Una Regione attrattiva

59794_sedeRegionePiazzaUnitaTrieste Pubblico l’intervista rilasciata al Messaggero Veneto sulle prospettive future del Friuli Venezia Giulia.

UDINE. Un anno. Un anno ancora per vedere gli effetti delle riforme sul Friuli Venezia Giulia. Dalla sanità alle unioni territoriali intercomunali (Uti), passando da Rilancimpresa e dalle politiche per la casa. La presidente Debora Serracchiani vede «tutte le condizioni affinché la regione possa emergere e diventare attrattiva».

E anche, perché no, avanguardia di quel cambiamento capace di migliorare il quotidiano dei cittadini. È la sfida più grande per Serracchiani, il Fvg è la prova politica maestra, da cui passa una parte delle sue ambizioni. Punta su se stessa Serracchiani.

E allora, da numero due nazionale dei democratici, mette le fiches non solo sulla capacità o meno di far risultato con l’azione di governo, ma anche sulla gestione del partito. «Perché il Pd in regione è più coeso rispetto al livello nazionale, si discute, si litiga, i toni sono anche aspri, ma quando la decisione è presa, quella è». Prima bacchettata.

Ne arrivano altre, perché in palio c’è tutta la posta. Se nel 2018 Serracchiani farà un altro giro alla guida della Regione, o guadagnerà un ruolo nel Governo o, ancora, al vertice del partito, oggi non è dato sapere. Se sarà tutto o niente, si vedrà. Serracchiani ha fatto la sua giocata. Su se stessa.

Presidente, al vertice di maggioranza ha chiesto uno slancio su economia e lavoro. Quanto fatto finora non sta dando i risultati sperati?

«No, anzi. Per la prima volta dopo anni sul fronte dell’occupazione la caduta libera è finita e sono positivi i dati su export, produzione industriale, servizi ed edilizia, settore quest’ultimo nel quale piano piano stiamo fermando la picchiata. In Fvg alcuni indicatori sono sotto la media nazionale, ma ci siamo. Ho detto quindi che serve un guizzo, uno sforzo comune per consolidare i dati positivi e trovare misure, convenzionali e non, per rilanciare ancora economia e occupazione».

A quali misure, convenzionali e non, sta pensando?

«Sto dicendo che dobbiamo trovare un sistema per fare in modo di incidere sulla leva fiscale, per far pagare meno tasse in regione. Penso alle aree a burocrazia zero, al punto franco di Trieste e alla fiscalità di vantaggio, strumenti che l’assessore alle Finanze Francesco Peroni sta valutando per capire come intervenire, sfruttando la nostra Autonomia. E poi vanno semplificati i processi amministrativi, altro fronte sul quale stiamo lavorando, perché la burocrazia è un’ulteriore tassazione, indiretta».

Ecco, l’Autonomia. Avete impugnato la legge di Stabilità nazionale. Come dire, Serracchiani contro Matteo Renzi. C’era dell’imbarazzo nel comunicare la decisione?

«Affatto. Ho notato invece distonia nelle opposizioni, che oggi mi dicono: “La Specialità è sotto attacco e il problema è con Roma”. Se non avessi impugnato la legge di Stabilità mi avrebbero detto: “La Specialità è sotto attacco e il problema è con Roma”. Si mettano d’accordo».

Ma quando avete preso la decisione? E perché lei, che ha fatto della comunicazione un must, non lo ha detto?

«Abbiamo approvato la delibera il 25 febbraio e aspettavamo che Sardegna e Trentino completassero il loro iter, perché il ricorso siamo stati i primi a farlo. Poi, avremmo comunicato la notizia insieme, con i colleghi Ugo Rossi e Francesco Pagliaru, ma c’è stata un’incomprensione. Detto questo, è ovvio che il nostro campo di gioco non è il tribunale, ma continuare a lavorare sulla riscrittura dei rapporti finanziari con lo Stato, sull’attuazione dello Statuto nella relazione Stato-Regione e con la Paritetica per i decreti legislativi che passano dal Consiglio dei ministri. E poi abbiamo aperto il tavolo con il ministro Enrico Costa e con il sottosegretario Claudio De Vincenti e c’è già stato un primo incontro con il ministro Pier Carlo Padoan per rivedere il patto che ho siglato con lui».

