Internet Day FVG

IDFVG Venerdì 29 aprile 2016 celebriamo in Friuli Venezia Giulia i 30 anni dell’avvento di internet in Italia con una serie di manifestazioni ed eventi che coinvolgeranno le scuole, il mondo dell’impresa, la pubblica amministrazione e, ovviamente, i cittadini.
L’Internet Day FVG sarà una giornata dedicata alla promozione della cultura digitale sul territorio, nella scuola, nell’impresa, nelle pubblica amministrazione, con oltre centosettanta eventi in tutte la Regione.
Questo appuntamento fa seguito al Digital day di due anni fa, che da allora ha accompagnato la regione in nuove progettualità dai positivi effetti sul territorio.
Il 30 aprile, inoltre, sarà siglato l’accordo tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e la Regione per la Scuola Digitale. Saremo la prima Amministrazione regionale a firmarlo in Italia.

Oltre alle istituzioni e alle scuole sono stati coinvolti forti partner privati, tra cui uno dei leader mondiali del settore IC, Cisco, con cui la Regione siglerà un accordo.

Il nostro obiettivo è quello di dare applicazione anche in Friuli Venezia Giulia al Piano strategico nazionale per la banda ultra larga 2014-2020, finanziato con risorse pari a 86 milioni di euro. Con questi fondi vogliamo raggiungere tutti i cittadini, oltre a sviluppare la digitalizzazione e l’informatizzazione dei servizi (a partire da quelli delle Unioni Territoriali Intercomunali / UTI e della Sanità).

Crediamo a questa iniziativa: un impegno da portare avanti per i cittadini di tutto il Friuli Venezia Giulia, per garantire i servizi, per essere – come sistema – più competitivi e attrattivi, e anche per accompagnare le grandi riforme regionali che stiamo attuando.

La specialità non è un privilegio

imagesDurante l’intervista a ”Radio Anch’io” mi hanno posto la domanda ”Perché non abolire i privilegi delle regioni speciali?

Premetto che a mio avviso la specialità non è un privilegio ma è semplicemente indispensabile al Paese.

Per esempio in Friuli Venezia Giulia stiamo facendo grandissimi cambiamenti e siamo i primi in Italia a proporre la riforma della sanità e degli enti locali, ciò dimostra che non abbiamo paura di cambiare.

La Regione Fvg, infatti, gestisce in proprio, solamente col proprio bilancio senza alcun fondo statale, tutto il servizio sanitario regionale ed il trasporto pubblico locale. Se consegnassimo a Roma le chiavi di questi due servizi significherebbe aumentare il bilancio dello Stato di qualche miliardo di euro, ma sopratutto rischieremmo di smontare, in questo momento, due situazioni in cui la Regione è estremamente virtuosa: non abbiamo aziende in rosso e abbiamo un servizio sanitario di grande efficienza. Ma, nonostante questo, non siamo stati con le mani in mano e,  proprio perché siamo speciali e vogliamo essere utili al nostro Paese, stiamo facendo per primi la riqualificazione della spesa.

Il tema centrale, per me, non è abolire le specialità ma creare le condizioni affinché tutti i territori le abbiano.

Priorità a lavoro e sanità per rialzare la testa

Debora-130x60Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Marco Ballico e pubblicata su Il Piccolo

Un anno speciale. «Di successi, ma anche di grandi responsabilità», aggiunge lei per chiarire che non ci sono solo onori, prime pagine, ospitate in tv. Pronta a un capodanno in famiglia, a Udine, Debora Serracchiani, prima del possibile (probabile?) decollo in orbita nazionale, pensa appunto alle responsabilità da presidente del Friuli Venezia Giulia.

In agenda due priorità: sanità e lavoro.

Intanto, i buoni auspici: «Auguro a tutti, cittadini, famiglie e imprese, un 2014 davvero sereno. E al Friuli Venezia Giulia di rialzare la testa, di tornare ad essere protagonista, di affrontare la crisi con determinazione e superarla».

Il Friuli Venezia Giulia non lo potrà fare da solo. Preoccupata dalle perduranti fibrillazioni romane?

Sì. La nuova segreteria nazionale del Pd è stata impostata su un piano completamente diverso: quello della trattativa sul programma. E invece c’è chi chiede il rimpasto. Non Matteo Renzi. Credo che queste voci siano il risultato di tensioni all’interno del governo.

