La politica regionale che vorrei: welfare, lavoro, formazione

formazione L’attuale governo regionale ha smantellato il precedente sistema del welfare. Ora migliaia di persone e famiglie in difficoltà vengono abbandonate unicamente alle cure del mondo della solidarietà e degli enti locali, questi ultimi ulteriormente messi in difficoltà dalla riduzione di trasferimenti di risorse da parte della regione.

Sul piano dell’assistenza sanitaria, che assorbe larga parte delle risorse del bilancio, la Regione deve continuare a garantire l’attuale standard dei livelli essenziali delle prestazioni, senza arretrare e disegnare il welfare e la sanità sulla base delle esigenze di chi ne usufruisce. Occorre implementare il coinvolgimento dei Comuni in conformità al principio di sussidiarietà nella programmazione delle politiche socio-assistenziali ai fini dell’appropriatezza delle prestazioni.

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La politica regionale che vorrei: sicurezza

Questo è un tema sentito dalla collettività regionale e il PD non può sottrarsi dal dare risposte alla richiesta di sicurezza che sale dal territorio, anche laddove questa richiesta si debba ad una percezione di insicurezza che tuttavia non deve essere sottovalutata. Le scelte operate dalla giunta Tondo non solo non danno soluzioni, ma determinano uno spreco di risorse ed una pericolosa sovrapposizione di competenze.

Dobbiamo incentivare l‘integrazione ed il coordinamento tra le varie forze dell’ordine e la polizia locale. Vanno proseguite ed implementate le politiche di patti per la sicurezza stipulati fra governo, regione e città.

Dobbiamo promuovere il diritto di cittadinanza così come previsto nella Costituzione e garantire un’integrazione che non prescinda dal rispetto delle leggi.

La politica regionale che vorrei: logistica europea

La nostra collocazione geografica di crocevia della nuova Europa, è una straordinaria risorsa non ancora compiutamente sfruttata: su questo punto manca un progetto strategico che leghi le grandi infrastrutture ed il sistema portuale e ci faccia diventare piattaforma logistica di questa parte d’Europa. La giunta Tondo, terza corsia a parte, sta con la sua inerzia marginalizzando il FVG.

Nonostante il Passante, pare essere tornati ai tempi in cui l’Italia si fermava a Mestre. Per questi motivi va reso completamente funzionale il corridoio verticale, e cioè la Pontebbana, e sostenuta la realizzazione di quello orizzontale, Lisbona-Kiev, collegati ad un sistema portuale efficiente che sappia utilizzare sinergicamente le potenzialità presenti sul territorio regionale.

Autotrasporti, intermodalità, magazzini e logistica: in rapporto a queste questioni oggi intendiamo la specialità come opportunità di integrazione con i paesi e le regioni confinanti.

La questione energetica andrà affrontata prima di tutto puntando sulla razionalizzazione, l‘Innovazione e le nuove tecnologie per il risparmio energetico. Poi le energie pulite, il solare soprattutto: abbiamo ettari di tetti di capannoni e centri commerciali che possiamo e dobbiamo usare per il fotovoltaico. Dobbiamo invece dire no alla riduzione del suolo agricolo a favore del fotovoltaico.
Dobbiamo incentivare reti energetiche sostenibili e condivise dai territori.

Le infrastrutture digitali non sono un corollario. I dati, le informazioni, sono la merce del ventunesimo secolo. Non solo dobbiamo avere un’infrastruttura adeguata, ma dobbiamo spingerci all’avanguardia. Il governo regionale, smantellando Mercurio FVG e rallentando fin quasi a fermare i suoi investimenti ha danneggiato fortemente la nostra regione.

Idee per la sicurezza

Quando parliamo di sicurezza, questa la quarta priorità, la mente corre all’immigrazione. La destra cerca di cavalcare le paure dei cittadini, le sollecita, le amplifica. Giusto dire che occorre fermare il lavoro nero e la tratta di uomini e donne che alimentano la criminalità. Si deve combattere l’immigrazione clandestina, sviluppando una politica europea di controllo dei confini dell’Unione.

Ma nello stesso tempo occorre favorire l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati regolari. Quando la destra afferma che l’Italia non può essere multietnica, non solo nega una realtà, ma soprattutto lancia un messaggio xenofobo e razzista. Si parla molto dei respingimenti di chi si trova sui barconi o sui gommoni, ma anche tante altre misure, dall’allungamento del tempo di permanenza nei Cie alla tassa per gli immigrati, sono respingimenti.

Misure tanto dure quanto inefficaci, come testimonia il fallimento della legge Bossi-Fini. Serve quindi un giusto equilibrio tra la fermezza nell’applicazione delle norme a tutela dell’ordine pubblico e politiche d’integrazione, nella consapevolezza che l’immigrazione è un tema che va affrontato a livello europeo, con scelte mirate e condivise tra i vari Paesi.