Ma l’impugnazione ha anche un valore politico?

«Certo. E non farla avrebbe pesato di più».

Sulla riforma delle Uti ha 60 sindaci contro. Avete chiesto loro di ritirare i ricorsi, ma siete disponibili a eliminare la penalizzazione economica (Fondo di perequazione) a chi non darà corso alle Unioni?

«Abbiamo già fatto alcune modifiche alla legge, su minoranze linguistiche e leva finanziaria, e accettato la proposta di Ncd e Autonomia responsabile di aprire un tavolo politico. Tavolo che per noi è molto importante, ma è evidente che non ci si siede lì per chiedere l’abrogazione della legge e l’eliminazione del Fondo di perequazione. Ci si siede al tavolo per confrontarsi e per allargare la condivisione. Ci sono margini di trattativa, ma alcuni paletti restano fissati, e teniamo presente che 136 Comuni hanno detto di sì ».

Quali paletti?

«Bisogna chiedersi non se faremo le Uti, ma come le faremo. Si parte il 15 aprile dalla costituzione delle Uti e possiamo discutere su quali funzioni avviare in forma aggregata e come, per rendere la legge più flessibile. E per ogni Uti ci sarà un tavolo che accompagnerà l’avvio delle Unioni, cui saranno presenti tre funzionari della Regione, uno degli enti locali, uno delle finanze e uno del personale».

Ma perché è importante per i cittadini la riforma delle Uti?

«Perché in un contesto di risorse calanti è fondamentale razionalizzare e riorganizzare i servizi, anche per far risparmiare i cittadini. In Trentino Alto Adige c’erano 223 Comuni, oggi sono 178, in Germania prosegue l’aggregazione dei lander e il 95 per cento delle amministrazioni in Francia sta lavorando in forma aggregata. La strada che abbiamo tracciato è quella giusta. Forse all’inizio ci sarà qualche costo in più di avvio, ma le economie di scala arriveranno e saranno fondamentali».

Perché sul taglio del Punto nascita di Latisana avete atteso la sospensione tecnica del direttore generale (Giovanni Pilati) invece di prendere subito la decisione politica?

«La scelta politica è stata fatta a monte e dice che deve restare un solo Punto nascita tra Palmanova e Latisana. Detto questo, io devo pensare alla sicurezza dei miei cittadini e oggi ci troviamo a gestire due Punti nascita senza il personale sufficiente, personale che devo ringraziare per lo straordinario lavoro che sta facendo. La struttura di Latisana è stata sospesa, come ha fatto il governatore Luca Zaia per Portogruaro, vediamo come andrà il concorso per pediatri il 23 marzo».

Riuscirete a eliminare i doppioni tra reparti ospedalieri e universitari?

«La riforma della sanità prosegue come da programmi. Il protocollo realizzato è un buon lavoro, che ora sarà aperto al confronto, e permetterà, ad esempio, a Trieste di avere una sola ortopedia e una sola chirurgia e a Udine una sola anatomia patologica, una sola maxillo e una sola chirurgia plastica».

Sul nuovo Piano del 118 troverete un accordo con i sindacati?

«Prendo atto che da parte di alcuni c’è la disponibilità al dialogo, da parte di altri no perché c’è un pregiudizio politico. Noi proseguiamo per la nostra strada».

Ritiene di aver fatto qualche errore nel percorso delle riforme?

«Ho avuto la fortuna di poter aggiustare il tiro mentre le facevamo, perché abbiamo lavorato molto e quotidianamente. Certo, ci sono cose che non sono andate come avremmo voluto e forse sposterei qualche tassello, ma non ne eliminerei uno. Sono soddisfatta di quanto fatto finora».

Che Fvg si immagina tra un anno?

«Un Fvg che emerge, che diventa attrattivo, avanguardia per l’Italia, perché abbiamo spazi di manovra importanti, dati dalla nostra Autonomia. Abbiamo un rapporto debito/Pil del 2% e stiamo continuando a tagliare il debito, azione cominciata, gliene va dato atto, dall’ex governatore Renzo Tondo».

Sul fronte del Pd regionale c’è una minoranza che può farle opposizione, come accade a Renzi?

