Sulla legge elettorale mai nessuna chiusura

314581-995x747Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Osvaldo Sabato e pubblicata su L’Unità

«Penso che sia un riconoscimento e un ringraziamento a chi sta lavorando con grande senso di responsabilità alla riforma del Senato» spiega Debora Serracchiani, riferendosi alla lettera di Matteo Renzi ai senatori.

La vicesegretaria del Pd e presidente del Friuli VG per l’ennesima volta rimanda al mittente le accuse di autoritarismo rivolte al premier, apre a «tutti coloro che seriamente vogliono fare le riforme» e a Sel di Nichi Vendóla, che conferma i suoi emendamenti, chiede atti concreti, «Quando se ne presentano ottomila, alcuni dei quali chiedono di chiamare Duma o Gilda il Senato delle Autonomie, penso che non vi sia poi questa grande disponibilità al dialogo», precisa.

Ne ha anche per i dissidenti del suo partito «voteranno come meglio credono – dice – ma non può sfuggire quanto sia importante che la minoranza rispetti anche la maggioranza».

Quanto alle possibili modifiche all’Italicum ipotizzate dal premier-segretario del Pd per avere il via libera in Senato sulle riforme nei tempi concordati, Serracchiani ribadisce ancora una volta che «Renzi ha sempre detto: facciamo la riforma del Senato e del Titolo V e poi cominciamo a ragionare di nuovo sull’Italicum». La nuova legge elettorale ha già avuto il passaggio in un ramo del Parlamento. «Noi abbiamo detto dall’inizio che c’erano alcune questioni aperte – aggiunge la vicesegretaria – penso al tema delle preferenze, alle soglie, o alla questione di genere, sulle quali abbiamo sempre detto che siamo pronti al dialogo». Su un punto il Pd non cede: la nuova legge elettorale deve garantire la governabilità.

Presidente, senza riforme ci saranno le elezioni anticipate?

«Se c’è qualcuno a cui non interessano le elezioni anticipate questo è sicuramente il presidente Renzi, il quale sta lavorando ad un piano di mille giorni, mi pare evidente, dunque, la volontà di portare a compimento le riforme, le più ampie possibili per questo Paese. Dopodiché ci mette la faccia tutti i giorni e se queste riforme non vedranno la luce perché c’è chi frena, se salta tutta la partita, credo che tutti saremo chiamati a riflettere».

Renzi mette fretta. Ma se dovesse andare a vuoto il suo tentativo?

«Io davvero credo che in queste ore stia aumentando la volontà non solo di farle, ma di cercare di allargare il più possibile il consenso, anche per far capire che sono una necessità per il Paese e non per Renzi o per il Pd. Sono una necessità a cui guardiamo da troppo tempo e ora bisogna fare in fretta, anche per iniziare a dare risposte a tante altre riforme».

Nel Pd non tutti la pensano allo stesso modo.

«È legittimo farlo, la minoranza ha avuto molti luoghi per esprimere le opinioni anche critiche. Lo hanno fatto in modo aspro, abbiamo discusso pubblicamente, penso alle direzioni nazionali, all’assemblea nazionale, ai tanti incontri che ci sono stati all’interno dei gruppi parlamentari. Insomma, penso che il confronto sia stato approfondito e ampio, se mantengono la loro opinione è legittimo che lo facciano».

Cuperlo però insiste e proprio a l’Unità ha detto che il mondo non si divide in gufi e renziani e che nel Pd serve rispetto.

«Io sono convinta che Cuperlo abbia apprezzato il modo approfondito con cui è stata fatta la discussione, sa esattamente quante volte è stato tentato, anche nel partito, di trovare una quadratura. Quando prima accennavo alle direzioni e alle assemblee ricordo che abbiamo sempre votato a larghissima maggioranza documenti e relazioni del segretario Renzi, che riportavano esattamente il contenuto delle riforme che ora stiamo facendo. Se è vero che ci voglia rispetto per la minoranza, ci mancherebbe, come dicevo prima anche loro devono rispettare la maggioranza».

La disponibilità di Renzi sull’Italicum potrebbe essere un assist ai grillini e a Sel?

«È a tutti coloro che vogliono fare le riforme. Credo che ci siano sul tavolo dei lavori estremamente equilibrati sulla riforma del Senato, sulla divisione delle sue competenze, sulla riforma del Titolo V. Un lavoro dello stesso tipo è stato fatto sull’Italicum, ma come è stato detto con la lettera di Renzi c’è sempre stata la nostra disponibilità, purché però sia condivisa».

