Praterie.

prateria

É in corso un movimento tellurico politico e sociale che non riusciamo ancora a decifrare del tutto, ma le cui onde si faranno sentire a medio e lungo termine. Lo scontro in atto nel centrodestra ha dimensioni che potremmo dire epocali, almeno nel senso che prelude alla fine dell’epoca Berlusconi. Non si possono interpretare in altro modo le tensioni ormai esplicite tra il premier e il presidente della Camera, cioè i leader dei due partiti da cui è nato il Pdl. 

Non è uno scontro di personalità. Piuttosto, il modello populista di Berlusconi si rivela inadeguato a governare il Paese, e con l’allargarsi dell’area del malessere iniziano a levarsi le voci di dissenso. In parole semplici: a un deficit di capacità di elaborazione politica si sono aggiunti i guai personali di Berlusconi, e quando la sua stella ha cominciato a declinare, tra i suoi sodali si è insinuata la domanda fatale: e dopo?
Intanto la Lega vende il suo prodotto certificato traendo i frutti della crisi del Pdl. E poco importa che il “prodotto” sia la mela avvelenata dell’odio razziale e della xenofobia: questi sono i punti forti di un partito già federalista che ora tratta le candidature regionali sui divani di Roma. 

Il Friuli Venezia Giulia non è esente dai contraccolpi di quanto avviene nella capitale. Solo la lontananza da appuntamenti elettorali rende meno evidenti i problemi: ma basta uno sguardo a Trieste, dove si vota tra un anno, ed ecco il Pdl in frantumi e la Lega con un suo candidato sindaco. La stessa Lega che in regione si differenzia dalla maggioranza al punto da esprimere quasi un’opposizione interna alla giunta Tondo.
Lasciato schiacciare tra Veneto e Slovenia sulla decisiva partita delle infrastrutture e dell’Euroregione, il Friuli Venezia Giulia sta rischiando di vedere svuotato il suo statuto speciale. Un dato crudo: per la legge lo Stato è debitore alla Regione di circa un miliardo di euro. Soldi nostri. Un tempo la Lega diceva che i nostri soldi devono restare a casa nostra, e invece un livello così basso nei rapporti con Roma non è mai stato raggiunto prima. 

Di fronte a questo spettacolo desolante, al Pd uscito dalle primarie si offre una prateria di opportunità per rilanciarsi come forza di governo credibile. Potrà riuscirci se anteporrà la coesione a vecchie e nuove appartenenze, e non cederà al logoramento di forze consolidate. Gli elettori ci hanno chiesto di fare politica con una marcia in più e con qualche faccia nuova. Se ancora una volta il Pd non ascolterà la sua gente, non potrà poi chiedere ascolto a tutti gli altri. Io sono stata eletta per fare esattamente questo, nonostante tutto.

 

(Il Friuli, 4 dicembre 2009 – www.ifriuli.it)

La mia scelta per il congresso

Carissimi,
sono passati pochi mesi dal discorso all’assemblea dei circoli del PD che mi ha fatto conoscere e permesso di vivere l’avventura che sto vivendo tuttora.
Un discorso semplice, lineare che pure ha colpito e meravigliato la platea. Forse più che per i contenuti, per la franchezza con cui sono state dette le cose che tutti pensiamo.

Da quel momento in poi la mia vita è cambiata, travolta dalla frenesia della campagna elettorale. In poche settimane mi sono ritrovata a girare mezza Italia, circondata dalla simpatia, dal vostro affetto e dalla speranza che avete riposto in me. E questo anche nei momenti più incerti e difficili mi ha dato la spinta nel sostenere quell’idea di Pd che con voi ho condiviso sin dal principio.

Poi il risultato elettorale. Non che non ci avessi mai creduto, però un risultato del genere pochi se lo aspettavano. Ed io tra questi.
Da quel momento ho iniziato ad immaginare il mio futuro, come avrei svolto il mio ruolo di Europarlamentare, ricambiare la fiducia che migliaia di voi mi hanno concesso. Anche come avrei potuto riorganizzare la mia quotidianità, la mia famiglia, il mio lavoro.

Nel frattempo ho cominciato a ricevere lettere, mail, sms che mi chiedevano di candidarmi alla guida del PD e di competere, anch’io, nella prossima corsa alla segreteria.
La responsabilità di cui mi avete fatto carico è veramente grande.

Oggi ho annunciato che non mi candido alla segreteria del Partito Democratico. E’ stata una decisione difficile ma su cui ho riflettuto e ragionato molto partendo dal principale dei miei presupposti: “Il bene del PD”. E, con coraggio, ho cercato di fare una scelta responsabile. Continue reading “La mia scelta per il congresso”

Perché bisogna votare PD

Lo so, molti elettori sono esasperati, hanno vissuto male questo nuovo partito, lo hanno amato, in alcuni casi, senza essere ricambiati (dal PD e dalla sua politica). Molti entusiasti della prima ora sono rimasti delusi, molti delusi in partenza sono rimasti entusiasti di essere delusi. Però, facendo questa campagna elettorale, una campagna elettorale difficile soprattutto dalle mie parti (in partibus infidelium), mi rendo conto che da questo Paese sta scomparendo la politica.
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La nuova classe dirigente

Scelgo di non parlare della tragedia che ha colpito l’Abruzzo; scelgo di non spettacolarizzare il dolore. Cerco di pensare a quelle genti, senza usarle.

E’ per questo che decido di parlare di un argomento “freddo”.
Di un argomento importante, ma costantemente e scientemente sottovalutato.
Cosa facciamo per formare la nostra classe dirigente?

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