Soprattutto dopo l’uscita di scena di Silvio Berlusconi e delle conseguenti spaccature nel centrodestra. È la vecchia politica?

Distinguerei tra le tensioni della vecchia politica e quelle della nuova, che pretende azioni positive.

Concretamente?

Ci si deve mettere a un tavolo e fare emergere le proposte per il governo.

Resta convinta che si debba andare al voto nel 2015?

Se il governo delle larghe intese si impegna su un cronoprogramma chiaro e porta avanti le cose, senz’altro sì. Se invece non si procede, saremo obbligati a rivedere, assieme agli italiani, le nostre posizioni.

Renzi ha avviato peraltro un pressing anticipato. Non ha l’impressione che miri al tornaconto personale?

No. Lo fa perché si rende conto che, dopo averne perse troppe, rischiamo di non cogliere più le occasioni. Il tempo sta scadendo. Come dice spesso proprio Matteo: se non le facciamo, ci portano via.

Responsabile di questi ritardi è anche Enrico Letta?

Il premier è rimasto vittima della composizione a freddo di un governo nato senza una base programmatica e di un parlamento frammentato e ancora ostaggio delle vecchie e pesanti figure del passato, Berlusconi su tutti. Ma era in un contesto difficilissimo, gli va riconosciuto il coraggio della responsabilità.

Ci deve ora mettere del suo?

Gli alibi sono finiti. Si deve accelerare, vanno portate a casa al più presto la legge elettorale e le riforme costituzionali, con l’abolizione del Senato e il dimezzamento dei parlamentari, il superamento definitivo delle Province e la redistribuzione delle competenze. Serve anche un grande piano sul lavoro.

Fa un po’ il “furbo”, Letta, quando parla di riduzione delle tasse grazie solo alla sospensione dell’imposta sulla casa?

Non è furbizia, è la constatazione di chi ce la sta mettendo tutta e pensa legittimamente di aver fatto meglio di altri almeno in alcuni settori. Ma non si può non evidenziare che la legge di Stabilità è debole e di poco respiro.

Manca di coraggio?

Sì, il coraggio che chiede Renzi.

Riassumendo, lei sta molto più con Renzi che con Letta?

Sto dalla parte di chi vuole vedere cambiare le cose perché così non andiamo più avanti. Da amministratore chiedo per esempio che sia rivisto il patto di stabilità interno. Altrimenti, un altro anno come il 2013, non lo reggiamo. E parlo da un territorio virtuoso, che ha sempre cercato di spendere bene, che ha colto i momenti in cui investire e in cui, invece, tirare la cinghia. Se ne dovrebbe parlare in primis con l’Europa. Se ne parli. Crediamo nell’Europa, ma va instaurato un rapporto diverso.

È il dna democristiano che zavorra Letta?

Non mi pare persona cui attribuire un’etichetta.

Se tra qualche mese Renzi la chiama al governo, lei che fa?

Sto governando la Regione Fvg mettendoci impegno, tempo ed energie. Saggio affrontare un problema alla volta.

Ha parlato di riconvertire gli ospedali regionali ed è stata accusata, lei pure, di poco coraggio. Che ne pensa?

Abbiamo eredito l’immobilismo degli anni della crisi. Penso, in tema sanitario, alla mancata applicazione del decreto Balduzzi e ai non interventi sulla rete ospedaliera pur di fronte a una Corte dei conti che segnala come la sanità Fvg costa il 20% in più della media nazionale. Non so quanto coraggio ci serva, ma siamo arrivati al punto di dover fare le cose e non solo annunciarle.

Farle anche in modo impopolare?

Sì, ma in questa fase ci pare opportuno non chiudere ma riconvertire profondamente, e cioè ridurre posti per gli acuti e aumentare quelli per la riabilitazione, eliminare i doppioni, creare nuove specializzazioni, diventare più efficienti spendendo di meno. Il secondo grande filone sarà quello del lavoro: la crisi ci impone di intervenire con forza.

Il caso Ater. Il centrodestra vi accusa di «killeraggio politico».

