Più coraggio, Letta. Il Pd vuole un patto chiaro

300372879Vi segnalo l’intervista rilasciata a Maria Zegarelli e pubblicata su L’Unità

Vacanza?

«Niente affatto, sono al lavoro in Regione».

Debora Serracchiani, governatrice del Friuli Venezia Giulia, nonché responsabile Trasporti e Infrastrutture nella segreteria di Matteo Renzi, è una sgobbona. Sgobbona e determinata, insieme ai suoi coetanei ormai nei posti apicali del partito, a dare una nuova impronta al Pd e una sostanziosa spronata al governo. Presuntuosi? «Affatto, sappiamo che questo è il momento di dimostrare cosa sappiamo fare e dobbiamo mettercela tutta». E questa sfida li trova in compagnia di Angelino Alfano, politicamente su fronti opposti, ma con lo stesso obiettivo: dopo aver preso il posto degli eterni protagonisti politici, adesso vogliono iniziare una nuova fase. A partire dal governo. «Enrico Letta deve avere più coraggio», dice la governatrice.

Intanto finisce l’anno con lo scivolone sul salva Roma. Se deve fare un bilancio, come giudica questi mesi del governo?

«Enrico ha governato in un contesto difficilissimo, non dobbiamo dimenticarci come è partito questo esecutivo. Adesso il mio auspicio per il 2014 è di un maggiore coraggio soprattutto sulle riforme».

Letta intende basare il lavoro dei prossimi mesi su un patto di maggioranza. Quali dovrebbero essere i punti fondanti?

«Vorrei intanto sottolineare il metodo scelto: per la prima volta non si fanno accordi nelle segrete stanze ma si stabilisce la necessità di una trattativa aperta su punti programmatici. Non su nomi e cognomi, ma sul programma. Mi sembra un passo avanti notevole. Sul merito, credo che le indicazioni fornite dal segretario del Pd siano chiarissime: investono le questioni legate ai costi della politica, dall’abolizione del Senato al dimezzamento del numero dei parlamentari, al superamento delle Province, e la grande sfida sul lavoro. Per la prima volta questa questione viene affrontata come un corpo organico, per il quale è necessario un grande piano che lo affronti in modo complessivo. Infine, ci sono tutte le vicende europee che da gennaio dovranno essere prioritarie. Credo che non possa che partire da qui un patto alla tedesca per proseguire con l’azione di governo».

L’altro socio di maggioranza, Alfano, si è detto pronto a raccogliere la sfida lanciata da Renzi. Ma le differenze tra voi e il Ncd restano intatte. Su cosa è più facile mediare?

«Si continua a chiamare trattativa alla tedesca, quindi è evidente che si lavora per trovare un punto di equilibrio. Ma è altrettanto evidente che ci sono dei punti ineludibili sui quali il governo deve pronunciarsi e deve farlo anche il Ncd. Sono convinta che in una valutazione complessiva, che anche Alfano fa, rispetto all’opportunità oppure no di andare subito a votare, la ricerca di una quadratura sul programma sia la strada migliore».

Ma arriviamo al concreto. Renzi chiede l’abolizione della Bossi-Fini, Alfano non la ritiene una priorità. Che fa il Pd su questo? Rompe la maggioranza?

«Quello della Bossi-Fini non è un problema politico: è un problema tecnico, non ha funzionato. Non ha risposto tecnicamente ai temi che sono legati all’immigrazione, oltre al fatto che va aggiornata anche alla luce di tutte le modifiche che la stessa crisi ha portato alla questione dell’immigrazione. Sono cambiati i flussi, le provenienze, le richieste, che arrivano molto di più da zone di guerra. Questa è una legge che richiede una profonda revisione in tutti gli aspetti che l’hanno messa sotto stress. Infine, anche l’Europa ci chiede di adeguare la Bossi-Fini alle norme comunitarie. Sono convinta che Alfano, che viene da una terra che è toccata direttamente dall’immigrazione, sia una persona ragionevole che, di fronte a domande che vengono poste e per le quali non ci sono risposte adeguate, sia disponibile al confronto».

Altro tema. Il Job Act. Alfano risponde a Renzi proponendo tre anni di zero burocrazia per chiunque voglia avviare una nuova attività. Dice che lo Stato deve fidarsi degli italiani. Lei che ne pensa?

«Credo che nessuno abbia una bacchetta magica e che l’insegnamento che ci arriva da questa grave crisi è che occorrono molti interventi nel settore, piccoli, grandi e di amplissimo respiro. Quando si parla di lavoro non si può affrontare solo la questione della burocrazia tralasciando le regole, oppure toccare solo le regole trascurando gli ammortizzatori sociali. Quando si parla di Job Act è questo che si intende: la costruzione di un piano organico che tocchi tutti i temi. Ci stiamo lavorando, ho letto moltissimi interventi, stiamo ascoltando molte persone e quando saremo pronti lo faremo in poco tempo».