I vendoliani non si smuovono, anche perché come dice la capogruppo Loredana De Pétris, dal governo non si è fatto sentire nessuno.

«Penso che quando si presentano ottomila  emendamenti, alcuni dei quali chiedono di chiamare Duma o Gilda il Senato delle
Autonomie, non vi sia poi questa grande disponibilità al dialogo. Se non è cosi ci facciano ricredere e quindi ci mettano nelle condizioni di poter discutere su cose concrete, noi siamo pronti, lo abbiamo fatto da sempre, ci mancherebbe che non prestassimo attenzione a quanto è stato indicato da Sei come prioritario, mi riferisco alla questione legata al referendum».

Intanto Beppe Grillo annuncia le guerriglie democratiche. Vuole fare un commento?

«Mi pare che non ci sia nulla di nuovo all’orizzonte. Fino a qualche mese fa parlava dei tribunali del popolo, ora parla di guerriglia democratica. Insomma è il solito Grillo. Mi spiace però constatare ancora una volta che non si capisce a nome di chi parli, perché molto spesso il suo Movimento pare muoversi in maniera diversa, penso alla posizione dell’onorevole Di Maio, che mi sembra un po’ confliggere con quella del capo».

Sull’immunità evitiamo strumentalizzazioni

senatoVi segnalo la mia intervista pubblicata su L’Unità

«Eliminare l’immunità dei senatori? Guardi, su questo tema ho un approccio molto laico e credo sia utile evitare ogni strumentalizzazione».

Martedì la commissione Affari costituzionali ha votato per lasciare le attuali guarentigie previste dalla Costituzione.

«Prendo atto che c’è stata un’ampia maggioranza su questo punto e anche un parere favorevole del governo. Dunque il testo che andrà in Aula sarà questo».

E in Aula che accadrà? È opportuno che venga eliminata?

«Deciderà l’Aula».

Ma il Pd che proposta farà?

«Su questo tema noi non abbiamo chiuso la porta. Nella lettera che abbiamo mandato al M5s abbiamo lasciato aperta questa questione, vogliamo sentire anche la loro ragioni. Poi l’Aula del Senato deciderà liberamente».

Lei che soluzione auspica?
«A me interessa che resti l’insindacabilità per le opinioni espresse da un parlamentare nelle sue funzioni. Per il resto credo che sia possibile farne a meno: io come presidente della regione Friuli Venezia Giulia non ho nessuna immunità e non la vorrei».

Dunque per lei non c’è necessità di un filtro per gli arresti e le perquisizioni?

«Credo che questa norma sia figlia del momento storico in cui è stata immaginata».

Come valuta il dialogo con il M5s sulla legge elettorale?

«L’incontro ci sarà certamente. Diciamo che la loro risposta alle nostre dieci osservazioni non è stata particolarmente approfondita. Avremmo preferito che entrassero nel merito delle questioni da noi poste prima di un nuovo incontro».

Voi nella lettera non citate le preferenze che stanno molto a cuore al M5s. È un segnale di apertura su questo punto?

«Lo abbiamo detto anche nell’incontro precedente. A noi le preferenze non fanno certo paura, come dimostra il risultato delle europee. Però c’è un nodo: noi non stiamo partendo da zero nella discussione. C’è un Italicum già approvato dalla Camera che è frutto dell’accordo con altre forze politiche. Il M5s si siede al tavolo solo adesso, buon ultimo, e non può pretendere di cambiare tutto. Sulle preferenze per noi vale l’accordo fatto con Forza Italia, che è contraria».

Dunque nessuno spiraglio?

«Voglio dire che l’accordo fatto con Forza Italia si può modificare solo con un parere favorevole di quel partito. Noi a quell’accordo crediamo e lo vogliamo portare fino in fondo».

Sulle riforme costituzionali è possibile qualche passo avanti con i grillini? Il professor Becchi, ideologo del movimento, sostiene che questo Pa riamento non è legittimato a cambiare la Costituzione.

«Non è molto facile decifrare le posizioni del M5s, L’incontro con loro è stato fatto sulla legge elettorale. Ci è parso di capire, in particolare da quanto dichiarato da Di Maio, che c’è una possibilità di discussione anche sulle riforme istituzionali. Se è cosi siamo pronti a farlo. Ma anche su questo capitolo è chiaro che il lavoro non parte da zero: c’è un testo su cui si sta lavorando in commissione in Senato, che è frutto di un lungo lavoro con la maggioranza e poi con Forza Italia e Lega. Si parte da questo
testo, poi se ci sarà dal M5s la volontà di collaborare siamo pronti all’ascolto».

