Il partito regionale che vorrei: codice etico

Il PD è l’unico partito ad avere un codice etico, strumento essenziale ed irrinunciabile. Per rinnovare il partito intendo rispettarlo e valorizzarlo, riproponendo il ruolo dei partiti e della politica quali strumenti al servizio dei cittadini. In questo senso dobbiamo stabilire anche un limite ai mandati istituzionali e politici per favorire il ricambio della classe dirigente. Un limite che deve essere inserito nello Statuto regionale, purtroppo non ancora approvato dagli organi politici uscenti e che dovrà essere approvato subito dopo le primarie, e che riguarda anche i mandati già effettuati al medesimo livello istituzionale.

Serve una riflessione per individuare forme trasparenti di finanziamento ed autofinanziamento della politica e al tempo stesso affermare più sobrietà e riduzione dei costi.

Nella mia responsabilità da segretario mi atterrò a questo stile ed a questa concezione della politica.

Leggi il post precedente.

Etica e politica

Ieri ero a Trento per un incontro sul tema “ETICA E POLITICA”.
Di seguito cerco di sintetizzare il mio intervento e le mie brevi riflessioni.

Su questo difficile tema nei sistemi democratici si discute praticamente da sempre. Pensando all’incontro, mi sono ricordata delle parole di un uomo politico.
Questi dichiarava: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze ed i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciasuna con un boss e con dei sotto boss”.
Questa intervista dura, ma a tratti molto attuale, è stata rilasciata nel 1981.

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