiche che già trapelano all’interno dell’area Franceschini.

Ha appena conquistato la segreteria regionale del Friuli Venezia Giulia. Tra Trieste e la sua carica di europarlamentare a Strasburgo, non teme di restar lontana dalle vicende nazionali?
“Il Friuli Venezia Giulia negli anni si è conquistato uno spazio politico importante come laboratorio di interessanti alleanze. Ad esempio, Intesa Democratica che portò nel 2003 alla conquista della presidenza da parte di Riccardo Illy. Ed è una regione che sta acquistando sempre più centralità come cuore dell’Europa. Per questo è fondamentale il collegamento con la mia carica di europarlamentare. E’ una regione confinante con nazioni  come l’Austria e la Slovenia che sono in Europa e sono importanti anche dal punto di vista economico. Insomma, sono tranquilla. Ritengo che del Friuli Venezia Giulia il Partito Democratico terrà conto”.

E poi c’è la sua attività professionale. E’ vero, come scrive Repubblica, che lei ormai è una ex avvocato?
“No. Sono piuttosto arrabbiata, anzi. Continuo ad avere lo studio che ho avviato e ci sono collaboratori che mi stanno dando una mano. Io stessa sto lavorando anche come avvocato. Lo studio e l’attività vanno dunque avanti, perché per me è fondamentale mantenere l’indipendenza economica rispetto agli incarichi politici. Non voglio infatti pensare alla politica come a una professione, ma a un servizio. E’ importante avere un posto di lavoro cui tornare quando le persone si saranno stancate di me”.

Sembra che nell’area Franceschini gli ex popolari se la stiano già prendendo con il “Serracchianismo”.
“Io sono stata  eletta nonostante il trend nazionale; in Friuli Venezia Giulia, Bersani è rimasto notevolmente al di sotto della media nazionale; la lista Semplicemente Democratici (da lei guidata, ndr) nella regione è intorno al 16-17% e in altre dove si presentava per la prima volta, come in Emilia Romagna e Veneto ha raggiunto percentuali significative intorno al 7% e in alcune zone di più. Abbiamo eletto rappresentanti della lista sia nelle assemblee regionali che in quella nazionale. Per tutte queste ragioni, mi reputo assolutamente soddisfatta. Che poi non sia venuto il risultato nazionale, al quale però abbiamo collaborato tutti, popolari compresi, dispiace a tutti ma non è un motivo per dividerci”.

Sembra ormai molto probabile che una parte del Pd lascerà il partito.
“Ho sempre detto che un partito non si sceglie dal segretario, ma perché se ne condividono i valori e il progetto e si vuole partecipare attivamente ad esso. Se ci sono persone che ritengono che con la segreteria di Bersani questo progetto non corrisponda più alle motivazioni iniziali, credo che siano libere di prendere le decisioni che credono. Io invito tutti però ad utilizzare un forte senso di responsabilità. A non deludere i milioni di persone che sono venute a votare domenica e ci chiedono non soltanto di fare un’opposizione efficace e di costituire l’alternativa, ma soprattuto di restare uniti perché in noi si riconoscono”.

Proprio nel giorno delle primarie, in un seggio di Trieste, è stato rinvenuto un caricatore vuoto con minacce nei suoi confronti. Ora si sente meno sicura?
“Non mi ha fatto assolutamente piacere, anche se la Digos è intervenuta immediatamente rassicurandomi e l’autore è probabilmente uno squilibrato. Ma sono cose che un po’ ti fanno riflettere. Io mi trovo spesso fuori, da sola. Ed episodi come questo ti comunicano un po’ di insicurezza e mi impongono di stare un po’ più attenta”.

Scandalo Marrazzo. Cosa ne pensa?
“Noi come centrosinistra abbiamo dimostrato ancora una volta che siamo diversi. Non entro nel merito della vicenda privata. Ma riguardo alla vicenda pubblica, le dimissioni di Marrazzo sono state non solo il giusto segnale ma proprio l’atto dovuto”.

…Mentre facciamo quest’intervista alle 14 di martedì, Marrazzo è ancora soltanto autosospeso…
“Sì, ma mi sembra che stia andando sulla linea delle dimissioni. E credo abbia fatto un gesto di responsabilità importante, apprezzabile in un uomo e in un politico di quella levatura”.

(affaritaliani.it, 27 ottobre 2009)

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