Si ascolta tutti ma a decidere dev’essere chi governa

Vi segnalo l’intervisto che ho rilasciato a Maurizio Bait e pubblicato su “Il Gazzettino”

«Il Governo deve fare le riforme. In fretta. Ma si pretende anche chiarezza e rispetto dei ruoli. Il cambiamento deve avvenire su molti fronti compresi settori delicatissimi come il lavoro. Ascoltare sì, sempre: però a decidere dev`essere chi governa».

Debora Serracchiani, presidente del Friuli-Venezia Giulia e vice di Matteo Renzi alla segreteria nazionale del Pd, smorza i toni della durezza che anima le parole del premier, ma non modifica la sostanza.

Presidente, Renzi ha detto a Brescia che qualcuno vuole spaccare il Paese. Ma per la verità il premier ha tutta l`aria di non disprezzare il muro contro muro.

«Il sindacato può, anzi deve collaborare a risolvere il problema di tutto il Paese: creare posti di lavoro. Il dialogo in realtà non è mai venuto meno, ma con metodi e luoghi appropriati. Nessuno vuole il conflitto».

Come dire: non si devono allargare?

«A noi serve un dialogo positivo, non una rottura. Abbiamo bisogno di contributi d`idee, è innegabile. Tuttavia è difficile maturare una condivisione sul lavoro quando ci si ritrovi attorno al tavolo su posizioni diametralmente opposte. In ogni caso alla fine chi deve mettere in campo politiche efficaci per l`occupazione e le imprese è il Governo, nessun altro».

Eppure la Cgil contesta proprio la mancanza di confronto.

«Ci siamo sempre stati ai tavoli propri e importanti. Nessuno si è mai sottratto».

In casa friulgiuliana non è che le cose vadano tanto meglio: il segretario regionale della Cgil, Franco Belci, lancia un “pensatoio” della sinistra e critica le sue scelte in campo sociale, propugnando invece un reddito d`ingresso.

«Belci rappresenta sul territorio una realtà sindacale che considero molto importante. Ha il diritto-dovere di proporre, ma anche in Friuli Venezia Giulia deve venire la fase delle decisioni. Intendiamo fare le scelte più efficaci sul sociale, investire i soldi pubblici con il migliore livello di efficacia possibile».

Proprio su questo la Cgil la pensa diversamente.

«Noi intendiamo ascoltarla con attenzione. Ma se Belci desidera fare politica, non deve fare altro che candidarsi».

E poi in fatto di equità: Renzi dà gli 80 euro anche alle mamme, però tassa di più il Tfr e i fondi pensione. La coperta è sempre la stessa:se la tiri di qua, ti scopre di là.

«La legge di stabilità 2015 punta a una riforma espansiva del lavoro che però ha richiesto interventi finanziari su altri fronti. Tuttavia sono certa che l`iter parlamentare servirà ad attenuare questi contraccolpi, come ad esempio il carico fiscale sui fondi pensione».

Parliamo della piattaforma off-shore di Venezia: lei continua a manifestarsi fieramente contraria? O magari uno spazio di mediazione è praticabile?

«Non è che sono contraria per pregiudizio. È proprio che questo progetto non ha senso, è l`idea in sé che non va».

Perché? Potrebbe integrarsi in un sistema portuale altoadriatico che finora è sempre rimasto confinato alla teoria.

«Non ha senso per gli operatori e proprio per chi pensa ad attivare effettive sinergie fra gli scali finalizzate ad attirare nuovi traffici. Non serve piazzare in mare una struttura del genere per poi reindirizzare le merci su altri porti. Ripeto: non ha senso».

In Veneto però si riafferma la sua valenza strategica.

«Se fosse davvero strategico, l`off-shore avrebbe già i contratti degli operatori e i finanziamenti privati. Non vedo né gli uni né gli altri».

Nella sua regione lei sta provando a cambiare il sistema di aiuti sociali, integrandoli con quelli nazionali per moltiplicarne gli effetti. Non è che anche lei toglie da una parte per mettere dall`altra?

«Abbiamo decine di linee d`azione e non tutte sono parimenti efficaci. Andiamo dalla Carta famiglia per acquisti e consumi elettrici scontati all`abbattimento delle rette per nido e casa di riposo. Occorre un riordino per mirare meglio le risorse e armonizzare gli interventi».

Buon intento, ma occorre realizzarlo.

