Garantire la governabilità

logo-la-repubblica Riporto di seguito l’intervista rilasciata ad Andrea Carugati e pubblicata su la Repubblica di oggi, in merito alla discussione sulla legge elettorale.

«L’Italicum garantisce che la sera delle elezioni si sappia chi ha vinto. Il punto per noi irrinunciabile è il principio di avere un vincitore certo. Se qualcuno proporrà un metodo alternativo per centrare lo stesso obiettivo, lo ascolteremo».
Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd e presidente del Friuli, difende l’Italicum anche dal “suggerimento pesante” arrivato dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
E lancia la palla nel campo delle opposizioni: «Spetta a loro trovare una condivisione ampia su una proposta alternativa. Il Pd è disponibile a ragionare».

Napolitano suggerisce a Renzi di prendere l’iniziativa, non come premier ma come leader del Pd.

«Dal presidente Napolitano, al momento della sua rielezione nel 2013, abbiamo ricevuto un mandato molto chiaro sulle riforme istituzionali: come Pd abbiamo risposto coi fatti, con una riforma della Costituzione e una legge elettorale, l’ Italicum, che nella sua versione finale è frutto di una collaborazione parlamentare ampia e risponde ai tre criteri guida che ci siamo dati all’inizio della discussione: governabilità, stabilità e rappresentanza».

Vede segnali di una condivisione larga tra le altre forze politiche?

«Non direi. II M5S dice di essere disponibile a ragionare solo sulla propria proposta, il Democratellum; Forza Italia sostiene con Brunetta che non si può discutere fino al referendum d’autunno. Leggo di ipotesi che prevedono i collegi uninominali, di sistema francese e greco. Tutte legittime, per carità. Ma mi pare che non ci siano i numeri».

Infatti l’ex inquilino del Colle vi esorta a prendere l’iniziativa come avete fatto a inizio 2014.

«Se ci saranno ipotesi concrete e realizzabili, fermi i principi che ho ricordato, non ci tireremo indietro»

I maligni sostengono che adesso il Pd voglia disfarsi di una legge che potrebbe favorire il M5s, come a Roma e Torino…

«Non abbiamo nessuna paura di votare con l’Italicum, e infatti non stiamo proponendo alcuna modifica. E poi il movimento di Grillo ha sempre criticato duramente questa legge. Hanno
forse cambiato idea?».

Eppure si coglie un “prima” e un “dopo” rispetto alle comunali. Un Pd meno muscolare…

«Per noi il filo rosso resta sempre quello del sindaco d’Italia, che Renzi ha da tempo indicato come il più efficace, nei Comuni e a livello nazionale».

II Mattarellum può essere una strada percorribile?

«È un contributo utile, come altri. Noto un punto di debolezza
rispetto alla capacità di garantire la certezza di un vincitore
la sera delle elezioni».

La minoranza dem sostiene che occorra fare come in Germania o Spagna, dove il vincitore non ha automaticamente la maggioranza dei seggi.

«Devo ricordare qual è la situazione in Spagna con un sistema
che non offre garanzie sulla governabilità? Se c’è una gara, è necessario sapere chi vince. E’ un principio chiaro che gli elettori capiscono e apprezzano».

(Intervista di Andrea Carugati pubblicata su la Repubblica del 21 luglio 2016)

Chi governa ha il dovere di lavorare per cambiare verso al Paese

092124540-7ef68429-8b7c-495b-bd9d-f17f3c531888Intervista rilasciata ad Anna Buttazzoni e pubblicata su Il Messaggero Veneto

Al Pd, soprattutto alla minoranza del Pd, viene chiesta lealtà. Perché l’obiettivo è fare le riforme.

«Non ci saranno elezioni anticipate e non ci sarà un congresso permanente. Ci si metta il cuore in pace e si lavori per le riforme».

Il giorno dopo l’Assemblea democratica la numero due del partito, Debora Serracchiani, è netta. Chi governa ha il dovere di prendere decisioni e di lavorare per cambiare verso al Paese. Il refrain è sempre lo stesso. E sono ancora il premier-leader di partito, Matteo Renzi, e il suo giro stretto a schivare gli ostacoli, ad avere la meglio, a rendere ovattati i dissensi.

Renzi farà il segretario del Pd fino al 2017 e il premier fino al 2018. Spazi, ne è sicura Serracchiani, non ce ne sono. Il 2018 è anche la scadenza del suo mandato alla guida della Regione. E dunque quel traguardo annulla le voci di una partenza della presidente in caso di elezioni anticipate.