Lei da tempo sostiene che immunità non sarà mai impunità. Che significa?

«Il Pd non utilizza e non utilizzerà le attuali fonile di immunità per proteggere qualcuno dei suoi dall’azione della magistratura. Lo abbiamo dimostrato con il voto sull’arresto del deputato Genovese e faremo così anche in futuro».

Riforma del Senato: non c’è spazio per stravolgimenti

VIDAL-MINZOLini-620x350La mia intervista rilasciata a Umberto Rosso e pubblicata su La Repubblica

«Le riforme non possono essere fermate da Mineo e Minzolini. Abbiamo raggiunto un punto di equilibrio, dopo un lungo confronto. Adesso vanno portate a casa. Ce lo hanno chiesto gli elettori, bisogna rispettarli».

Presidente Serracchiani, ma come risponde il vertice del Pd alle richieste dei dissidenti?

«Questa sarà una settimana cruciale. C`è un testo, frutto di un lungo confronto, che ha impegnato il ministro Boschi, Zanda, la Finocchiaro, il gruppo parlamentare. Un testo che è il punto di caduta di posizioni diverse. Un compromesso, in cui anche il presidente del Consiglio ha rinunciato a qualcosa a cui teneva, come un ruolo più forte dei sindaci nel nuovo Senato».

Dovrebbero rinunciare ai loro emendamenti anche i dissidenti del Pd?

«Premesso che un voto contrario sarebbe, naturalmente, del tutto legittimo, noi siamo pronti ancora al confronto con tutti, col gruppo parlamentare del Pd come con Forza Italia o Grillo. Tuttavia, sinceramente penso che non ci sia più spazio per posizioni che stravolgono un testo frutto di una discussione tanto ampia».

Come la richiesta di Chiti e altri democratici del Senato elettivo…

«Chiti, da ministro delle Riforme, voleva proprio il superamento del bicameralismo perfetto. E parlava del modello tedesco. Ovvero, proprio i punti-chiave che caratterizzano ora la nostra riforma. Mi auguro che questioni personali non finiscano per prevalere sugli interessi del paese».

E cioè?

«Quel 40 per cento di voti ci ha consegnato una responsabilità enorme, e la richiesta definitiva dei cittadini di cambiare. Ora tocca a noi, abbiamo noi la palla. Dobbiamo vincere questa partita delle riforme per rispetto di quel che gli elettori sí aspettano da noi. E ce lo chiede anche l`Europa».

Ma le riforme istituzionali possono davvero favorire una flessibilità della Ue sul nostro deficit?

«Sì, perché ci rendono più competitivi. Senza il bicameralismo perfetto, possiamo approvare più velocemente le leggi. E all`Europa questo interessa, e molto. Insieme a quello che già stiamo facendo sulla pubblica amministrazione, il lavoro, la giustizia».

I dissidenti pd chiedono anche di ridurre i deputati, perché con un Palazzo Madama di soli 100 senatori, chi vince alla Camera si elegge da solo anche il presidente della Repubblica.

«Adesso stiamo affrontandola riforma del Senato e del Titolo V, per ridefinire i rapporti fra il centro e le regioni. Da presidente regionale, per esempio, io mi sono resa conto di quanto sia più giusto mettere nelle mani del governo nodi come le grandi infrastrutture. Insomma, non ci stiamo occupando della riforma della Camera, non è all`ordine del giorno. Quando lo sarà, potremo discutere di tuttii correttivi, anche delle modalità di elezione del presidente della Repubblica».

E da Forza Italia, pure alle prese con il dissenso interno, cosa si aspetta?

«Il patto del Nazareno è un accordo che hanno condiviso e firmato. Ci aspettiamo che Berlusconi lo rispetti. Disponibili naturalmente a discuterne ancora qualche aspetto, a incontrare Berlusconi. Così come tutti gli altri».
Fonte: La Repubblica

Non ritorno.

 

Al Senato il centrodestra ha votato il primo sì al processo breve.
Spero che il via libera alla norma ignobile sul processo breve sia per il Partito democratico un’iniezione di indignazione civile, un punto di non ritorno.
Dobbiamo rilanciare una proposta politica nostra e non rimanere costretti a giocare di rimessa su un’agenda dettata da altri, volta a volta su Craxi o sul processo breve, sull’alleanza con l’Udc o con Di Pietro.
Penso che la forza riformista del Partito Democratico è affidata anche alla capacità di esercitare leadership stando all’opposizione e questa capacità sembra essersi appannata. E’ chiaro che mi assumo la mia parte di responsabilità.