«In Fvg c’è un Pd più coeso che in altre parti, ci sono certo opinioni diverse e anche aspre discussioni, ma poi ci si ritrova attorno alla decisione presa. Le primarie di Trieste lo dimostrano».

Quindi Fvg avanguardia anche per il Pd?

Ride Serracchiani: «Mi pare una buona idea. Le primarie a Trieste e la scelta condivisa del candidato sindaco a Pordenone (Daniela Giust) vanno nella direzione giusta».

(Intervista di Anna Buttazzoni pubblicata sul Messaggero Veneto del 13 marzo 2016)

Priorità a lavoro e sanità per rialzare la testa

Debora-130x60Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Marco Ballico e pubblicata su Il Piccolo

Un anno speciale. «Di successi, ma anche di grandi responsabilità», aggiunge lei per chiarire che non ci sono solo onori, prime pagine, ospitate in tv. Pronta a un capodanno in famiglia, a Udine, Debora Serracchiani, prima del possibile (probabile?) decollo in orbita nazionale, pensa appunto alle responsabilità da presidente del Friuli Venezia Giulia.

In agenda due priorità: sanità e lavoro.

Intanto, i buoni auspici: «Auguro a tutti, cittadini, famiglie e imprese, un 2014 davvero sereno. E al Friuli Venezia Giulia di rialzare la testa, di tornare ad essere protagonista, di affrontare la crisi con determinazione e superarla».

Il Friuli Venezia Giulia non lo potrà fare da solo. Preoccupata dalle perduranti fibrillazioni romane?

Sì. La nuova segreteria nazionale del Pd è stata impostata su un piano completamente diverso: quello della trattativa sul programma. E invece c’è chi chiede il rimpasto. Non Matteo Renzi. Credo che queste voci siano il risultato di tensioni all’interno del governo.

Soprattutto dopo l’uscita di scena di Silvio Berlusconi e delle conseguenti spaccature nel centrodestra. È la vecchia politica?

Distinguerei tra le tensioni della vecchia politica e quelle della nuova, che pretende azioni positive.

Concretamente?

Ci si deve mettere a un tavolo e fare emergere le proposte per il governo.

Resta convinta che si debba andare al voto nel 2015?

Se il governo delle larghe intese si impegna su un cronoprogramma chiaro e porta avanti le cose, senz’altro sì. Se invece non si procede, saremo obbligati a rivedere, assieme agli italiani, le nostre posizioni.

Renzi ha avviato peraltro un pressing anticipato. Non ha l’impressione che miri al tornaconto personale?

No. Lo fa perché si rende conto che, dopo averne perse troppe, rischiamo di non cogliere più le occasioni. Il tempo sta scadendo. Come dice spesso proprio Matteo: se non le facciamo, ci portano via.

Responsabile di questi ritardi è anche Enrico Letta?

Il premier è rimasto vittima della composizione a freddo di un governo nato senza una base programmatica e di un parlamento frammentato e ancora ostaggio delle vecchie e pesanti figure del passato, Berlusconi su tutti. Ma era in un contesto difficilissimo, gli va riconosciuto il coraggio della responsabilità.

Ci deve ora mettere del suo?

Gli alibi sono finiti. Si deve accelerare, vanno portate a casa al più presto la legge elettorale e le riforme costituzionali, con l’abolizione del Senato e il dimezzamento dei parlamentari, il superamento definitivo delle Province e la redistribuzione delle competenze. Serve anche un grande piano sul lavoro.

Fa un po’ il “furbo”, Letta, quando parla di riduzione delle tasse grazie solo alla sospensione dell’imposta sulla casa?

Non è furbizia, è la constatazione di chi ce la sta mettendo tutta e pensa legittimamente di aver fatto meglio di altri almeno in alcuni settori. Ma non si può non evidenziare che la legge di Stabilità è debole e di poco respiro.

Manca di coraggio?

Sì, il coraggio che chiede Renzi.

Riassumendo, lei sta molto più con Renzi che con Letta?

Sto dalla parte di chi vuole vedere cambiare le cose perché così non andiamo più avanti. Da amministratore chiedo per esempio che sia rivisto il patto di stabilità interno. Altrimenti, un altro anno come il 2013, non lo reggiamo. E parlo da un territorio virtuoso, che ha sempre cercato di spendere bene, che ha colto i momenti in cui investire e in cui, invece, tirare la cinghia. Se ne dovrebbe parlare in primis con l’Europa. Se ne parli. Crediamo nell’Europa, ma va instaurato un rapporto diverso.