«L’Assemblea – indica il vice segretario dem – è stata l’occasione per il bilancio del primo anno di segreteria e di quasi un anno di governo. Un bilancio nel quale per la prima volta è stato messo al centro il Paese, il Paese del made in Italy, protagonista in Europa e che sa raccontare gli elementi positivi di sé. Dopo anni la politica si è riappropriata del suo ruolo invece di lasciar spazio ai tecnici. Il lavoro che abbiamo impostato, insomma, è importante e per questo la richiesta che è venuta dall’Assemblea è di lealtà al partito, perché il rapporto si è un po’ incrinato».

Serracchiani ripete che il Pd non può essere il partito nel quale la minoranza pur di lanciare segnali alla maggioranza mette a rischio riforme fondamentali, come quella costituzionale. Non si accetteranno, insomma, diktat dalla minoranza.

«Renzi non vuole assolutamente andare a elezioni anticipate. Farà il segretario del Pd fino al 2017 e il premier fino al 2018 perché non si sente la necessità né di nuove elezioni né, come qualcuno vorrebbe, di un altro presidente del Consiglio».

Qualcuno scalpita? L’esempio dell’insofferenza dem è ancora Stefano Fassina?

«Mi è parso abbia espresso soprattutto una sofferenza personale», dice il vice segretario Pd.

E la scissione? Ostacolo dribblato.

«Non è mai stata sul tavolo, non ci sono le condizioni perché – spiega Serracchiani – in questo anno abbiamo lavorato per l’inclusione». Serracchiani guarda i risultati e insiste con la richiesta di lealtà al partito. Pancia a terra. Cuore in pace. «E si lavori per le riforme», ripete la numero due democratica.

Quella di mercoledì è stata una giornata sbagliata

serracchiani1La mi a intervista rilasciata a Monica Guerzoni e pubblicata su Il Corriere della Sera

«Quella di mercoledì è stata una giornata sbagliata».

Chi ha sbagliato presidente Serracchiani, i renziani o la Cgil

«Ha sbagliato la Picierno e ha sbagliato la Camusso».

Manganelli e parole come pietre, chi soffia sul fuoco

«Quanto è accaduto è assolutamente da non ripetere. A chi dice “giù i manganelli” e a chi accusa la Cgil di tessere false e pullman pagati io dico che il Paese non ha bisogno di polemiche. Ognuno faccia la propria parte per tirar fuori l’Italia dalla crisi».

Non dovrebbe cominciare il Pd, che lo governa

«Occupiamoci delle cose che servono al Paese. Anche se non sarà facile, perché abbiamo opinioni diverse e pensiamo a soluzioni diverse…».

La scissione è inevitabile

«Non credo alla scissione. C’è un Pd che interpreta la sinistra come un campo vasto, dove alcuni possono pensarla diversamente. La novità è che ci dividiamo sui contenuti e non più sui cognomi».

La divisione però è profonda.

«Non è che prima di Renzi il Pd fosse unito, non prendiamoci in giro. Ma un partito del 40 per cento parte dal presupposto che le differenze possono convivere».

Renzi spinge la sinistra fuori dal Pd per prendere i voti di Berlusconi in libera uscita

«È falso, stiamo lavorando per cambiare il Paese e vorremmo farlo con tutto il partito».

Anche con coloro che il leader chiama reduci Il «reduce» Zoggia ritiene grave che i manganelli siano arrivati tre giorni dopo l’attacco ai sindacati del finanziere Serra.

«Un’altra sciocchezza, di cui non sentivamo la necessità. Il governo ha condannato la violenza e chiesto immediate verifiche».

Alfano l’ha convinta o ha ragione chi vuole sfiduciarlo

«Ha tentato di spiegare una situazione che non era chiara. Non deve convincere me, deve agire da ministro dell’Interno e creare le garanzie perché non accada più».

Cuperlo accusa Renzi di incendiare il Paese e Bersani boccia il partito della nazione.

«Tutti devono abbassare i toni, come ha fatto il governo».

Il Jobs act sta lacerando il Pd. Cercherete un compromesso

«Il testo del Senato ci convince e pensiamo possa essere fatto proprio dalla Camera. Ciò nonostante sarà oggetto martedì sera di una franca discussione nel gruppo del Pd, percapire se si possa trovare un punto di equilibrio».

