Bilancio di Governo

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Pubblico di seguito l’intervista rilasciata ad Anna Buttazzoni per il Messaggero Veneto dove traccio un bilancio dei quattro anni di amministrazione.

Parlamento o Regione. Roma o Trieste. Mentre sono aperte le scommesse sul suo futuro la presidente Debora Serracchiani scommette sul Fvg. «Su una Regione che deve continuare a correre, adesso che il motore è riavviato», sostiene. Serracchiani sta per compiere l’ultimo giro di boa della legislatura. Nella prossima si dovrà puntellare il rilancio economico, mantenere in sicurezza le infrastrutture, potenziare i ruoli nazionale e internazionale della regione. «Accompagnare un Fvg aperto e ambizioso nella scalata alle posizioni che merita». È il congedo? Può essere. Le scommesse si pagano a fine corsa.

Presidente, il Friuli quali posizioni ha scalato?

«Se guardo la fotografia del Fvg vedo territori con vocazioni diverse che si stanno compiendo. Commercio, turismo, agroalimentare, industria – manifatturiera, del legno-arredo, degli elettrodomestici – e ricerca, sono settori in crescita. I 50 milioni per il nodo di Udine, i 40 per il polo chimico di Torviscosa, la piattaforma dell’agroalimentare, il rilancio della montagna, le fusioni di consorzi, le grandi operazioni culturali di Aquileia, Villa Manin, Palmanova nell’Unesco, sono solo alcuni esempi di un impegno puntuale a valorizzare le vocazioni del Friuli».

A Trieste le zone franche e Porto vecchio come diventeranno traino per la regione?

«Dopo tanto tempo a Trieste le opportunità sono diventate concrete e non sono più occasioni perse. Il lavoro fatto in questi anni con Governo e amministrazione locale ci ha permesso di raggiungere traguardi impensabili fino a oggi. È stata importate la scelta degli uomini alla guida dello scalo. Rivendico come un grande successo il decreto attuativo sul Porto franco, che attendevamo dal 1954, senza il quale non ci potrebbe essere la prima e unica area franca europea, dove non si pagano le tasse e si possono realizzare attività industriali. Poi c’è l’occasione di Porto vecchio ora sdemanializzato. Erano possibilità che Trieste sembrava non vedere e oggi le abbiamo trasformate in opportunità per tutto il Fvg».

Come vanno colte?

«Con il “porto regione”. Al comitato di gestione dell’Autorità portuale abbiamo appena approvato il piano triennale che dà concretezza al nostro obiettivo: il collegamento tra i porti di Trieste, Monfalcone e San Giorgio di Nogaro e il legame sempre più stretto tra gli interporti di Fernetti, Gorizia, Cervignano, Pordenone. Questo sviluppo integrato che intreccia e moltiplica la capacità produttiva delle imprese del Friuli con le infrastrutture strategiche, quindi anche autostrada e aeroporto, è esattamente il “porto regione” di cui parlavamo ancora nel 2012. È l’intero Fvg come vera piattaforma logistica in chiave 4.0».

Sulle riforme, dalle Uti alla Sanità, ci sono molte tensioni. Cosa si doveva fare meglio?

«Sulle Uti c’è stata la volontà di riformare il sistema istituzionale e regionale portando i territori a fare squadra perché solo così sono più forti, possono rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini e far fronte alle risorse in calo. Si poteva fare meglio? Sì. Poteva esserci maggiore condivisione? Sì. Ma non si poteva giocare al ribasso e fare riforme che fossero tali solo sulla carta. Chi ha creduto nella riforma ora tocca con mano i suoi effetti positivi».

Con i sindaci ribelli non si poteva trovare una mediazione?

«Le intese per lo sviluppo sono state un segnale importante che mi auguro convinca i sindaci a coglierne la portata. Sono però consapevole che oggi le ragioni politiche prevarranno sulle ragioni amministrative. Constato anche che ci sono capoluoghi importanti guidati dal centrodestra, come Gorizia, Trieste e Pordenone, che hanno aderito alle Uti».