È il dna democristiano che zavorra Letta?

Non mi pare persona cui attribuire un’etichetta.

Se tra qualche mese Renzi la chiama al governo, lei che fa?

Sto governando la Regione Fvg mettendoci impegno, tempo ed energie. Saggio affrontare un problema alla volta.

Ha parlato di riconvertire gli ospedali regionali ed è stata accusata, lei pure, di poco coraggio. Che ne pensa?

Abbiamo eredito l’immobilismo degli anni della crisi. Penso, in tema sanitario, alla mancata applicazione del decreto Balduzzi e ai non interventi sulla rete ospedaliera pur di fronte a una Corte dei conti che segnala come la sanità Fvg costa il 20% in più della media nazionale. Non so quanto coraggio ci serva, ma siamo arrivati al punto di dover fare le cose e non solo annunciarle.

Farle anche in modo impopolare?

Sì, ma in questa fase ci pare opportuno non chiudere ma riconvertire profondamente, e cioè ridurre posti per gli acuti e aumentare quelli per la riabilitazione, eliminare i doppioni, creare nuove specializzazioni, diventare più efficienti spendendo di meno. Il secondo grande filone sarà quello del lavoro: la crisi ci impone di intervenire con forza.

Il caso Ater. Il centrodestra vi accusa di «killeraggio politico».

Non ci appartiene. Le persone ritenute competenti le abbiamo confermate, in altri casi, senza furore politico, abbiamo scelto. Puntiamo a una vera riforma delle Ater, raccogliendo tra l’altro esigenze urgenti provenienti dai vertici aziendali che ci segnalavano come la legge Tondo-Riccardi avrebbe impedito il regolare funzionamento del sistema.

A Mediocredito Fvg spendete più di prima optando per la professionalità della professoressa Compagno. Nel turismo il bando per la promozione quinquennale viene vinto da un progetto al ribasso. Una contraddizione?

Due cose diverse. Una è una banca fondamentale per il sistema finanziario regionale, l’altro è un progetto turistico. L’assegnazione alla società di Ejarque, non mia ma di una regolare commissione, arriva al termine di un percorso pubblico e trasparente.

Il direttore generale della Regione arriverà nei primi mesi del 2014, conferma?

Sto facendo le ultime valutazioni.

Dopo aver ricevuto qualche rifiuto. Quanti manager sta valutando?

Di quelli utili, conto almeno 200 curriculum. Non solo dalla regione.

Nelle nomine, da Del Fabbro a Castagna, è andata sull’usato sicuro. Come mai?

Ho individuato persone con competenze, conoscenze, capacità e, soprattutto, voglia di cambiare le cose.

Il nuovo piano finanziario di Autovie Venete prevede aumenti in linea con quelli degli ultimi anni, vale a dire tra il 12 e il 13%?

Il piano conterrà un aggiornamento del costo finale della terza corsia, ma non potrà non tener conto delle tariffe. Anche perché il traffico sta diminuendo.

Forse perché le tariffe sono troppo alte?

È un circolo vizioso. Ma anche in altre autostrade si soffre un calo.

L’aggiornamento del costo dell’opera sarà all’insù rispetto ai previsti 2,3 miliardi?

Contiamo che sia all’ingiù. Per la lottizzazione diversa rispetto al 2009, per la revisione di alcuni interventi tecnici, per le risorse previste dallo Stato. La quota in bancabilità sarà ridotta.

Si imputa un errore in questi mesi?

Più che altro mi dispiace non avere ancora portato a casa l’abolizione del ticket da 10 euro. Abbiamo scontato numeri ministeriali diversi da quelli che abbiamo trovato. Ma ce la faremo.

Il prossimo segretario del Pd Fvg dovrà essere un quarantenne?

Non ne faccio una questione di carta d’identità. Servirà un segretario consapevole della responsabilità e del ruolo in un partito che può pesare molto in regione e a Roma.

Sarà un PD nuovo, di tutti.