In commissione i numeri sono a favore della sinistra.

«Nessuno entra con pregiudizi, vedremo la discussione che si svilupperà. Ma quel che non possiamo fare è perdere tempo».

La minoranza vuole il reintegro per i disciplinari.

«Su questo il Pd ha preso un impegno con un documento votato dalla dirczione».

Impegno disatteso dal Senato.

«Damiano ha chiesto di indicare le fattispecie di licenziamento disciplinare, che il Pd si era già impegnato a tipizzare nel documento della direzione. Decideranno i gruppi se farlo nella delega oppure dopo, nel decreto attuativo».

È una apertura

«Non abbiamo mai avuto chiusure».

E’ finito il tempo delle divisioni. Lavoro, dignità e uguaglianza sono parole che appartengono a tutto il Pd

Leopolda__Serracchiani___Lavoro_e_dignita_sono_anche_nostre_parole___Diretta_tv_1414322406062 Il mio intervento alla Leopolda: ”E’ finito il tempo delle divisioni. Lavoro, dignità e uguaglianza sono parole che appartengono a tutto il Pd”

Siamo qui per cambiare le cose e vogliamo farlo davvero

imageLa mia intervista rilasciata a Giovanna Casadio e pubblicata su La Repubblica del 22 settembre 2014

«Le critiche più accese vengono proprio da chi in passato – D’Alema, Bersani, Chiti – diceva che bisognava cambiare superando l’articolo 18. Ho come la sensazione che qualcuno voglia strumentalizzareil tema del lavoro per una resa dei conti nel Pd». Debora Serracchiani, vice segretario dem, contrattacca: «Andranno rispettate le decisioni della direzione perché siamo un partito non una ditta né una bocciofila».

Serracchiani, più che una discussione sul lavoro è uno scontro politico senza quartiere?

«Sicuramente dobbiamo abbassare i toni. Però è anche il momento di fare chiarezza: noi siamo qui per cambiare le cose e vogliamo farlo davvero perché siamo convinti che per troppo tempo abbiamo giocato in difesa e accettato disuguaglianze intollerabili».

Non siete però disposti a riconoscere le ragioni del sindacato e della minoranza dem?

«Prima che partisse lo scontro era già stata fissata la direzione del 29 settembre su questi temi. C’è la voglia di confrontarsi senza pregiudizi».

Ma si va avanti sull’articolo 18 anche a costo di una scissione con la minoranza del partito?

«Non abbiamo interesse a nulla di tutto questo. Vogliamo un confronto in direzione anche aspro, ma poi vanno rispettate le decisioni assunte dalla maggioranza del partito. A chi dice di dovere rispondere ai propri elettori e non agli organismi del partito ricordo che è stato eletto con e grazie al Pd».

Però neppure irenziani votarono Franco Marini al Quirinale, benché fosse una decisione del partito.

«Su Marini si riunirono i gruppi parlamentari ma si trattava di una decisione su una persona assunta in una situazione a dir poco complessa. Decidere di cambiare il sistema del lavoro è una scelta politica, compete alla direzione del partito».

Un po’ troppo autoritario l’attacco di Renzi alla “vecchia guardia” con una lettera ai militanti?

«L’ho apprezzato molto, perché questa discussione non deve appartenere ai vertici ma coinvolgere tutti gli iscritti e i circoli. Darottamare non sono le persone ma le corporazioni, i tabù, i poteri che hanno tenuto questo paese con la testa sott’acqua».

Volete cacciare la minoranza dal partito?

«No, bisogna dire con nettezza che viviamo in un paese in cui pochi hanno tutto e molti non hanno nulla. È arrivato il momento di scardinare questo sistema. Naturalmente discutendo con i sindacati, con la sinistra dem. Ma siamo determinati ad andare fino in fondo».

A qualunque prezzo?

«Non possiamo più perdere tempo. Alla minoranza, ad alcuni della vecchia guardia dico che non possono frenare quei cambiamenti che avrebbero voluto fare e non ci sono riusciti e ora non va bene perché è Renzi a farli».

Forza Italia è disposta avotare il JobsAct. Si va verso più larghe intese?

«Il governo è quello della maggioranza attuale. Non abbiamo bisogno dei forzisti per fare le riforme del lavoro ed economiche. Però se ci fosse sul lavoro una larga condivisione ben venga».

L’articolo 18 sarà abolito?