Non ci appartiene. Le persone ritenute competenti le abbiamo confermate, in altri casi, senza furore politico, abbiamo scelto. Puntiamo a una vera riforma delle Ater, raccogliendo tra l’altro esigenze urgenti provenienti dai vertici aziendali che ci segnalavano come la legge Tondo-Riccardi avrebbe impedito il regolare funzionamento del sistema.

A Mediocredito Fvg spendete più di prima optando per la professionalità della professoressa Compagno. Nel turismo il bando per la promozione quinquennale viene vinto da un progetto al ribasso. Una contraddizione?

Due cose diverse. Una è una banca fondamentale per il sistema finanziario regionale, l’altro è un progetto turistico. L’assegnazione alla società di Ejarque, non mia ma di una regolare commissione, arriva al termine di un percorso pubblico e trasparente.

Il direttore generale della Regione arriverà nei primi mesi del 2014, conferma?

Sto facendo le ultime valutazioni.

Dopo aver ricevuto qualche rifiuto. Quanti manager sta valutando?

Di quelli utili, conto almeno 200 curriculum. Non solo dalla regione.

Nelle nomine, da Del Fabbro a Castagna, è andata sull’usato sicuro. Come mai?

Ho individuato persone con competenze, conoscenze, capacità e, soprattutto, voglia di cambiare le cose.

Il nuovo piano finanziario di Autovie Venete prevede aumenti in linea con quelli degli ultimi anni, vale a dire tra il 12 e il 13%?

Il piano conterrà un aggiornamento del costo finale della terza corsia, ma non potrà non tener conto delle tariffe. Anche perché il traffico sta diminuendo.

Forse perché le tariffe sono troppo alte?

È un circolo vizioso. Ma anche in altre autostrade si soffre un calo.

L’aggiornamento del costo dell’opera sarà all’insù rispetto ai previsti 2,3 miliardi?

Contiamo che sia all’ingiù. Per la lottizzazione diversa rispetto al 2009, per la revisione di alcuni interventi tecnici, per le risorse previste dallo Stato. La quota in bancabilità sarà ridotta.

Si imputa un errore in questi mesi?

Più che altro mi dispiace non avere ancora portato a casa l’abolizione del ticket da 10 euro. Abbiamo scontato numeri ministeriali diversi da quelli che abbiamo trovato. Ma ce la faremo.

Il prossimo segretario del Pd Fvg dovrà essere un quarantenne?

Non ne faccio una questione di carta d’identità. Servirà un segretario consapevole della responsabilità e del ruolo in un partito che può pesare molto in regione e a Roma.

Buon viaggio a Marco Cavallo

Marco Cavallo nel Parco di San Giovanni (Trieste)Ho affidato all’assessore regionale Francesco Peroni il saluto per la partenza dal capoluogo giuliano di Marco Cavallo, ”testimone” di quella chiusura dei manicomi iniziata proprio a Trieste 40 anni fa:

Il mio augurio è che il nuovo viaggio di Marco Cavallo porti alla definitiva chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari tuttora esistenti nel nostro Paese e risvegli l’attenzione di tutti, in particolare degli amministratori regionali ai quali spetta il compito di far sì che i Centri e servizi di territorio, di comunità, di salute mentale, di cooperazione sociale e di inclusione pongano in essere misure, ancor più organizzate ed efficaci, a presidio di quella vera sicurezza sociale che deriva dalla coesione, dall’inclusione e dal sostegno a tutti i soggetti deboli”.

Per informazioni sul viaggio che porterà il simbolo della ”rivoluzione psichiatrica basagliana” ad attraversare 10 regioni e 16 città italiane vi segnalo l’articolo pubblicato sul sito della mia Regione.

Go on FVG

foto-e1382453703433-1024x1024Lunedì scorso sono intervenuta, anche in qualità di rappresentante nella Cabina di Regia per l ‘attuazione dell’Agenda digitale italiana, alla discussione su “come internet cambia l’impresa” nell’ambito del secondo Italian Digital Agenda Forum (potete ascoltare il mio intervento qui ) .

Ho colto l’occasione per raccontare l’esperienza della regione Friuli Venezia Giulia che ha aderito, per prima, al progetto “Go on Italia” di formazione digitale per portare tutti gli italiani in rete.

Proprio sul progetto “Go on FVG” vi segnalo l’articolo di Riccardo Luna pubblicato su ilpost.it.

 

 

 

Sacche di resistenza.