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di Domenico Pecile

Subito mano allo Statuto per organizzare il nuovo Pd, priorità a crisi e occupazione, mano tesa a tutte le “anime” del partito. La neo segretaria del Pd, Debora Serracchiani, detta l’agenda ai Democratici. Parla dei suoi ex “avversari” e spiega che il Pd dovrà esprimere, alle regionali del 2013, il candidato cdel centro sinistra.

Intanto complimenti.
Grazie.
Ha ottenuto il 51,56% contro 57,43% delle primarie degli iscritti. Un calo che si spiega come?
La vedo dal punto di vista diverso.
Cioè?
Beh, visto il traino di Bersani ritengo molto positivo sia il risultato in sé sia il voto disgiunto sulla mia persona. Di Più: non sarà necessario il ballottaggio e questo è un dato importante. Ma va anche sottolineato che Bersani in Fvg sia rimasto al di sotto della media nazionale.
Soddisfatta, dunque?
Certamente, anche se avrei preferito vincesse Franceschini.
Segretario, da dove comincia?
Partirò da una questione tecnica.
Quale?
Approvare lo Statuto regionale e visto che tra qualche mese ci sono le prime elezioni amministrative, è quanto mai opportuno rinnovare le cariche provinciali e di circolo.
Questo significa congressi?
Sarà lo Statuto a individuare con quale forma i segretari provinciali saranno eletti. L’obiettivo è il rafforzamento territoriale.
E dopo le questioni “tecniche”?
Il Pd ha ben presenti le priorità della crisi, del lavoro, dell’occupazione.
Il primo appuntamento?
L’assemblea regionale entro l’8 di novembre.
Avrà un vice segretario?
Devo ancora ragionare sul tipo di struttura. Ma sono una che lavora in squadra. Ho sempre fatto così. Dovrò individuare persone rappresentative di tutti i territori della Regione e in base alle competenze e alle responsabilità che desiderano assumersi.
Userà il manuale Cencelli per gli incarichi?
Credo proprio che abbiamo dato forza a un congresso che superato i meccanismi del passato. Almeno lo sforzo sarà sicuramente questo.
Ha sentito Carloni e Martines?
Entrambi mi hanno fatto i complimenti: lui mi ha telefonato; lei mi ha mandato un bel messaggio
Che ruolo potrebbero avere nel Pd?
Lo decideremo assieme.
Li convocherà?
Sarà necessario vederci per fare il punto della situazione ragionare anche sul tema dello Statuto.
La sua lista, “Semplicemente democratici”, non è andata benissimo?
Non direi. E poi a me interessava il risultato di Franceschini. Volevamo farlo vincere; non ci siamo riusciti. Pazienza, in ogni caso ha vinto il Pd.
Gli ex Margherita erano quasi tutti con lei. Una responsabilità in più… Cosa dirà loro?
Credo di avere lavorato per tutta la campagna congressuale per un partito che fosse espressione di tutte le sensibilità. Questo sforzo è stato premiato anche dal voto disgiunto. Abbiamo l’intenzione di andare avanti su questa strada. Ce l’hanno chiesto tutto quelli che hanno votato.
Esiste però, in modo innegabile, una nomenklatura con la quale dovrà fare i conto in termini di rinnovamento interno…
Le persone che mi appoggiavano hanno ben presenti le linee programmatiche. In termini di rinnovamento c’è tutta l’intenzione di costruire questo partito. E anche Martines e la Carloni hanno parlato di ricambio, di limiti di mandati e quant’altro.
Ma il rinnovamento sarà marcato?
Ci sarà l’impegno e l’assunzione di responsabilità di creare un partito forte appoggiando tutti quelli che vogliono impegnarsi.
Come rassicurerà i neofiti del Pd?
Beh, la lista semplicemente democratici era composta da tutta gente nuova. E questo è stato il primo segnale di rinnovamento.
Il primo obiettivo del Pd?
Un’opposizione efficace, importante. Poi ci saranno le amministrative “intermedie” prima delle regionali 2013. Dobbiamo arrivarci con un partito forte.
Lei sostiene che il candidato del centrosinistra nel 2013 dovrà essere uno del Pd. Perché?
Semplicemente perché auspico che sia il Pd a scegliere una leadership interna al centrosinistra.
Potrebbe essere lei?
Da qui al 2013 il tempo è lungo. Nel frattempo avrò molto lavoro da fare.

(Messaggero Veneto, 27 ottobre 2009)