«Nessuno lo mette in discussione nei casi di discriminazione, ma non è possibile che una generazione conservi privilegi e quella più giovane non abbia diritti».

Nessuna paura dei numeri, le riforme si faranno

renzi-serracchiani-640Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Veronica Passeri e pubblicata su Qn Quotidiano

Nessuna paura dei numeri in Aula quando si voterà il ddl costituzionale e la convinzione che, nonostante i suoi nuovi guai giudiziari, il patto con Berlusconi reggerà. Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd e governatore del Friuli Venezia Giulia, non vede ostacoli reali sul percorso delle riforme. Né su quello dei dem guidati da «un leader carismatico che sa ascoltare e decidere».

Presidente, sulle riforme non temete imboscate in Aula? Anche nel Pd c’è il fronte dei dissidenti…
«Sono convinta che in aula il Pd sarà coeso e terrà: non sto sottostimando le perplessità di alcuni, so però che si è giunti a questo punto con un percorso trasparente e partecipato, con passaggi votati da una larga maggioranza».

C’è chi sostiene che la riforma del Titolo V peggiori le cose. Per l’ex ministro Corrado Passera è un «pasticcio della partitocrazia».
«Da governatore mi permetto di dire che gli effetti della riforma sono l’esatto contrario di quello che sostiene Passera. La non compiutezza della precedente riforma ci ha consegnato un meccanismo contorto nell’attribuzione delle competenze tra Stato ed enti locali che viene spesso risolto da una sentenza. Il nuovo Titolo V chiarisce chi fa cosa. C’è, insomma, una chiarezza di ruoli, non si può pensare che la politica abdichi e deleghi queste decisioni alla magistratura».

Reggerà il patto sulle riforme con Berlusconi? Una parte del Pd non l’ha mai digerito e i nuovi guai giudiziari dell’ex premier non aiutano…
«Tengo separate le due vicende, quella giudiziaria e il patto che ci dà la responsabilità di fare le riforme e che ha tenuto. Dalla commissione è venuto fuori un testo equilibrato, con una distinzione chiara sull’operatività delle Camere». 

E Berlusconi? 
«Auspico che le vicende personali non incidano sul percorso delle riforme che non servono a Renzi o al Pd, ma al Paese. Spero che Berlusconi rispetti l’impegno che si è preso anche con i suoi elettori».

I tempi del ddl Boschi sono ancora più brevi di quelli della riforma del centrodestra nel 2004: si poteva riflettere di più?
«Sono 30 anni che discutiamo del bicameralismo perfetto. Che potesse creare un percorso tortuoso lo si sostiene perfino nelle relazioni accompagnatorie all’assemblea costituente…».

Torniamo al Pd: dopo le dimissioni di Vasco Errani ci saranno le primarie in Emilia Romagna?
«Sono certa che il Pd dell’Emilia prenderà la decisione migliore».

L’Economist si chiede se Renzi «salverà l’Italia o sarà inefficace come gli altri». Lei che dice?
«Credo che gli italiani siano molto più maturi della lettura che si dà dell’Italia dall’estero. Il Paese ha capito la lezione dell’immobilismo e ora ha un leader carismatico con una velocità incredibile nel fare le cose. Abbiamo affrontato temi caldissimi come il decreto Poletti sui contratti a termine e la riforma della Pa, è già una realtà il tetto agli stipendi dei manager pubblici. L’Italia sta ritrovando speranza e sobrietà».

Chi lo critica rimprovera a Renzi di ascoltare poco…
«Il segretario ascolta tutti e con molta attenzione, ma ha una caratteristica: sa prendere le decisioni e in questo momento per chi amministra è una necessità».

Sull’immunità evitiamo strumentalizzazioni

senatoVi segnalo la mia intervista pubblicata su L’Unità

«Eliminare l’immunità dei senatori? Guardi, su questo tema ho un approccio molto laico e credo sia utile evitare ogni strumentalizzazione».

Martedì la commissione Affari costituzionali ha votato per lasciare le attuali guarentigie previste dalla Costituzione.

«Prendo atto che c’è stata un’ampia maggioranza su questo punto e anche un parere favorevole del governo. Dunque il testo che andrà in Aula sarà questo».

E in Aula che accadrà? È opportuno che venga eliminata?

«Deciderà l’Aula».

Ma il Pd che proposta farà?

«Su questo tema noi non abbiamo chiuso la porta. Nella lettera che abbiamo mandato al M5s abbiamo lasciato aperta questa questione, vogliamo sentire anche la loro ragioni. Poi l’Aula del Senato deciderà liberamente».