Il Numero unico dell’emergenza 112 è decollato ma mostra diverse fragilità. Come le risolverete?

«Siamo stati la seconda regione in Italia ad attuare un modello elaborato a livello europeo e nazionale. Il Nue opera da filtro rispetto alle centrali di emergenza, sanitarie e non solo. Gli operatori del 112, che voglio ringraziare per l’enorme lavoro che svolgono e la grande professionalità, si limitano a smistare le telefonate. La scelta di agire in questo modo è stata fatta dal governo Berlusconi con Roberto Maroni ministro dell’Interno. In caso di fenomeni eccezionali, come il maltempo dei giorni scorsi, il sistema prima andava in tilt e la linea cadeva. Adesso si resta in attesa, anche se a volte con attese lunghe. Possiamo migliorare il servizio nei tempi e nelle procedure, e lo stiamo facendo».

Le imprese stanno ricominciando ad assumere ma non trovano personale. Come colmare il vuoto?

«La figura di un tecnico o di un operaio è molto cambiata, richiede competenze più elevate. La formazione deve puntare sempre più su innovazione e tecnologia e le istituzioni scolastiche si stanno adeguando. L’Agenzia regionale del lavoro sta rafforzando il contatto tra domanda e offerta, e al tempo stesso stiamo accelerando sulla formazione per creare professionalità da inserire nei nuovi posti di lavoro, negli insediamenti industriali che si sono ripresi e modernizzati. Con tutta la prudenza del caso, osserverei che se le aziende riprendono a reclutare significa che l’economia sta ripartendo sul serio».

A che punto è il rinnovo del patto finanziario con Roma?

«Stiamo lavorando a un’intesa che, pur rendendoci partecipi all’abbattimento della spesa pubblica nazionale, ci dia certezza di risorse per i prossimi anni, così da stabilizzare il bilancio e mantenere l’equilibrio tra compartecipazioni e funzioni acquisite nel tempo dalla Regione. Far valere la propria Autonomia non è un annuncio né un manifesto, è un esercizio quotidiano praticato attraverso comportamenti virtuosi ma anche impugnando leggi e decreti che ci sfavoriscono. Nell’ultima circostanza la nostra Regione ha portato a casa 70 milioni per il 2017 e altri 120 milioni per il 2018. L’esercizio quotidiano delle nostre prerogative avrà effetti anche sul rinnovo del Padoan-Serracchiani».

In regione restano due Camere di commercio, al Governo ne avevate chiesta una. È un’occasione persa? La dimostrazione che in Fvg non si può far squadra?

«A volte non fare squadra è stato il nostro limite ma sono fiduciosa che supereremo anche quello steccato. Restiamo convinti che la strada sia l’ente unico regionale, un solo contenitore che garantisca le specificità e con presidi territoriali. Oggi la riforma delle Cciaa prevede il contenitore unico entro il 2020. Sono convinta che le nostre realtà possano dialogare per arrivarci nei tempi previsti».

Ha un rammarico?

«Sì. Posso dire di aver solo scalfito, non di più, quelli che qualcuno definisce poteri forti, che amano tenere la regione con la testa sotto l’acqua perché così è più facile da governare, che amano avere orizzonti a breve termine perché così è più semplice per le loro poltrone. Alla fine i nomi sono sempre gli stessi».

Può farne qualcuno?

«No, anche perché non è necessario. Credo molto nel cambiamento, che non va annunciato ma realizzato. Però è solo nel cercare di cambiare le cose che ti rendi contro di quello che c’è dietro».

Di cosa è più soddisfatta?

