Garantire la governabilità

logo-la-repubblica Riporto di seguito l’intervista rilasciata ad Andrea Carugati e pubblicata su la Repubblica di oggi, in merito alla discussione sulla legge elettorale.

«L’Italicum garantisce che la sera delle elezioni si sappia chi ha vinto. Il punto per noi irrinunciabile è il principio di avere un vincitore certo. Se qualcuno proporrà un metodo alternativo per centrare lo stesso obiettivo, lo ascolteremo».
Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd e presidente del Friuli, difende l’Italicum anche dal “suggerimento pesante” arrivato dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
E lancia la palla nel campo delle opposizioni: «Spetta a loro trovare una condivisione ampia su una proposta alternativa. Il Pd è disponibile a ragionare».

Napolitano suggerisce a Renzi di prendere l’iniziativa, non come premier ma come leader del Pd.

«Dal presidente Napolitano, al momento della sua rielezione nel 2013, abbiamo ricevuto un mandato molto chiaro sulle riforme istituzionali: come Pd abbiamo risposto coi fatti, con una riforma della Costituzione e una legge elettorale, l’ Italicum, che nella sua versione finale è frutto di una collaborazione parlamentare ampia e risponde ai tre criteri guida che ci siamo dati all’inizio della discussione: governabilità, stabilità e rappresentanza».

Vede segnali di una condivisione larga tra le altre forze politiche?

«Non direi. II M5S dice di essere disponibile a ragionare solo sulla propria proposta, il Democratellum; Forza Italia sostiene con Brunetta che non si può discutere fino al referendum d’autunno. Leggo di ipotesi che prevedono i collegi uninominali, di sistema francese e greco. Tutte legittime, per carità. Ma mi pare che non ci siano i numeri».

Infatti l’ex inquilino del Colle vi esorta a prendere l’iniziativa come avete fatto a inizio 2014.

«Se ci saranno ipotesi concrete e realizzabili, fermi i principi che ho ricordato, non ci tireremo indietro»

I maligni sostengono che adesso il Pd voglia disfarsi di una legge che potrebbe favorire il M5s, come a Roma e Torino…

«Non abbiamo nessuna paura di votare con l’Italicum, e infatti non stiamo proponendo alcuna modifica. E poi il movimento di Grillo ha sempre criticato duramente questa legge. Hanno
forse cambiato idea?».

Eppure si coglie un “prima” e un “dopo” rispetto alle comunali. Un Pd meno muscolare…

«Per noi il filo rosso resta sempre quello del sindaco d’Italia, che Renzi ha da tempo indicato come il più efficace, nei Comuni e a livello nazionale».

II Mattarellum può essere una strada percorribile?

«È un contributo utile, come altri. Noto un punto di debolezza
rispetto alla capacità di garantire la certezza di un vincitore
la sera delle elezioni».

La minoranza dem sostiene che occorra fare come in Germania o Spagna, dove il vincitore non ha automaticamente la maggioranza dei seggi.

«Devo ricordare qual è la situazione in Spagna con un sistema
che non offre garanzie sulla governabilità? Se c’è una gara, è necessario sapere chi vince. E’ un principio chiaro che gli elettori capiscono e apprezzano».

(Intervista di Andrea Carugati pubblicata su la Repubblica del 21 luglio 2016)

Inutili spallate

logo-la-repubblica Pubblico di seguito l’intervista che ho rilasciato a Giovanna Casadio per la Repubblica.

ROMA. «È in atto una denigrazione delle istituzioni. Pur di attaccare l’avversario politico, Renzi e i Democratici, si danneggia l’Italia».
Debora Serracchiani è la vice segretaria-portavoce del Pd. Pensa che il governo non esca logorato ma casomai più determinato dall’inchiesta di Potenza, però avverte: «Dare spallate al governo non conviene a nessuno e non credo che l’obiettivo della minoranza dem sia farlo cadere».

Serracchiani, ha visto che su Twitter è comparso un tormentone sulla “povera Guidi” alle prese con in fidanzato? Nella vicenda Tempa Rossa c’è anche un mescolamento di vita privata della ministra e vita pubblica.
«L’inopportunità dei comportamenti non ha genere. Credo che la decisione di Guidi di fare in passo indietro sia stata la più saggia e corretta».

Ma lei non crede che il governo si stia logorando?
«Noi stiamo continuando a lavorare con determinazione e coraggio. Non ci sentiamo in nulla logorati. Ci sono resistenze sulle riforme ma non ci fermiamo. Il governo ha fatto tante cose dalla riforma costituzionale al Jobs Act, dalla anticorruzione alle unioni civili…».

E anche allo “Sblocca Italia” con emendamento presentato, ritirato e poi ricomparso nella legge di Stabilità che ha provocato appunto l’affaire Tempa Rossa. L’inchiesta di Potenza sta mettendo in imbarazzo il Pd?
«Nessun imbarazzo e nessun mistero. Tutto alla luce del sole».

Brutto clima, però?
«Mi colpisce la denigrazione che c’è nei confronti delle istituzioni e del paese, perché siamo tornati ancora una volta a parlare male dell’Italia in nome di strumentalizzazioni politiche, pur di attaccare l’avversario politico».

Circolano molti veleni.
«Un conto sono le frottole dei 5Stelle, altro la realtà. Questo non è il governo delle lobby e dei poteri forti. È il governo che, anche di fronte a comportamenti inopportuni, agisce immediatamente».

È lo stesso ministro Delrio ad avere denunciato un dossieraggio contro di lui.
«Delrio ha presentato un esposto proprio perché deve essere fatta completamente chiarezza».

Nel partito c’è un’offensiva della sinistra dem, con accuse al premier di Bersani, di Cuperlo, di Speranza: parlando di arroganza, di ministeri svuotati. Voi renziani temete spallate?
«Dare spallate al governo non conviene a nessuno e sono certa che farlo cadere non sia l’obiettivo della minoranza. Il Pd va alle amministrative compatto».

Referendum-trivelle e amministrative si stanno trasformando in un voto contro Renzi?
«Qualcuno ci sta provando. Qualcuno sta facendo il possibile per montare politicamente delle consultazioni che hanno altro significato. Ma mi sembra un’operazione disperata. Gli insulti di Grillo sono il segno di una strumentalizzazione politica che non si ferma nemmeno di fronte al capo dello Stato».

Bersani e Prodi andranno a votare al referendum e voteranno no: c’è un nuovo asse anti-Renzi, non solo quello della sinistra ambientalista, ma anche degli “industrialisti” ulivisti?
«Non mi pare un nuovo asse. Mi sarei stupita se Prodi e Bersani avessero rinnegato le loro posizioni in ambito energetico e industriale».

Mettete nel conto che una parte del Pd possa votare no al referendum costituzionale?

«Il referendum costituzionale non è un affare interno al Pd ma una riforma costituzionale, sulla quale sono chiamati a esprimersi gli italiani. E’ una riforma voluta dal Pd e votata in Parlamento dai gruppi del Pd».

(Intervista pubblicata il 10 aprile 2016 su la Repubblica)