Lei che soluzione auspica?
«A me interessa che resti l’insindacabilità per le opinioni espresse da un parlamentare nelle sue funzioni. Per il resto credo che sia possibile farne a meno: io come presidente della regione Friuli Venezia Giulia non ho nessuna immunità e non la vorrei».

Dunque per lei non c’è necessità di un filtro per gli arresti e le perquisizioni?

«Credo che questa norma sia figlia del momento storico in cui è stata immaginata».

Come valuta il dialogo con il M5s sulla legge elettorale?

«L’incontro ci sarà certamente. Diciamo che la loro risposta alle nostre dieci osservazioni non è stata particolarmente approfondita. Avremmo preferito che entrassero nel merito delle questioni da noi poste prima di un nuovo incontro».

Voi nella lettera non citate le preferenze che stanno molto a cuore al M5s. È un segnale di apertura su questo punto?

«Lo abbiamo detto anche nell’incontro precedente. A noi le preferenze non fanno certo paura, come dimostra il risultato delle europee. Però c’è un nodo: noi non stiamo partendo da zero nella discussione. C’è un Italicum già approvato dalla Camera che è frutto dell’accordo con altre forze politiche. Il M5s si siede al tavolo solo adesso, buon ultimo, e non può pretendere di cambiare tutto. Sulle preferenze per noi vale l’accordo fatto con Forza Italia, che è contraria».

Dunque nessuno spiraglio?

«Voglio dire che l’accordo fatto con Forza Italia si può modificare solo con un parere favorevole di quel partito. Noi a quell’accordo crediamo e lo vogliamo portare fino in fondo».

Sulle riforme costituzionali è possibile qualche passo avanti con i grillini? Il professor Becchi, ideologo del movimento, sostiene che questo Pa riamento non è legittimato a cambiare la Costituzione.

«Non è molto facile decifrare le posizioni del M5s, L’incontro con loro è stato fatto sulla legge elettorale. Ci è parso di capire, in particolare da quanto dichiarato da Di Maio, che c’è una possibilità di discussione anche sulle riforme istituzionali. Se è cosi siamo pronti a farlo. Ma anche su questo capitolo è chiaro che il lavoro non parte da zero: c’è un testo su cui si sta lavorando in commissione in Senato, che è frutto di un lungo lavoro con la maggioranza e poi con Forza Italia e Lega. Si parte da questo
testo, poi se ci sarà dal M5s la volontà di collaborare siamo pronti all’ascolto».

Lei da tempo sostiene che immunità non sarà mai impunità. Che significa?

«Il Pd non utilizza e non utilizzerà le attuali fonile di immunità per proteggere qualcuno dei suoi dall’azione della magistratura. Lo abbiamo dimostrato con il voto sull’arresto del deputato Genovese e faremo così anche in futuro».

L’italicum è la base

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Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Giovanna Casadia e pubblicata su La Repubblica.

«Finalmente i 5Stelle sono scesi dal tetto, questo è il risultato vero. Da parlamentari eletti, i grillini si presentano al dialogo politico». Debora Serracchiani, vice segretario del Pd, ha appena lasciato la sala del Cavaliere dove si è tenuto il faccia a faccia con i 5Stelle. Racconta la sorpresa della delegazione pentastellata quando hanno visto entrare Renzi.

Serracchiani, come mai Renzi alla fine ha deciso di venire all`incontro?

«Al tavolo c`era il Pd e quindi il segretario, perché noi siamo andati a questa trattativa con lo stesso impegno di tutte le altre, quella con Berlusconi e quelle con le forze di maggioranza. I 5Stelle hanno scoperto che, nonostante la stravittoria dem alle europee, sulle regole del gioco davvero teniamo al dialogo».

Quale è la prospettiva: l`Italicum si può cambiare? 

«Faccio una piccola ricostruzione. I 5Stelle usciti dall`incontro hanno detto che il confronto è stato sul loro testo. È vero. Il segretario democratico, Matteo, ha puntualizzato le incongruenze del loro testo. Su questo ha chiesto chiarimenti. Per noi vale il testo dell`Italicum passato alla Camera e che ha un`adesione ampia, perché ci stanno Forza Italia, Scelta civica, Ncd: quello è per noi il testo della legge elettorale. La legge elettorale dei grillini è molto lontana dalla nostra. Gli abbiamo chiesto di chiarirci alcuni aspetti, a cominciare dalla governabilità perché il loro modello assolutamente non la garantisce».