«Rivendico la capacità di questa maggioranza di centrosinistra a giocare sempre all’attacco, con una visione molto chiara della regione, che va dal rafforzamento dei territori a una maggiore coesione, dalle vocazioni più ampie delle diverse realtà al rifiuto di chiudersi nei confini, fino alla conquista di un forte ruolo nazionale e internazionale. Abbiamo lanciato sfide. Centrodestra e M5s, invece, nonostante tutti questi anni di opposizione, non so ancora che idea abbiano della regione, salvo gli annunci, un giorno sì e uno anche, contro le riforme che noi abbiamo messo in campo e contro la visione moderna e internazionale del Fvg che abbiamo saputo darci come orizzonte».

Quando scioglierà le riserve sul suo futuro?

«Nelle prossime settimane, quando i tempi saranno maturi. E farò la scelta migliore per il Fvg».

Il centrodestra è affollato di candidati alla presidenza della Regione, il centrosinistra no. Non siete in ritardo?

«No, stiamo governando e abbiamo alcuni passi da completare».

Farete le primarie, anche fosse lei la candidata?

«Decideremo in base a ciò che vorrà il Pd e alle esigenze della coalizione che metteremo in campo. Non siamo legati alle primarie a prescindere, è uno strumento che finora abbiamo sempre utilizzato e sul quale non ci tiriamo indietro. Ma ricordo che nel 2012 mi candidai a guidare la Regione lanciando la sfida delle primarie, nessuno raccolse quella sfida».

Crede in un ritorno di Riccardo Illy?

«Bisogna chiederlo a lui. Tutti sanno che è una grande risorsa. Credo anche che vada rispettata la sua coerenza, la scelta di lasciare la politica dopo la sentenza della Cassazione».

Pordenone e Gorizia chiedono il rinnovo della segreteria regionale in autunno. Condivide?

«La segreteria nazionale, di cui faccio parte, ha stabilito entro ottobre i congressi provinciali e il rinvio dei regionali a scadenza. Ho fatto il segretario regionale e so che non è semplice. Non mi iscrivo al partito di chi pensa che la soluzione sia cambiare una persona sola. Serve un lavoro profondo, di squadra, perché siamo al Governo, situazione sempre più difficile rispetto all’opposizione».

Che Regione si troverà a guidare il prossimo governatore?

«Se qualcuno pensa di aspettare che passi la nottata distruggendo quello che è stato fatto, fermandosi al lato della strada e spegnendo il motore della macchina che abbiamo riavviato, beh si assumerà il rischio di far perdere l’ennesima occasione a una regione che viceversa ha bisogno di continuare a correre spedita verso i traguardi che ha davanti. Traguardi che investono il consolidamento del rilancio dell’economia, il completamento di infrastrutture sbloccate – dalla terza corsia al polo intermodale dell’aeroporto –, il rafforzamento delle relazioni internazionali e la necessità di irrobustire ancora il nostro forte ruolo nazionale.
Se non avessimo segnato quelle strade non avremmo raggiunto molti obiettivi. E non si è trattato solo di buoni rapporti personali oppure di allineamento di pianeti, ma del valore aggiunto che abbiamo dato alle nostre politiche».

(Intervista di Anna Buttazzoni pubblicata sul Messaggero Veneto di oggi, 15 agosto 2017)

Sanità per le persone

mv Posto di seguito l’intervista rilasciata ad Anna Buttazzoni e pubblicata sul Messaggero Veneto di oggi.

Spiegare ai cittadini come funziona la nuova sanità regionale, come incide sulla quotidianità. È una prova supplementare per la presidente Debora Serracchiani e per il centrosinistra. Che finora sono stati impegnati a scrivere leggi, far quadrare bilanci, confrontarsi (e scontrarsi) con i professionisti. Ecco perché scatta la fase due della riforma sanitaria, come la chiama Serracchiani.

«Una fase nella quale andremo sul territorio e organizzeremo assemblee pubbliche per spiegare la riforma, lo sforzo è quello. Perché il cambiamento va accompagnato».

Presidente, i cittadini come toccheranno la riforma?