La nuova segreteria ha l’ambizione di cambiare il partito. La prima prova sarà quella di riuscire a fare sintesi e il lavoro sembra un tema molto a rischio. I giovani turco hanno già espresso perplessità sul piano del segretario.

«I giovani turchi hanno detto di no a un piano che hanno inventato perché ancora non esiste».

Ma è stato Renzi ad annunciare alcune misure.

«Renzi ha illustrato alcune idee, ma il piano, ripeto, ancora non è stato presentato in tutta la sua completezza. Quello dei giovani turchi mi sembra un no preventivo, legittimo ma preventivo».

Riuscirà questa segreteria laddove hanno fallito quelli prima di voi?

«Sono molto fiduciosa, questa è una segreteria composta da persone con provenienze e sensibilità diverse. Sarà la giovane età, o forse il fatto che non abbiamo zavorre sulle spalle, ma finora la sintesi l’abbiamo trovata, con un approccio molto laico alle questioni».

 

Votare per cambiare

untitledCari amici e care amiche,

domenica 8 dicembre, andando a scegliere il prossimo segretario del PD, avremo finalmente la possibilità di dare un segnale netto di cambiamento rispetto al passato.

Un segnale di discontinuità forte, un vero e proprio scossone, che investirà il Partito Democratico ma il cui effetto dirompente si rifletterà sull’intera politica italiana. Dopo tanti anni, infatti, abbiamo la concreta possibilità di incidere nel tessuto connettivo di una politica ritenuta, da tanti, troppo distante dalle richieste e dai bisogni della comunità.

Vorrei ricordare che questa volta il voto è aperto a tutti. Si tratta, quindi, di un’occasione unica con la quale si potrà, non solo dare corpo e voce all’insoddisfazione dei tanti militanti che hanno visto e subito un partito distante e di cui hanno dovuto patire le decisioni, ma anche attrarre persone che in questi anni abbiamo perso per strada, individui sempre più delusi e amareggiati perché la politica non ha saputo dare loro risposte.

E’ questo il compito della politica, in generale, e della sinistra, in particolare: indicare, cioè, un cammino, prospettare soluzioni e accompagnare il cittadino nei momenti di crisi. Crisi, non solo economica, ma crisi di sistema, di valori, di progettualità, in poche parole, mancanza di speranza per il futuro.

Per questo vi invito a mettere da parte l’indifferenza e lo scetticismo, il qualunquismo individualista, il: “Ma tanto sono tutti uguali” e vi sprono a scegliere. Domenica abbiamo la possibilità di farlo: l’otto dicembre, l’Italia con Matteo Renzi può cambiare davvero “verso” e questo dipende da noi, solamente da noi.

Debora Serracchiani

Fra cucina e calcio

29505_1serracchianiEinProsit17nov13Vi segnalo l’intervista rilasciata ad Augusto Dell’Angelo e pubblicata su Ilquotidianofvg.it

Due ore a ruota libera con Debora Serracchiani, da 7 mesi presidente della Regione Friuli Venezia Giulia. Ne esce un ritratto ‘privato’, ben lontano dallo stereotipo del politico in servizio permanente effettivo.

L’occasione è “Ein prosit”, la manifestazione eno-gastronomica organizzata nel palazzo veneziano di Malborghetto dal Consorzio tarvisiano, giunta alla tredicesima edizione.

La sblocca il clima di festa, la presenza del marito Riccardo, dell’olimpionico di canoa Daniele Molmenti e dell’attore Giuseppe Battiston.

Ed è proprio il suo recente successo al Festival del cinema di Venezia con “Zoran, il cugino scemo” di Matteo Oleotto a suggerire a Debora un caldo plauso ai registi friulani, il goriziano e ora Alberto Fasulo, premiato col Marc’Aurelio d’oro a Roma col film “Tir”.

Ennesimo motivo d’orgoglio per questa terra diventata mia”.

Ma come, quando e perchè hai lasciato la tua Roma per approdare qui?”

Galeotto fu l’amore. Lui aveva trovato lavoro a Udine e io mi ero appena laureata in giurisprudenza alla “Sapienza”. Confesso che di Udine non sapevo niente e anch’io, come adesso tanti altri in Italia e nel mondo, la definivo “la città vicino a Venezia. “Poi invece me ne sono innamorata, veramente. E ora la sento mia. Tornando al distacco dalla mia città, non ci ho  pensato a lungo, mi son buttata nell’avventura e basta. Ci siamo insediati a Santa Caterina, a Pasian di Prato (ora invece abitiamo ai Rizzi). Dapprima con 5 gatti e 3 cani, ora due li abbiamo ‘dirottati’ a casa dei miei e l’altro lo stiamo curando all’università  veterinaria di Padova

La principale differenza fra Roma e Udine.