«C`è un solo modo: capire chiaramente quali siano le “platee” di cittadini da sostenere per le singole misure e metterle a sistema. Un esempio: se una famiglia ha un basso reddito, non posso erogarle il contributo per il nido l`anno successivo. Intanto come paga? Rendere puntuali i fondi sarebbe un passo importante, ma rappresenta una sfida non facile».

Molti nemmeno ci pensano al nido, non se lo possono permettere.

«E questi dovranno essere i primi destinatari dell`aiuto. Una madre separata che non lavora è completamente sola. Ecco un esempio di cittadini “fuori sistema”, senza alcuna provvidenza. Ora dobbiamo pensare a loro, cominciando dal nostro Friuli Venezia Giulia».

C`è anche chi se la passa bene. La Regione ridurrà i vitalizi degli ex consiglieri, ma fatti due conti non aggredirà sensibilmente la spesa di 8,2 milioni all`anno. Si può fare di più?

«Sì, è possibile ad esempio agire sulla cumulabilità ma anche sulla reversibilità, che oggi viene riconosciuta non soltanto alla vedova o al vedovo, ma anche al figlio che non sia economicamente indipendente».

Anche se ha 40 anni?

«La norma non lo specifica».

Fonte:Il Gazzettino

Quella di mercoledì è stata una giornata sbagliata

serracchiani1La mi a intervista rilasciata a Monica Guerzoni e pubblicata su Il Corriere della Sera

«Quella di mercoledì è stata una giornata sbagliata».

Chi ha sbagliato presidente Serracchiani, i renziani o la Cgil

«Ha sbagliato la Picierno e ha sbagliato la Camusso».

Manganelli e parole come pietre, chi soffia sul fuoco

«Quanto è accaduto è assolutamente da non ripetere. A chi dice “giù i manganelli” e a chi accusa la Cgil di tessere false e pullman pagati io dico che il Paese non ha bisogno di polemiche. Ognuno faccia la propria parte per tirar fuori l’Italia dalla crisi».

Non dovrebbe cominciare il Pd, che lo governa

«Occupiamoci delle cose che servono al Paese. Anche se non sarà facile, perché abbiamo opinioni diverse e pensiamo a soluzioni diverse…».

La scissione è inevitabile

«Non credo alla scissione. C’è un Pd che interpreta la sinistra come un campo vasto, dove alcuni possono pensarla diversamente. La novità è che ci dividiamo sui contenuti e non più sui cognomi».

La divisione però è profonda.

«Non è che prima di Renzi il Pd fosse unito, non prendiamoci in giro. Ma un partito del 40 per cento parte dal presupposto che le differenze possono convivere».

Renzi spinge la sinistra fuori dal Pd per prendere i voti di Berlusconi in libera uscita

«È falso, stiamo lavorando per cambiare il Paese e vorremmo farlo con tutto il partito».

Anche con coloro che il leader chiama reduci Il «reduce» Zoggia ritiene grave che i manganelli siano arrivati tre giorni dopo l’attacco ai sindacati del finanziere Serra.

«Un’altra sciocchezza, di cui non sentivamo la necessità. Il governo ha condannato la violenza e chiesto immediate verifiche».

Alfano l’ha convinta o ha ragione chi vuole sfiduciarlo

«Ha tentato di spiegare una situazione che non era chiara. Non deve convincere me, deve agire da ministro dell’Interno e creare le garanzie perché non accada più».

Cuperlo accusa Renzi di incendiare il Paese e Bersani boccia il partito della nazione.

«Tutti devono abbassare i toni, come ha fatto il governo».

Il Jobs act sta lacerando il Pd. Cercherete un compromesso

«Il testo del Senato ci convince e pensiamo possa essere fatto proprio dalla Camera. Ciò nonostante sarà oggetto martedì sera di una franca discussione nel gruppo del Pd, percapire se si possa trovare un punto di equilibrio».

In commissione i numeri sono a favore della sinistra.

«Nessuno entra con pregiudizi, vedremo la discussione che si svilupperà. Ma quel che non possiamo fare è perdere tempo».

La minoranza vuole il reintegro per i disciplinari.

«Su questo il Pd ha preso un impegno con un documento votato dalla dirczione».

Impegno disatteso dal Senato.

«Damiano ha chiesto di indicare le fattispecie di licenziamento disciplinare, che il Pd si era già impegnato a tipizzare nel documento della direzione. Decideranno i gruppi se farlo nella delega oppure dopo, nel decreto attuativo».

È una apertura

«Non abbiamo mai avuto chiusure».