«Dopo due anni di programmazione, di riconversione degli ospedali e di protocolli firmati, il passaggio che inciderà sulla vita di tutti giorni è l’apertura dei Centri di assistenza primaria (Cap), che saranno operativi per 12 ore al giorno dal lunedì al venerdì e dalle 8 alle 10 nei sabati e prefestivi. E nei Centri lavoreranno medici di famiglia, pediatri di libera scelta, specialisti, infermieri, assistenti sociali, amministrativi, così da rappresentare un riferimento sul territorio per i pazienti e le loro famiglie, e ricorrere sempre meno all’ospedale. Nei Cap, inoltre, le cartelle cliniche saranno condivise da tutti i medici per cui quando un paziente andrà al Centro per un’urgenza e non troverà il suo medico, avrà la stessa assistenza e lo stesso aiuto da parte degli altri professionisti. Un Cap a Manzano aprirà a giorni, ma nei prossimi mesi ed entro la metà del 2017 saranno operativi decine di Centri. In alcuni casi i Cap saranno anche all’interno degli ospedali, producendo effetti utilissimi su diagnosi, cura e assistenza dei cittadini, per lo scambio immediato di informazioni tra medici e specialisti dell’ospedale».

Negli ultimi dieci anni la spesa sanitaria è stata in costante crescita e assorbe il 55 per cento del bilancio della Regione (circa 2,5 miliardi). Aumenterete le risorse?

«Abbiamo raggiunto un primo, fondamentale risultato, perché quest’anno siamo riusciti ad azzerare il debito della sanità. Non solo. Abbiamo definito un costo standard per i servizi. Faccio un esempio. Una siringa aveva costi diversi non solo da un’azienda sanitaria all’altra, ma anche da ospedale a ospedale e addirittura, in alcuni casi, da reparto a reparto. Fino all’anno scorso, inoltre, avevamo Aziende sanitarie in utile e questo non era positivo, perché le Aziende non devono fare utile, devono spendere bene tutti i soldi che hanno per i servizi ai cittadini. È possibile utilizzare meglio le risorse che restano circa 2,5 miliardi l’anno senza tagli ai servizi. Inoltre va invertito il rapporto che prevedeva il 55 per cento dei finanziamenti agli ospedali e il 45 al territorio».

Molte Regioni chiedono l’integrazione tra ospedali e aziende territoriali, solo il Fvg ha ottenuto il via libera da Roma. Perchè?

«Quello è probabilmente il futuro e lo abbiamo ottenuto dal Governo perché con costanza, ogni settimana, io o l’assessore Maria Sandra Telesca ne abbiamo spiegato le ragioni a Roma, fino al traguardo».

Trova ancora molte resistenze da parte di chi deve attuare la riforma?

«Dove non ci sono questioni personali in gioco c’è il riconoscimento che questa è una riforma che va nella giusta direzione, perché sono cambiate le esigenze di salute delle persone mentre il nostro sistema era rimasto immutato. Le resistenze, quindi, non sono sistemiche, ma sono spesso individuali. Va anche riconosciuto, però, che abbiamo trovato molto terreno fertile tra i professionisti, consapevoli che il cambiamento è un investimento sulla loro professione e sul futuro della sanità in regione».

Uno degli obiettivi del nuovo Piano dell’emergenza/urgenza è il soccorso con l’elicottero anche la notte (oggi termina alle 20), ma ci sono diversi problemi nelle piazzole di atterraggio, non abilitate. Che tempi vi siete dati?

«Il servizio parte ora a Latisana, ma con il Piano che mancava da vent’anni abbiamo anche aggiunto quattro ambulanze in più in luoghi prima non serviti, che funzionano 24 ore, e due automediche. Oggi inoltre siamo l’unica regione in Italia ad avere online tutta la sanità, dalle visite al sistema dell’emergenza, dalle farmacie alla Guardia medica con l’App “Emergenze Fvg”. E poi sfruttiamo la tecnologia e attraverso appositi tablet abbiamo la possibilità di collegare direttamente all’ospedale di destinazione tutti i parametri del paziente».

Che tempi ci sono per l’eliminazione dei doppioni negli ospedali?