 

Intanto, Debora Serracchiani, vuole subito spiegare come mai le sue posizioni su alcuni temi, vengono percepite dall’opinione pubblica e, forse, anche dagli stessi vertici PD, come una sorta di ‘opposizione interna’? Mi riferisco, ad esempio, alle sue dichiarazioni sulle Primarie pugliesi che ha definito, senza troppi giri di parole, uno sbaglio.
La mia idea del fare politica non si sposa con un concetto obliquo come quello dell’opposizione interna. Sto nel PD perché è il progetto più innovativo che sia apparso nel nostro Paese durante gli ultimi anni, tanto che il Pdl ci ha copiato dal predellino. E’ il partito che assomiglia di più alla mia visione del mondo e delle donne e degli uomini. Le eventuali critiche non sono un modo di prendere le distanze, ma di stare più vicina al partito. Diffido quando mi trovo davanti a un‘adesione acritica, specie tra chi ha responsabilità di direzione.
C’è stato un momento in cui in lei si è visto il volto nuovo della sinistra italiana, punto di riferimento di una politica dalla faccia e dai contenuti politici nuovi individuandola come potenziale leader dell’intero PD, poi un profondo passo indietro, perché? Ordini di scuderia, rispetto delle gerarchie di partito, la scelta di aspettare tempi migliori, o semplice paura del grande salto?
Nessuno mi ha dato, né mi dà, ordini. Sono ancora convinta di quello che ho detto allora: forse sarei andata incontro al desiderio di novità di un certo numero di persone nel PD, ma non avrei fatto un favore al partito. Sarei stata la quarta candidata alle primarie, e dubito che il risultato sarebbe stato ribaltato. Sì, magari avrei potuto farmi la mia correntina… ma non era questo che volevo.
Il voto alle prossime Regionali. Risolta la questione Puglia, sembrano ancora molte le incognite da definire nel PD, soprattutto al Sud. Non le sembra paradossale che, proprio nei territori in cui maggiore dovrebbe essere la presenza di un’alternativa politica riformista e nuova, il PD, come ad esempio per la discussa candidatura in Campania di De Luca, sembra essere ancora legato e relegato a vecchie discussioni di partito?
Voglio pensare che l’assestamento sia ancora in corso, e che la compressione dei tempi tra il congresso e le regionali non abbia per nulla aiutato. Lo dico anche per l’esperienza che sto facendo come segretaria regionale in Friuli Venezia Giulia, dove pure non votiamo: gestire le candidature e la campagna elettorale con gli organi di partito freschi di nomina è impresa durissima. Ciò detto, è anche vero che ci sono sacche di, chiamiamola così, ‘inerzia resistente’ che non bramano l’aria nuova nel PD.
Alla luce di tutto ciò, cosa vuol dire, oggi, dopo le dimissioni di Marrazzo nel Lazio e quelle richieste a più riprese e mai arrivate di Bassolino in Campania, votare PD alla prossima tornata elettorale?
Significa non mollare. Significa voler testimoniare che per questo progetto moderno del PD ci sono più spazi da conquistare che disillusioni da lasciarsi alle spalle. Il fallimento del PD non sarebbe un episodio della politica italiana tra gli altri, ma una vera implosione delle energie innovatrici, un pericolo salto nel buio per la nostra democrazia, che si troverebbe affidata alle forme più deteriori del populismo. Qui non è in gioco la sorte di Marrazzo o Bassolino, ma molto di più.