E cos`altro? 

«Nel loro modello elettorale i 5Stelle dicono di volere evitare le ammucchiate, ma se non è sicuro il governo, neppure si sa con chi ci si allea, perché la scelta la fai dopo il voto. Però la coalizione deve nascere sulla base di un programma elettorale molto preciso. Non lo vogliamo decidere il giorno dopo le elezioni, ma l`elettore deve saperlo prima di votarti. Se no istituzionalizzi gli inciuci e incentivi il trasformismo. E poi c`è il ballottaggio: per noi importantissimo».

Comunque il Pd riparte dall`Italicum? 

«Restiamo sull`Italicum, è la strada maestra. Abbiamo aperto un dialogo con i grillini e abbiamo dimostrato loro che lo facciamo sul serio. Metteremo chiarimenti e risposte sul sito, ci scambieremo mail, poi vedremo quando incontrarci di nuovo».

Un punto su cui i grillini hanno ragione?

«Sulla necessità di una verifica di costituzionalità della nuova legge elettorale. Ma il Pd, ha spiegato Renzi, ha presentato un emendamento al disegno di legge sulle riforme al Senato che prevede che la legge elettorale possa essere oggetto di un controllo di costituzionalità preventiva della Consulta».

Sulle preferenze il Pd ha la porta aperta, semi aperta, chiusa? 

«Certo che ragioniamo anche su quelle. C`era all`incontro Alessandra Moretti, europarlamentare dem, che ha avuto un numero di preferenze maggiore di tutti i 5Stelle nella circoscrizione orientale. Ma il loro modello, peraltro molto complicato, sulle preferenze è estremamente pericoloso. Prevede le preferenze negative, nel senso che puoi eliminare dalla lista uno che non ti piace. Lo fa solo la Svizzera. Si crea in realtà uno strumento di controllo del voto pericolosissimo».

Fonte: La Repubblica

Non ci saranno più ambiguità

Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Monica Guerzoni e pubblicata su Il Corriere della sera

3Q63QP80AS795«Posso fare una premessa?».

Prego.

«Non intendo dividerci tra noi e loro. Ma è chiaro che, sulla legalità, il nostro nuovo Pd non fa sconti a nessuno».
Cosa vuole dire, Debora Serracchiani? Che il Pd della «ditta» era troppo tenero con i corrotti? 
«Voglio dire che in politica il ricambio generazionale è fattore di cambiamento. Noi dobbiamo ancora essere messi alla prova, ma facciamo politica in modo diverso. Abbiamo immediatamente preso posizioni chiare, come si è visto sul caso di Francantonio Genovese».
Il Pd ha votato per l’arresto.
«In passato forse non siamo stati abbastanza chiari, ma adesso non si può dubitare della chiarezza di intenti del Pd».
Quale Pd, quello che incontrava in Senato Primo Greganti, arrestato nell’ambito dell’inchiesta su Expo? 
«Lorenzo Guerini e io, che siamo i vicesegretari nazionali, non sappiamo nemmeno che faccia abbia, Greganti. Lo abbiamo visto solo in fotografia».
Problemi della vecchia guardia ex ds? 
Non entro in questa polemica. Se frequentazioni ci sono state, il Pd le ha da tempo interrotte. Il partito nuovo non può e non vuole lasciare adito ad alcun sospetto o ambiguità. Dopo i fatti dell’Expo e adesso, con la vicenda Mose, abbiamo preso immediatamente una linea molto chiara. Siamo chiamati a difendere la cosa pubblica e non gli interessi privati. Chi pensa il contrario non può far parte di questo Pd».
 
È sicura di non voler fare una divisione tra «voi» renziani e «loro»?
«Finalmente gli italiani pretendono il cambiamento e adesso c’è una classe politica che se lo vuole intestare, questa è la novità. È una sfida culturale, etica e morale che deve riguardare tutti. Non è più giustificabile che queste cose accadano e noi segneremo la differenza».
Rosy Bindi ritiene «fuorviante» far entrare la corruzione nella distinzione tra vecchia e nuova guardia. 
«E una distinzione che non mi piace, ma c’è un corso nuovo che non fa sconti a nessuno. Quando c’è da prendere decisioni su persone oggetto di questioni giudiziarie, noi siamo chiari e netti. Se poi verrà provato che sono puliti, potranno riprendere a fare politica nel Pd».
II Pd di prima ha fatto sconti a qualcuno?
«Semplicemente, questo Pd non li fa quando si tratta di legalità, moralità ed etica pubblica. E ripeto, io non ci tengo a fare distinzioni rispetto all’altra dirigenza».
 