«Abbiamo avviato una fase soft, per cui in certi casi attendiamo che a breve vadano in pensione alcuni primari. Un problema, invece, è legato al fatto che alcuni professionisti non trasmettono le loro competenze ai giovani, cioè non c’è più lo scambio tra maestro e allievo e su questo tutti dovrebbero riflettere».

Il turnover per gli infermieri, invece, sarà sbloccato?

«In queste settimane ho incontrato tutti i dg delle Aziende sanitarie e tutti mi hanno rappresentato un saldo attivo tra i pensionamenti e le assunzioni. Abbiamo appena chiuso il concorso per gli infermieri e pensiamo di avviare nel comparto, intanto per il 2016, complessivamente 200 assunzioni, senza contare che a Udine cercheremo di stabilizzare i tanti precari».

Il Fvg dal 1998 paga da sè la sanità e molti ripetono che ormai non “conviene” più. Nella revisione del patto Padoan-Serracchiani è possibile chiediate allo Stato di trattenere una fetta maggiore di compartecipazioni erariali?

«Ci facciamo carico in prima persona della sanità, ma anche del trasporto pubblico locale e degli enti locali. Dico però che probabilmente i conti andavano fatti meglio nel 1998 perché la nostra realtà non è quella di Trento o Bolzano. Siamo stati l’ultima Regione, in ordine di tempo, a cui è stata concessa la Specialità con la conseguenza che abbiamo ottenuto meno, sia a livello di competenze specifiche che di compartecipazioni economiche, rispetto ad altri. Al di là del passato, però, è evidente come avere un bilancio così fortemente bloccato impedisca alla Regione di investire il denaro in altri campi, ad esempio focalizzandosi sugli investimenti. E in questo senso il superamento del “vecchio” Tondo-Tremonti è stato fondamentale perché ci ha permesso di evitare di versare 300 milioni di euro all’anno nelle casse dello Stato e di poter invece utilizzare questa somma a favore della crescita economica del Fvg. E anzi, se non avessimo fatto la riforma della sanità, presentandoci con i conti in ordine, non potremmo trattare con il Governo come facciamo. Oggi invece possiamo andare a Roma a dire non soltanto che non costiamo nulla al Paese, ma che all’interno del sistema sanità siamo indispensabili».

(Intervista rilasciata ad Anna Buttazzoni pubblicata sul Messaggero Veneto di oggi, 15 agosto 2016)

Una Regione attrattiva

59794_sedeRegionePiazzaUnitaTrieste Pubblico l’intervista rilasciata al Messaggero Veneto sulle prospettive future del Friuli Venezia Giulia.

UDINE. Un anno. Un anno ancora per vedere gli effetti delle riforme sul Friuli Venezia Giulia. Dalla sanità alle unioni territoriali intercomunali (Uti), passando da Rilancimpresa e dalle politiche per la casa. La presidente Debora Serracchiani vede «tutte le condizioni affinché la regione possa emergere e diventare attrattiva».

E anche, perché no, avanguardia di quel cambiamento capace di migliorare il quotidiano dei cittadini. È la sfida più grande per Serracchiani, il Fvg è la prova politica maestra, da cui passa una parte delle sue ambizioni. Punta su se stessa Serracchiani.

E allora, da numero due nazionale dei democratici, mette le fiches non solo sulla capacità o meno di far risultato con l’azione di governo, ma anche sulla gestione del partito. «Perché il Pd in regione è più coeso rispetto al livello nazionale, si discute, si litiga, i toni sono anche aspri, ma quando la decisione è presa, quella è». Prima bacchettata.

Ne arrivano altre, perché in palio c’è tutta la posta. Se nel 2018 Serracchiani farà un altro giro alla guida della Regione, o guadagnerà un ruolo nel Governo o, ancora, al vertice del partito, oggi non è dato sapere. Se sarà tutto o niente, si vedrà. Serracchiani ha fatto la sua giocata. Su se stessa.