Il sistema televisivo italiano ha oramai dato l’imprinting e solcato le differenze tra gli “eterni indecisi e sempre divisi politici del PD” e gli “alacri e indaffarati uomini del governo del fare”. E’ ancora possibile risollevare, e come, questa campagna elettorale che in tanti temono si possa concludere con la perdita di molte regioni oggi governate dal PD?
Abbiamo contribuito a trasmettere questa immagine anche con errori di comunicazione non da poco. L’immagine di un partito ripiegato eternamente su se stesso, frammentato e sempre più lontano dal mondo vero, è quella che ci nuoce di più, e talvolta l’immagine riflette una condizione reale. Cambiare si può: però bisogna ascoltare la gente, i nostri pazienti elettori che ci chiedono di assumere un passo diverso, che chiedono a noi di dar loro fiducia.
Il tema degli immigrati e dell’integrazione: una bomba ad orologeria armata da tempo e innescata dalle recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio. Quale risvolti potrà avere tutto ciò nel corso di questi mesi, soprattutto nelle regioni più ‘sensibili’, vuoi per la presenza di candidati leghisti vuoi perché teatro di scontri tra immigrati e popolazioni locali? Quale la posizione del PD su questo tema così delicato?
La cosa più difficile sarà evitare la strumentalizzazione degli immigrati, in un senso o nell’altro. E siccome la posizione del PD vuole essere di equilibrio, si presta meno a essere strillata. Credo si debba distinguere, e comunicarlo bene, il problema della sicurezza, percepito dai cittadini, da quello dell’integrazione, richiesto dalle imprese. In ogni caso il PD deve stare sull’argomento in prima battuta, non di rimessa, deve farlo proprio, perché altrimenti non convinciamo nessuno.
Dall’immigrazione alla Lega, il passo è breve. Cosa ne pensa, da pura ‘nordista’(!), del sempre crescente potere di veto e della crescente risposta elettorale della Lega Nord? Quali risvolti può avere, l’ascesa di questo partito nella cosiddetta ‘questione settentrionale’?
Questo è l’altro grande problema con cui la politica nazionale del PD dovrebbe fare urgentemente i conti, e invece siamo in ritardo. Non vorrei che quando avremo capito che la Lega non è affatto un fenomeno territoriale e transitorio, il danno ormai sarà stato fatto. Temo che a Roma e nel resto d’Italia non si percepisca la portata ideologica del fenomeno Lega, un partito di destra che governa in molti enti locali e che sta diventando maggioranza relativa nelle regioni più sviluppate del nord. Che stiamo facendo per reinsediarci al nord? Assai poco…
La Giustizia. Le ultime leggi in discussione al Parlamento rischiano di smantellare l’intero sistema giudiziario facendo saltare processi e impedendo alla Magistratura di svolgere il suo ruolo. Sente anche lei il pericolo di una deriva sociale sotto l’impulso di questa pseudo riforma della Giustizia che, tra gli altri, ha anche il compito di distrarre l’opinione pubblica dal dovere che il Governo ha di ricercare soluzioni ai problemi sociali acutizzati dalla crisi economica?
La giustizia è l’altra faccia dell’accordo di potere tra la Lega e Berlusconi su cui si regge il Governo. Più che per una possibile deriva sociale, sono preoccupata per l’assenza di una vera guida del Paese. Abbiamo un premier che è condannato a stare al potere per schivare i guai che gli potrebbero capitare non appena lascia la presa, e questa è una situazione anormale e pericolosa. Tutto discende da questo primo movente, che condiziona l’attività del Governo e delle Camere, e che umilia anche le intelligenze di chi sta dall’altra parte e vorrebbe fare politica davvero. Il malessere di Fini è un sintomo chiaro.