Cosa intende quando dice niente sconti? Daspo per i politici?
Chiamiamolo Daspo o interdizione perpetua, ma per alcuni reati dovrebbe essere la norma. Un condannato in via definitiva per peculato, corruzione, o appropriazione indebita non deve tornare alla vita pubblica».
Non vi imbarazzano le accuse a Orsoni?
«Sono rimasta sconcertata. Ma come ha chiarito Luca Lotti, Orsoni non è iscritto al Pd e la responsabilità penale è personale. Umanamente mi auguro che riesca a dimostrare la sua estraneità, però è chiaro che su fatti del genere noi prendiamo le distanze. Il giudizio non spetta a noi, a noi tocca determinare la responsabilità politica».
Ieri il Consiglio dei ministri ha rinviato la decisione sui poteri a Cantone, Maroni dice che Renzi si è addormentato…
«Non mi risulta nessun rinvio, la prossima settimana gli verranno dati i poteri operativi che ha chiesto».
Problemi tra Renzi e Cantone? Il senatore Mucchetti si è chiesto se vadano d’accordo.
«Nessun problema, anzi. C’è condivisione sui principi e sull’esigenza di agire immediatamente e con poteri forti».

Sconfitto il populismo

unnamedVi segnalo l’intervista rilasciata a Mauro Favale e pubblicata su La Repubblica

“Un voto che rafforza il governo e che concede al Pd una possibilità in più per proseguire sulla strada delle riforme». Debora Serracchiani è soddisfatta: la governatrice del Friuli Venezia Giulia è al Nazareno, in qualità di vicesegretaria del PD e ripassa i primi dati che arrivano nella sede dei Democratici e che raccontano un trionfo oltre le previsioni.

Alla prima sfida elettorale, il Pd di Matteo Renzi tiene a distanza il Movimento di Beppe Grillo.

«Se guardiamo al campo europeo, non solo teniamo a distanza i 5 Stelle ma facciamo un bel balzo. In quasi tutte le altre nazioni, tranne forse in Germania e Polonia, i governi in carica crollano di fronte all’euro scetticismo. Noi, invece,teniamo botta rispetto al populismo che avanza».

Guardando alla specificità italiana, invece?

«Bè, a livello domestico il nostro è un risultato storico soprattutto se confrontato con le politiche di un anno fa. Il Pd avanza di parecchio».

Era il risultato che Renzi attendeva per ricevere dalle urne quella legittimazione che gli è mancata a febbraio, salendo a Palazzo Chigi?

«Renzi voleva un risultato che servisse per portare a compimento le riforme, un risultato che rafforzasse il governo. Se i dati che stiamo leggendo in queste ore dovessero essere confermati, allora, vorrebbe dire che Pd e governo hanno una possibilità in più di proseguire, tanto più se anche l`Ncd, il partito di Angelino Alfano, riuscisse a superare la soglia. In questo modo, contando anche Scelta civica, la nostra sarebbe una larga maggioranza che sfiora il 40%».

Il fronte grillino, invece, arretra.

«Rispetto al voto europeo che è tipicamente un voto di opinione, mi pare che la costante ricerca del nemico portata avanti daí 5 Stelle -un giorno l`Europa un altro il governo Renzi – non abbia fatto presa».

Perde la rabbia?

«Diciamo che è un atteggiamento che non paga. Alla fine gli italiani hanno fatto una scelta di responsabilità, votando per chi rappresenta un`alternativa».

Forza Italia al terzo posto, invece, costituisce un problema sul cammino delle riforme?

«Credo che date anche le difficoltà per la scomposizione che ha subito, Forza Italia ha raccolto il suo massimo. E non penso che questo sia un risultato di lunga tenuta. Anzi: probabilmente darà il via all’interno del partito a una serie di conseguenze sia sulla leadership di Silvio Berlusconi, arrivato ormai al suo ultimo giro, sia rispetto alla scelta del suo successore».

Si va avanti con questo governo fino al 2018, allora?

«L`orizzonte è quello: le riforme proseguono a partire dalla prossima settimana. Si torna a parlare di Senato e Pubblica amministrazione».