Presidente, al vertice di maggioranza ha chiesto uno slancio su economia e lavoro. Quanto fatto finora non sta dando i risultati sperati?

«No, anzi. Per la prima volta dopo anni sul fronte dell’occupazione la caduta libera è finita e sono positivi i dati su export, produzione industriale, servizi ed edilizia, settore quest’ultimo nel quale piano piano stiamo fermando la picchiata. In Fvg alcuni indicatori sono sotto la media nazionale, ma ci siamo. Ho detto quindi che serve un guizzo, uno sforzo comune per consolidare i dati positivi e trovare misure, convenzionali e non, per rilanciare ancora economia e occupazione».

A quali misure, convenzionali e non, sta pensando?

«Sto dicendo che dobbiamo trovare un sistema per fare in modo di incidere sulla leva fiscale, per far pagare meno tasse in regione. Penso alle aree a burocrazia zero, al punto franco di Trieste e alla fiscalità di vantaggio, strumenti che l’assessore alle Finanze Francesco Peroni sta valutando per capire come intervenire, sfruttando la nostra Autonomia. E poi vanno semplificati i processi amministrativi, altro fronte sul quale stiamo lavorando, perché la burocrazia è un’ulteriore tassazione, indiretta».

Ecco, l’Autonomia. Avete impugnato la legge di Stabilità nazionale. Come dire, Serracchiani contro Matteo Renzi. C’era dell’imbarazzo nel comunicare la decisione?

«Affatto. Ho notato invece distonia nelle opposizioni, che oggi mi dicono: “La Specialità è sotto attacco e il problema è con Roma”. Se non avessi impugnato la legge di Stabilità mi avrebbero detto: “La Specialità è sotto attacco e il problema è con Roma”. Si mettano d’accordo».

Ma quando avete preso la decisione? E perché lei, che ha fatto della comunicazione un must, non lo ha detto?

«Abbiamo approvato la delibera il 25 febbraio e aspettavamo che Sardegna e Trentino completassero il loro iter, perché il ricorso siamo stati i primi a farlo. Poi, avremmo comunicato la notizia insieme, con i colleghi Ugo Rossi e Francesco Pagliaru, ma c’è stata un’incomprensione. Detto questo, è ovvio che il nostro campo di gioco non è il tribunale, ma continuare a lavorare sulla riscrittura dei rapporti finanziari con lo Stato, sull’attuazione dello Statuto nella relazione Stato-Regione e con la Paritetica per i decreti legislativi che passano dal Consiglio dei ministri. E poi abbiamo aperto il tavolo con il ministro Enrico Costa e con il sottosegretario Claudio De Vincenti e c’è già stato un primo incontro con il ministro Pier Carlo Padoan per rivedere il patto che ho siglato con lui».

Ma l’impugnazione ha anche un valore politico?

«Certo. E non farla avrebbe pesato di più».

Sulla riforma delle Uti ha 60 sindaci contro. Avete chiesto loro di ritirare i ricorsi, ma siete disponibili a eliminare la penalizzazione economica (Fondo di perequazione) a chi non darà corso alle Unioni?

«Abbiamo già fatto alcune modifiche alla legge, su minoranze linguistiche e leva finanziaria, e accettato la proposta di Ncd e Autonomia responsabile di aprire un tavolo politico. Tavolo che per noi è molto importante, ma è evidente che non ci si siede lì per chiedere l’abrogazione della legge e l’eliminazione del Fondo di perequazione. Ci si siede al tavolo per confrontarsi e per allargare la condivisione. Ci sono margini di trattativa, ma alcuni paletti restano fissati, e teniamo presente che 136 Comuni hanno detto di sì ».

Quali paletti?

«Bisogna chiedersi non se faremo le Uti, ma come le faremo. Si parte il 15 aprile dalla costituzione delle Uti e possiamo discutere su quali funzioni avviare in forma aggregata e come, per rendere la legge più flessibile. E per ogni Uti ci sarà un tavolo che accompagnerà l’avvio delle Unioni, cui saranno presenti tre funzionari della Regione, uno degli enti locali, uno delle finanze e uno del personale».

