Le mie linee politico-programmatiche

I circoli del FVG mi hanno chiesto di candidarmi alle elezioni europee dello scorso giugno. Il successo elettorale non è stato solo mio, ma è stato il risultato del lavoro svolto sul territorio dal Partito Democratico, dai cittadini, ma soprattutto dalla volontà di cambiamento degli elettori.

Questo successo mi attribuisce una grande responsabilità. Voglio, con l’impegno quotidiano, rispondere alla domanda di cambiamento che mi è stata affidata e per farlo intendo rimettermi nuovamente al giudizio dei cittadini, chiedendo loro di darmi e dare fiducia al Partito Democratico. Il centrosinistra nel 2003 ha vinto le elezioni regionali perché ha avuto il coraggio di cambiare, scegliendo di governare la nostra regione attraverso amministrazioni legittimate direttamente dai cittadini con l’elezione diretta del presidente della regione e della sua maggioranza.

Dobbiamo riconoscere le ragioni della sconfitta del 2008 e ritrovare le motivazioni di un’opposizione autorevole ed efficace per i 4 anni di lavoro che abbiamo davanti. Se non lo facciamo, non possiamo credibilmente costruire e proporre un progetto che miri alla vittoria nel 2013.

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Idee per la sicurezza

Quando parliamo di sicurezza, questa la quarta priorità, la mente corre all’immigrazione. La destra cerca di cavalcare le paure dei cittadini, le sollecita, le amplifica. Giusto dire che occorre fermare il lavoro nero e la tratta di uomini e donne che alimentano la criminalità. Si deve combattere l’immigrazione clandestina, sviluppando una politica europea di controllo dei confini dell’Unione.

Ma nello stesso tempo occorre favorire l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati regolari. Quando la destra afferma che l’Italia non può essere multietnica, non solo nega una realtà, ma soprattutto lancia un messaggio xenofobo e razzista. Si parla molto dei respingimenti di chi si trova sui barconi o sui gommoni, ma anche tante altre misure, dall’allungamento del tempo di permanenza nei Cie alla tassa per gli immigrati, sono respingimenti.

Misure tanto dure quanto inefficaci, come testimonia il fallimento della legge Bossi-Fini. Serve quindi un giusto equilibrio tra la fermezza nell’applicazione delle norme a tutela dell’ordine pubblico e politiche d’integrazione, nella consapevolezza che l’immigrazione è un tema che va affrontato a livello europeo, con scelte mirate e condivise tra i vari Paesi.

Idee per il territorio

Il territorio è la seconda priorità. Per rilanciare la competitività delle imprese è necessaria una politica industriale come politica dei territori. Non si tratta solo dei distretti industriali, ma dell’interazione profonda, in ogni territorio, fra le risorse materiali e immateriali disponibili e la produzione delle imprese locali.

Sono necessarie le grandi infrastrutture e lo sviluppo delle reti di telecomunicazione per rendere il Nord Est cuore economico e culturale dell’Europa. Serve un sistema portuale efficiente nel Nord Adriatico per farne il crocevia di tutti gli scambi commerciali che partono dal sud del Mediterraneo. Ma gli scambi non sono solo commerciali: sono anche culturali e possono aprire nuove occasioni per quest’area.In questo contesto si inserisce l’euroregione.

Oggi è possibile andare oltre la cooperazione transfrontaliera instaurando rapporti più stabili e strutturati con le regioni confinanti. Nel 2006 è nata l’Euroregione adriatica, ma essa attende ancora di essere veramente attuata, in quanto manca il regolamento applicativo. Occorre quindi incalzare il Governo affinché esso sia emanato: è evidente, infatti, che il futuro del Nord Est dipenderà molto dalle nuove occasioni che verranno offerte dalla cooperazione territoriale. Devo dire che sono rimasta molto sorpresa nel vedere che nei programmi dei miei competitori non ci sia alcun accenno a questo tema così importante.

Idee per il lavoro

Il lavoro, cioè la crescita dell’occupazione, specialmente quella giovanile, è la priorità. Occorre investire sulla formazione e sull’innovazione; è necessario sconfiggere il precariato: i giovani devono poter guardare con fiducia al loro futuro. Per raggiungere questi obiettivi, è fondamentale sostenere le piccole e le medie imprese, che rappresentano un cardine dell’economia continentale.

Nell’Unione europea esistono circa 23 milioni di PMI, che offrono 75 milioni di posti di lavoro e rappresentano il 99% del totale delle imprese. Le aziende italiane vanno rilanciate allineandoci ad altri sistemi fiscali europei e snellendo i tempi della burocrazia. La rete della piccole e medie imprese ha bisogno di essere aiutata sostenendo la ricerca e l’innovazione tecnologica, e sviluppando la rete dei servizi e delle infrastrutture.