Referendum e buonsenso

Corriere-della-Sera-san-francesco Riporto di seguito la mia intervista rilasciata al Corriere della Sera in merito all’esito del Referendum sulle trivelle di domenica 17 aprile.

Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd,vista l’affluenza, il Pd tira un sospiro di sollievo?
«Abbiamo cercato di spiegare più volte perché ormai il referendum sulle trivellazioni non aveva più alcun senso. Quindi, il risultato è quello che mi aspettavo».

Lei non ha votato.
«No».

Perché avete invitato all’astensione? Il parere dei cittadini non dovrebbe essere sempre importante per un partito come il vostro?
«Noi siamo assolutamente convinti dell’importanza dello strumento referendario, tanto è vero che nella riforma costituzionale lo abbiamo facilitato. È un istituto utile e necessario, però non va strumentalizzato né stravolto nel suo significato».

Si trattava di un quesito tecnico.
«Infatti, troppo tecnico e incomprensibile per i cittadini. L’unico quesito rimasto, perché tutti gli altri, quelli sì importanti, sono già stati superati dalla legge di Stabilità. Per questo abbiamo ritenuto che non ci fosse più materia del contendere. Che fosse una consultazione inutile».

Nel 2012 lei manifestava contro le trivellazioni, e ha sottoscritto un’interrogazione alla Commissione europea per restringerne la possibilità e sancire la necessità di acquisire i pareri dei territori interessati.
«Certo, e confermo la mia contrarietà alle trivellazioni. Ma sono successe delle cose: nel novembre 2014 lo Sblocca Italia ha imposto forti restrizioni rispetto all’impatto ambientale. Restavano ancora troppe possibilità di deroga, perciò abbiamo lavorato con il governo e con i presidenti di Regione. E la legge di Stabilità ha accolto molte loro istanze, come il divieto assoluto di nuove concessioni entro le 12 miglia da terra o nelle aree protette».

Alcuni presidenti di Regione dicono che il governo non li ha ricevuti.
«Personalmente, ho partecipato a diverse riunioni per avvicinare le posizioni di tutti. E ci siamo riusciti, con la legge di Stabilità. Ricordo anche un incontro tra i governatori e il presidente del Consiglio Renzi a Palazzo Chigi».

Perché avete scelto di far fallire questo referendum, invece che prendere una posizione per il «no»?
«Come potevamo dare indicazione di voto su qualcosa di insensato, che non ha significato politico? Comunque, come hanno spiegato persone molto più dotte di me, quali il presidente emerito Giorgio Napolitano, l’astensionismo è legittimo».

Invitare all’astensione non è svilire la partecipazione democratica? Con un costo di 300 milioni di euro, evitabile unendo amministrative e referendum.
«Abbiamo spiegato che motivi tecnici impedivano l’accorpamento. Chi ha voluto trasformare la consultazione in referendum politico si assuma la responsabilità di risultato e costi».

Qualcuno ha annunciato che denuncerà il presidente Renzi per istigazione all’astensionismo, citando una sentenza della Cassazione del 1985.
«Ho letto di tutto e di più. Anche che quelle norme non hanno mai trovato attuazione. Noi ci assumiamo le nostre responsabilità: il referendum non aveva senso e siamo stati coerenti nelle indicazioni. Non come Beppe Grillo, che ha invitato ad andare al seggio anche senza capire. O come il centrodestra che, per storia e politica, è sempre stato favorevole alle trivellazioni e adesso si è espresso contro».

(Articolo del 17 aprile 2016 sul Corriere della Sera)

Un governo trasparente

Corriere-della-Sera-san-francesco Riporto di seguito l’intervista che ho rilasciato ad Alessandro Trocino pubblicata oggi sul Corriere della Sera, sulle dimissioni del Ministro Guidi e la situazione attuale di Governo.

ROMA Vicesegretario Debora Serracchiani, davvero bastano le dimissioni del ministro Federica Guidi per chiudere questa vicenda?
«Intanto chiariamo: non c’è nessun fatto misterioso, qualcuno ha scoperto l’acqua calda. Stiamo parlando di un progetto che risale al 1989, Tempa Rossa, per il quale il governo italiano si è detto da sempre favorevole. Non solo: la Regione Puglia, con Vendola, aveva dato parere favorevole. E lo stesso aveva fatto all’inizio il comune di Taranto. Che poi ha cambiato idea, bocciato dal Tar».

L’iter è stato accidentato: è uscito dallo sblocca Italia e rientrato nella legge di Stabilità
«Sono stati necessari approfondimenti, che nel passaggio finale hanno portato a miglioramenti. È normale che emendamenti complessi abbiano una vita travagliata».

