Ha ragione.

 Il presidente del Veneto Giancarlo Galan, ha detto che sarebbe “un dramma il passaggio del Veneto in mani leghiste”.
Anche se le sue ragioni sono tutte interne alle logiche di potere del centrodestra, quello che ha detto è vero. Infatti, occorre prendere atto che sarebbe la prima volta di un presidente leghista al governo, e per di più in una regione importante come il Veneto e ciò rappresenterebbe una sconfitta secca di tutti i partiti nazionali e un pericoloso squilibrio negli assetti democratici.
Queste elezioni regionali ripropongono, in particolare al Partito Democratico, il compito di interrogarsi e riprendere il contatto con un territorio economicamente e culturalmente sviluppato che non può continuare a ricevere risposte semplicistiche e sogni ingannevoli dalla Lega.
I riflettori sono stati puntati sul Lazio e sulla Puglia ma la partita vera si gioca al Nord.

Abbraccio letale.

galan

 

Il Pdl ha deciso di non ricandidare il presidente uscente della regione Veneto Giancarlo Galan e di lasciare alla Lega Nord l’espressione della candidatura in Veneto e in Piemonte.

Non so se il Pdl rifletterà sulla testa caduta di Galan, sui modi in cui è stata tagliata e sulle conseguenze politiche, e se capirà quanto letale sia l’abbraccio della Lega per tutta la nazione.

Consegnare due regioni del nord alla Lega è un problema per tutta l’Italia per i propositi espliciti e per quelli inconfessabili che essa si propone, tutti sovvertitori dei caratteri della repubblica democratica.

Sbagliava chi, vent’anni fa, ha creduto la Lega un fenomeno passeggero, sbaglia chi oggi crede di riuscire a controllarne l’appetito, peggio fa chi continua a sottovalutarla.

Nella Lega il nazionalismo etnico delle origini è più che mai vivo e aggressivo, il radicamento è forte, la strategia espansionista è lucida e spregiudicata.

In primo luogo il PD deve raccogliere questa seria sfida e definire proposte che offrano al nord un orizzonte e una speranza diversi da quelli della Padania leghista.