(Intervista rilasciata a Vincenzo Schinella,  per corriereweb.net, 11 febbraio 2010)

link all’articolo

 

Cabotaggio.

 

Si è tenuto ieri un incontro ad Udine promosso dall’Associazione Piccole e medie Imprese dedicato alla situazione di crisi in cui versano le imprese regionali di autotrasporto in conto terzi a causa della concorrenza dei vettori dell’est Europa.

Mi sono convinta che la situazione dell’autotrasporto in Friuli Venezia Giulia sia più grave di quanto non appaia a Roma, e che sia indispensabile un’azione coordinata e continuata a livello nazionale e comunitario.
Occorre una forte iniziativa del Governo, che deve intervenire sia a livello normativo, dando impulso all’approvazione del pacchetto di emendamenti sulla sicurezza stradale approvato in Commissione alla Camera ma fermo in Senato, sia a livello politico ricorrendo in sede comunitaria alla cosiddetta “clausola di salvaguardia” prevista dall’articolo 7 del Regolamento CEE n. 3118/93. La clausola escluderebbe il territorio regionale dalla pratica del cabotaggio per un periodo complessivo di 12 mesi, così da introdurre in questo lasso di tempo almeno alcune norme di avvicinamento dei costi in ambito comunitario.

Nel corso dell’incontro, mi sono impegnata a coinvolgere colleghi austriaci in un’interrogazione sul cabotaggio da presentare alla Commissione, anche alla luce del Documento comune sottoscritto in proposito dalla Camera di Commercio di Udine e da quella della Carinzia.

Fallaci.

È notizia di oggi l’intitolazione di una scuola di Varallo (Vercelli) a Oriana Fallaci, in quanto simbolo della “resistenza’ all’Islam”, come ha motivato il sindaco e deputato leghista Gianluca Buonanno.

Credo che la guardia non sia mai abbastanza alta di fronte alla strategia della tensione e dell’odio coltivata dalla Lega. Mi impressiona la volontà della Lega di inoculare messaggi di intolleranza religiosa ed etnica fin dal delicato momento della formazione di bambini e adolescenti, con una spregiudicatezza che ormai non si ferma di fronte a nulla. Ma la strumentalizzazione di Oriana Fallaci, di cui non si ricordano più  “Lettera a un bambino mai nato”, i reportage dal Vietnam o il legame con Alekos  è solo uno dei mezzi di cui la Lega si serve per gettare il seme della paura, su cui poi speculare elettoralmente.  E’ improntata alla stessa logica la richiesta della Lega alla provincia di Trento, di allontanare dagli uffici del partito l’attuale donna delle pulizie, che sarebbe pericolosa in quanto “di fede islamica”, e ugualmente deteriore è anche il segnale che viene dal Friuli Venezia Giulia  dove la Lega distribuirà penne al peperoncino per autodifesa.

 In conclusione il messaggio è chiaro, vuol dire che siamo in pericolo e dobbiamo essere pronti a difenderci anche da soli; ed è uno schema dalle conseguenze potenzialmente dirompenti.

P.S. Una strana ironia della cronaca fa sì che proprio oggi sia annunciata la pubblicazione di una nuova edizione, con prefazione di Roberto Saviano, di “Niente e così sia”, il diario di Oriana Fallaci sulla guerra in Vietnam.

Fuori campo.

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Assieme al deputato del PD Ivano Strizzolo mi sono recata a fare un sopralluogo all’ex campo di concentramento fascista che si trova sul territorio del comune di Visco in provincia di Udine, nella caserma ‘Sbaiz’. Quando ci siamo presentati, l’amministrazione comunale ci ha fatto trovare le porte chiuse, impedendoci così di effettuare la nostra visita.
Un ostracismo assurdo perché noi, tramite un consigliere comunale, avevamo fatto regolare domanda per accedere all’area che, tra l’altro, è sede della Protezione civile e di altre associazioni locali che ne fruiscono ogni giorno.
Intendevo prendere conoscenza diretta dell’area dell’ex campo di concentramento per capire se vi siano possibilità di attingere a fondi europei per la salvaguardia della memoria.
Si potrebbe agire per il campo di Visco come è stato fatto in Normandia e in altri paesi d’Europa. Perciò l’atteggiamento dell’amministrazione comunale è ancora più inspiegabile. O forse non tanto inspiegabile.

Bilancio 2010

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Questa settimana il Consiglio regionale approverà il bilancio 2010.

Sappiamo bene che una razionalizzazione della spesa regionale è necessaria, ma nemmeno si può tagliare a caso. Penso agli enormi costi di burocrazia della Regione, sui quali bisognerebbe intervenire con riforme istituzionali forti, che tocchino anche il sistema degli Enti locali.

Per quanto riguarda il sistema delle Autonomie, lanciamo l’allarme sugli enormi tagli che colpiscono in particolare i piccoli Comuni: togliere solo il 10% a quelli piccoli è devastante, e gli amministratori locali sono preoccupati sulla possibilità di garantire i servizi al cittadino.

E’ necessario favorire lo sviluppo dell’economia per far riprendere le entrate, ma per attrarre le imprese bisogna garantire l’accesso al credito. La Regione potrebbe fare un intervento forte con i propri strumenti finanziari e invece siamo in fortissimo ritardo.

C’è poi la partita delle compartecipazioni ai redditi Inps, su cui il presidente Tondo non ha insistito con il Governo, rinunciando al credito degli agli anni precedenti e facendo mettere a bilancio soltanto la quota del 2010, che oltretutto non è coperta finanziariamente.

Il dato politico rilevante è il pesante condizionamento che la Lega Nord esercita sulla manovra di bilancio.