Troppe incognite nei Pf

2861_autoroute[1]--258x258Vi segnalo la mia intervista rilasciata ad Alessandro Arona e pubblicata su Il Sole 24 Ore

Spesso i piani finanziari dei grandi project financing sono tiratissimi, “border line”: sottoponiamoli a verifiche severe di enti terzi, prima di approvarli. Comunque i costi delle opere aumentano sistematicamente dal preliminare al definitivo: facciamo le gare di Pf solo su progetti definitivi approvati». Queste le due proposte più interessanti emerse nell’intervista a Debora Serracchiani, già eurodeputata Pd esperta di trasporti, dal maggio 2013 presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e ora anche vicesegretario nazionale del Pd.

In questi ultimi anni quasi tutti i Pf autostradali hanno avuto bisogno di un soccorso pubblico per salvare Pef che non reggevano più. Vale sempre la pena di salvarli?

Nelle mia esperienza, anche da presidente di Regione, vedo che spesso i Piani economico-finanziari presentati dalle società, o dalle cordate in gara, sono tiratissimi, direi “border line”. Credo dunque che prima di firmare le convenzioni vada fatta a monte una verifica più rigorosa dei Pef, sottoponendoli anche a soggetti terzi. Resta poi il problema delle banche, sarebbe utile un incentivo per spingere le assicurazioni a investire nelle infrastrutture, mi è capitato di confrontarmi con loro, hanno molte risorse congelate in titoli pubblici, che potrebbero rendere di più.

Uno dei problemi, oltre alle banche, è l’aumento dei costi tra la progettazione preliminare e definitiva, per le prescrizioni o comunque l’aggiornamento progettuale…

Non c’è dubbio, questo processo di aumento dei costi è sistematico.

Le banche, le grandi imprese, molti esperti del settore, ora anche l’Ance, chiedono che per ridurre l’incertezza le gare si facciano su progetto definitivo già approvato in conferenza di servizi e modificato in seguito alla VIA…

Sono assolutamente d’accordo, è sicuramente la strada giusta per evitare di dover poi intervenire anni dopo a modificare i piani finanziari.

Come presidente della Regione Friuli Venezia Giulia lei ha cancellato un’autostrada in Pf voluta dal suo predecessore Renzo Tondo, la Cimpello-Sequals-Gemona, perché?

Non era così strategica per il territorio, e avrebbe tolto traffico alla A4 Venezia-Trieste, e per noi è strategico il progetto di Autovie Venete per la terza corsia sulla A4.

Progetto che è bloccato perché la concessione scade nel 2017 e il Pef non regge.

Ci stiamo combattendo da un anno… Abbiamo avuto 130 milioni di euro nella legge di stabilità, ne servono almeno altri 30, nel decreto Sblocca-cantieri che sta preparando Lupi. Dieci giorni fa abbiamo inoltre presentato insieme ad Autovie il nuovo piano di investimenti aggiornato, che ridimensionando alcuni progetti, senza toccare la terza corsia su tutto il tracciato, ha abbassato i costi da 2,5 a due miliardi di euro. Ora per far quadrare tutto il piano serve una proroga della concessione, che il Mit sta contrattando con la Commissione Ue, nel nostro caso ma anche per altre società del Nord che hanno scadenze a breve. Si tratta di accorpare alcune società, in modo da ricontrattare una scadenza unica che consenta di coprire i piani di investimento.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

La politica regionale che vorrei: logistica europea

La nostra collocazione geografica di crocevia della nuova Europa, è una straordinaria risorsa non ancora compiutamente sfruttata: su questo punto manca un progetto strategico che leghi le grandi infrastrutture ed il sistema portuale e ci faccia diventare piattaforma logistica di questa parte d’Europa. La giunta Tondo, terza corsia a parte, sta con la sua inerzia marginalizzando il FVG.

Nonostante il Passante, pare essere tornati ai tempi in cui l’Italia si fermava a Mestre. Per questi motivi va reso completamente funzionale il corridoio verticale, e cioè la Pontebbana, e sostenuta la realizzazione di quello orizzontale, Lisbona-Kiev, collegati ad un sistema portuale efficiente che sappia utilizzare sinergicamente le potenzialità presenti sul territorio regionale.

Autotrasporti, intermodalità, magazzini e logistica: in rapporto a queste questioni oggi intendiamo la specialità come opportunità di integrazione con i paesi e le regioni confinanti.

La questione energetica andrà affrontata prima di tutto puntando sulla razionalizzazione, l‘Innovazione e le nuove tecnologie per il risparmio energetico. Poi le energie pulite, il solare soprattutto: abbiamo ettari di tetti di capannoni e centri commerciali che possiamo e dobbiamo usare per il fotovoltaico. Dobbiamo invece dire no alla riduzione del suolo agricolo a favore del fotovoltaico.
Dobbiamo incentivare reti energetiche sostenibili e condivise dai territori.

Le infrastrutture digitali non sono un corollario. I dati, le informazioni, sono la merce del ventunesimo secolo. Non solo dobbiamo avere un’infrastruttura adeguata, ma dobbiamo spingerci all’avanguardia. Il governo regionale, smantellando Mercurio FVG e rallentando fin quasi a fermare i suoi investimenti ha danneggiato fortemente la nostra regione.

Idee per il territorio

Il territorio è la seconda priorità. Per rilanciare la competitività delle imprese è necessaria una politica industriale come politica dei territori. Non si tratta solo dei distretti industriali, ma dell’interazione profonda, in ogni territorio, fra le risorse materiali e immateriali disponibili e la produzione delle imprese locali.

Sono necessarie le grandi infrastrutture e lo sviluppo delle reti di telecomunicazione per rendere il Nord Est cuore economico e culturale dell’Europa. Serve un sistema portuale efficiente nel Nord Adriatico per farne il crocevia di tutti gli scambi commerciali che partono dal sud del Mediterraneo. Ma gli scambi non sono solo commerciali: sono anche culturali e possono aprire nuove occasioni per quest’area.In questo contesto si inserisce l’euroregione.

Oggi è possibile andare oltre la cooperazione transfrontaliera instaurando rapporti più stabili e strutturati con le regioni confinanti. Nel 2006 è nata l’Euroregione adriatica, ma essa attende ancora di essere veramente attuata, in quanto manca il regolamento applicativo. Occorre quindi incalzare il Governo affinché esso sia emanato: è evidente, infatti, che il futuro del Nord Est dipenderà molto dalle nuove occasioni che verranno offerte dalla cooperazione territoriale. Devo dire che sono rimasta molto sorpresa nel vedere che nei programmi dei miei competitori non ci sia alcun accenno a questo tema così importante.