Ma perché è importante per i cittadini la riforma delle Uti?

«Perché in un contesto di risorse calanti è fondamentale razionalizzare e riorganizzare i servizi, anche per far risparmiare i cittadini. In Trentino Alto Adige c’erano 223 Comuni, oggi sono 178, in Germania prosegue l’aggregazione dei lander e il 95 per cento delle amministrazioni in Francia sta lavorando in forma aggregata. La strada che abbiamo tracciato è quella giusta. Forse all’inizio ci sarà qualche costo in più di avvio, ma le economie di scala arriveranno e saranno fondamentali».

Perché sul taglio del Punto nascita di Latisana avete atteso la sospensione tecnica del direttore generale (Giovanni Pilati) invece di prendere subito la decisione politica?

«La scelta politica è stata fatta a monte e dice che deve restare un solo Punto nascita tra Palmanova e Latisana. Detto questo, io devo pensare alla sicurezza dei miei cittadini e oggi ci troviamo a gestire due Punti nascita senza il personale sufficiente, personale che devo ringraziare per lo straordinario lavoro che sta facendo. La struttura di Latisana è stata sospesa, come ha fatto il governatore Luca Zaia per Portogruaro, vediamo come andrà il concorso per pediatri il 23 marzo».

Riuscirete a eliminare i doppioni tra reparti ospedalieri e universitari?

«La riforma della sanità prosegue come da programmi. Il protocollo realizzato è un buon lavoro, che ora sarà aperto al confronto, e permetterà, ad esempio, a Trieste di avere una sola ortopedia e una sola chirurgia e a Udine una sola anatomia patologica, una sola maxillo e una sola chirurgia plastica».

Sul nuovo Piano del 118 troverete un accordo con i sindacati?

«Prendo atto che da parte di alcuni c’è la disponibilità al dialogo, da parte di altri no perché c’è un pregiudizio politico. Noi proseguiamo per la nostra strada».

Ritiene di aver fatto qualche errore nel percorso delle riforme?

«Ho avuto la fortuna di poter aggiustare il tiro mentre le facevamo, perché abbiamo lavorato molto e quotidianamente. Certo, ci sono cose che non sono andate come avremmo voluto e forse sposterei qualche tassello, ma non ne eliminerei uno. Sono soddisfatta di quanto fatto finora».

Che Fvg si immagina tra un anno?

«Un Fvg che emerge, che diventa attrattivo, avanguardia per l’Italia, perché abbiamo spazi di manovra importanti, dati dalla nostra Autonomia. Abbiamo un rapporto debito/Pil del 2% e stiamo continuando a tagliare il debito, azione cominciata, gliene va dato atto, dall’ex governatore Renzo Tondo».

Sul fronte del Pd regionale c’è una minoranza che può farle opposizione, come accade a Renzi?

«In Fvg c’è un Pd più coeso che in altre parti, ci sono certo opinioni diverse e anche aspre discussioni, ma poi ci si ritrova attorno alla decisione presa. Le primarie di Trieste lo dimostrano».

Quindi Fvg avanguardia anche per il Pd?

Ride Serracchiani: «Mi pare una buona idea. Le primarie a Trieste e la scelta condivisa del candidato sindaco a Pordenone (Daniela Giust) vanno nella direzione giusta».

(Intervista di Anna Buttazzoni pubblicata sul Messaggero Veneto del 13 marzo 2016)

Intervento su Messaggero Veneto

Questo è il testo dell’intervento di Debora sul Messaggero Veneto del 5 giugno 2009.

Se è vero che affrontando grandi sfide si diventa grandi più in fretta, il Partito Democratico esce adulto da questa campagna elettorale. Non era scontato, ma io l’ho toccato con mano: migliaia di persone incontrate, centinaia di località visitate, problemi diversi e un’unica crescente e solida fiducia in noi stessi e nel nostro Paese.
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