La capitale è invasiva, qui tutto marcia a misura d’uomo”.

I tuoi come hanno preso il distacco?

Non hanno fatto drammi e adesso da qualche tempo mi hanno raggiunto qui a Udine”.

Dove si mangia e si beve bene…

Premesso che anche a Roma la gastronomia non è da buttar via, qui devo ammettere che ci sono dei piatti che mi piacciono molto. Specialmente i cjarsons e poi il frico

Sei una buona cuoca?

Tutt’altro. Quando abitavo in famiglia mia madre mi vietava di metter piede in cucina: doveva far tutto lei che era eccezio nale ai fornelli. E così quando arrivai a Udine ci trovammo, io e Riccardo, incapaci entrambi di cucinare, a ricorrere ai panini oppure ai tranci di pizza”.

Un’alimentazione non proprio ideale…

Infatti ci accorgemmo dei problemi di linea e cominciammo, a turno, a cimentarci ai fornelli. A me piacciono i primi, in particolare la pasta, purchè sia al dente. Aggiungo il minestrone e la pasta e fagioli, anche se ho notato che in Friuli la fanno in modo diverso rispetto a Trieste. Come cuoca sono un po’ migliorata”.

Il Tiramisù è nostro o dei veneti?

Non fatemi litigare con il collega Zaia, governatore del Veneto”.

E nella terra dei vini come ti trovi?

Confesso che sono agli antipodi dei sommelier, anzi non sono per niente un’intenditrice. Li ho scoperti qui in Friuli. Un’altra differenza con Roma è che là alle 10 di mattina si beve un cappuccino, qui invece un bicchiere di vino. Comunque dico che preferisco i rossi, particolarmente quelli corposi come il Refosco e il Pignolo”.

Una digressione politica anche per il tuo passato ruolo di parlamentare europea. E vero che abbiamo fatto poco per contrastare l’Ungheria sulla denominazione Tokaj e che molto ha inciso l’esigenza di Gianni Agnelli di non insistere dovendo la Fiat aprire un grande stabilimento nei pressi di Budapest?

Ho saputo anch’io che, alla vigilia dell’entrata dell’Ungheria nell’Ue, nel 2004, c’erano state pressioni in tal senso, ma io allora non ero ancora a Strasburgo. Comunque il ricorso alla denominazione “Friulano” mi è parsa un’ottima scelta”.

Torniamo al privato. Soche sei romanista. Quando si gioca Udinese-Roma per chi tifi?

Tra le due madri della mia vita non posso schierarmi. Dico soltanto che da ragazzina l’intera famiglia andava allo stadio a inneggiare ai giallorossi. Ora la violenza nel calcio e sugli spalti ha ucciso anche questo aspetto di coesione sociale”.

Quante ore al giorno lavori?

Una media di 14, tra riunioni di giunta, incontri per i sempre più numerosi casi di crisi economica e i viaggi a Roma per ottenere il giusto per la nostra Regione”.

E come avvocato?

Per fortuna nello studio ho ottimi partner, così come da politico ho buonissimi collaboratori, a cominciare dalla segreteria”.

Guadagnavi di più da legale o adesso da leader politico?

Di più prima”.

Ultima digressione politica. Dato che sei diventata renziana, il sindaco di Firenze verrà a Udine per la terza volta prima dell’8 dicembre, data delle primarie del partito?

Lo spero. So che ha in programma un intervento a Pordenone, invitato da Bolzonello. Potrebbe fare un salto anche qui”.

Non sarà una blindatura a salvarla

Camera, informativa del Ministro della Giustizia su caso LigrestiVi segnalo la mia intervista rilasciata a Giovanna Casadio e pubblicata su Repubblica.it

Il Pd deve ascoltare il disagio che c’è nella base sulla vicenda Cancellieri. Io giro i circoli e tra i nostri militanti lo sconcerto è forte. Di fronte a determinati fatti, gli aspetti valoriali, etici, morali sono così radicati, che non puoi pensare di metterli da parte per nessuna ragione, meno che mai per ragioni politiche“.

Debora Serracchiani, la “governatrice” del Friuli, renziana, torna all’attacco. Ripete da giorni che il premier Letta dovrebbe confrontarsi, prima dell’assemblea dei deputati di domani sera, con il Pd.

Serracchiani, i Democratici devono uscire dall’incertezza sul caso Cancellieri?