Alla fine, però, è finito dentro il calderone di un maxi emendamento. Votato con la fiducia.«Come tante altre cose utili al Paese. Ma era tutto trasparente e alla luce del sole. Che‎ Renzi e il governo fossero favorevoli è pubblico e testimoniato dai passaggi parlamentari».
Il progetto è criticato dagli ambientalisti e si dice che aumenterà l’inquinamento. «Innanzitutto, creerà posti di lavoro al Sud e noi siamo molto attenti ad avere attività industriali sostenibili. E il via libera della Regione Puglia‎ penso indicasse che vi fossero tutte le condizioni per andare avanti».

Dunque, tutto risolto con‎ le dimissioni della Guidi?
«Il ministro Guidi ha fatto‎ un errore, una cosa inopportuna. La differenza con il passato è che mezz’ora dopo si era dimessa. E questo ha mandato in confusione le opposizioni».

C’è chi vorrebbe le dimissioni del ministro Maria Elena Boschi.
«E perché? Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, per regolamento, è obbligato a visionare ogni singolo emendamento. E nel merito non c’era molto da discutere».

Per l’opposizione è un‎ emendamento «marchetta», che favorisce le lobby.
«Non esiste. A parte che solo in Italia usiamo il termine lobby in modo denigratorio, è normale incontrare società e portatori d’interesse. Accadde‎ anche ai 5 Stelle. Penso a quando Di Maio ha incontrato gli ambasciatori stranieri. O quando si sono confrontati con il Vaticano».

Il conflitto d’interesse rimane un problema.
«Il provvedimento sul conflitto d’interesse è passato alla Camera e ora è al Senato. Siamo noi che stiamo lavorando sull’albo dei lobbisti. Ma parliamoci chiaro: se Coldiretti ti chiede l’obbligo dell’etichettatura, sono lobbisti con cui non‎ possiamo parlare? No, basta che ci sia trasparenza».

I pm sentiranno anche Guidi e Boschi: è normale?
«Siamo molto rispettosi delle decisioni della magistratura». C’è chi evoca la giustizia a orologeria, i complotti. Non siamo né il M5s, e che vede sempre complotti, né Forza Italia o la Lega che vedono nella magistratura qualcuno da combattere».

Per Gianni Cuperlo c’è troppo familismo in zona governo.
«Non credo francamente che ci sia nessun familismo all’orizzonte. Stiamo lavorando per il bene del Paese».

Serve un tagliando?
«La macchina dell’esecutivo sta andando bene. La direzione sarà l’occasione per fare il punto. E per ricordare le cose fatte: più che parlare di noi, farei parlare i dati e i risultati economici. E poi farei un appello a tutti perché, di fronte agli attacchi di Grillo, il partito stia unito: dobbiamo essere una comunità politica, nei momenti belli e meno belli».

Ci sarà un effetto sul referendum delle trivelle?
«Premesso che stiamo parlando di cose diverse, io sono contraria alle trivelle. Nella Stabilità abbiamo posto il divieto assoluto di concessioni nelle dodici miglia marine e nelle aree protette. Motivo per cui la Regione Abruzzo, inizialmente promotrice del referendum, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Qui stiamo parlando di 21 impianti già esistenti, la metà dei quali sta andando a esaurimento. Non li puoi chiudere dall’oggi al domani. Il referendum si occupa di questi impianti, non del tema trivelle sì o trivelle no».

(Intervista pubblicata il 03 aprile 2016 sul Corriere della Sera)

“E Debora la vincente diventò nel Pd una giovane petulante”

Tratto dal Corriere.it

Il «paradigma Serracchiani»: prima era un soprammobile pregiato, adesso una presenza molesta e petulante. Sono bastate due battute di un’intervista

Il «paradigma Serracchiani» prescrive che nel Pd il giovane adottato da tutti sia trattato come un cucciolo da vezzeggiare con paternalistica accondiscendenza, ma se è un giovane che sceglie una parte e dice la sua, allora sono rampogne severe, commiserazione, persino dileggio. Da un giorno all’altro il volto nuovo di Debora Serracchiani si deforma nel simbolo dell’ingenuità.

La fresca energia si rovescia in sventatezza. La schiettezza in dabbenaggine. Prima era un soprammobile pregiato, adesso una presenza molesta e petulante. Sono bastate due battute di un’intervista a Repubblica per compiere questa repentina metamorfosi. Giovane, e donna, ha appena ottenuto un record di preferenze alle europee, addirittura battendo Berlusconi nel suo Friuli. Il voto, in democrazia, dovrebbe pur fare la differenza.

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