La vicenda è nota. È assolutamente utile e necessario che anche Letta si confronti con il Pd, perché la sfiducia mercoledì arriverà a Montecitorio, e una posizione bisogna averla. Non sta a me giudicare un comportamento se non dal punto vista politico. Devo riconoscere che il ministro Cancellieri ha preso in mano il piano carceri, il Friuli è una regione scelta per un nuovo carcere e lei ha accelerato. Però la politica è fatta di esempi, e deve farsi carico di una coerenza di comportamenti. Questo non è un buon esempio, rischia anzi di sottolineare quella certa italianità in base alla quale tutto è possibile e tutto è giustificabile“.

Quindi il ministro Guardasigilli deve fare un passo indietro?

Non si può liquidare la cosa con una blindatura, come se non vi fosse nulla da discutere. C’è invece molto da dire e da valutare tutte le possibilità. Anche perché il governo è chiamato, proprio in questo momento straordinario in cui tutto, politica compresa, si sta scomponendo, a dare un indirizzo anche di chiarezza, di determinazione e di coraggio nei comportamenti“.

Civati dice di voler presentare una mozione di sfiducia: è una buona mossa?

Io non credo sia il tempo delle mozioni di sfiducia annunciate da un singolo. Davanti a questo fatto, penso – e sono certa lo pensi anche Civati – che debba il partito tutto trovare una coesione su come comportarsi. Oltretutto noi siamo in pieno congresso, e però tutti e quattro i candidati alle primarie per la segreteria hanno espresso una posizione quasi analoga, cioè che Cancellieri deve avere il senso dell’opportunità politica. Va fatto un confronto con il premier, ripeto“.

Niente fughe in avanti?

Niente fughe in avanti. In un caso come questo, bisogna ritrovare la capacità di essere un partito, che oltre a indicare un’agenda al proprio governo, sappia sollecitare una reazione di un certo tipo“.

Epifani è troppo attendista, secondo lei?

Attende più che altro il confronto tra i gruppi parlamentari. Ma quello che chiedo è che non resti tutto nelle opinioni del Palazzo. La gente ce l’ha ben chiaro cosa c’è da fare“.

Per i militanti democratici difficile da digerire sono le larghe intese?

La fatica e la sofferenza è tanta. La stessa legge di stabilità non ha aiutato un ritrovarsi, perché sembra una legge di stabilità che non accontenta nessuno a partire dall’Europa. È come avere studiato tantissimo, ma la prima domanda è proprio quella che hai trascurato“.

Il governo è più forte con la scissione del Pdl?

Mi sembra che si viva alla giornata, e questo non aiuta in nessuna forma la cosiddetta stabilità. Il centrodestra somiglia a una società che va male e mette tutto il brutto nella bad company, cioè Berlusconi e la sua prima fila, e tenta una good company“.

Good Company

IMG_246961499596243A Il Velino di Napoli ho spiegato come è nata l’idea della “Buona Compagnia” presentata martedì sera a Napoli insieme al neo segretario del Pd della provincia di Napoli Venanzio CarpentieriLeonardo Impegno e Francesco Nicodemo .

 “L’idea della ‘Good company’ nasce insieme a Francesco Nicodemo. Vorremmo creare una squadra intorno a Renzi per cambiare il volto del Paese”.

Chi sono coloro che potrebbero far parte della squadra?

Parliamo ovviamente di persone che lavorano sul territorio. Persone che hanno un’idea, una volontà e un comune sentire di dover cambiare la classe dirigente”.

Intende quella interna al Pd o anche quella al Governo?

Io credo che bisogna cambiare il modo di fare politica. Per cambiare il Paese, bisogna cambiare il Pd. Dobbiamo però stare attenti a non fare confusione”.

Ci spiega?

Quando parlo di cambiare il Paese, non intendo come contrapposizione al Governo, ma come esigenza generale. In tutti i livelli della società deve cambiare qualcosa”.

Cambiare il Pd per una nuova politica?

Il contributo del partito sarà quello di stimolare e di dare un contributo anche all’agenda di Governo”.

(Intervista rilasciata il 12 novembre 2013 a Mariangela Barbarisi, del Velino – Campania)

Intervista sul congresso rilasciata a Il Mattino

Matteo Renzi e Enrico Letta Firenze 08/06/2013Vi segnalo la mia intervista rilasciata ad Adolfo Pappalardo e pubblicata su Il Mattino.

«Per me è scontato che Enrico Letta si candidi alle primarie per il candidato premier», dice la renziana Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, domani a Napoli .

Prodi non voterà.

«Umanamente capisco il suo malessere, anche io sono rimasta molto amareggiata dalla vicenda dei 101 franchi tiratori. Ma…»

Ma?

«In momenti importanti per il partito, uno come lui, il fondatore e l`anima dell`Ulivo, dovrebbe mettere da parte certi risentimenti. E andare a votare. Anche non schierandosi».

Serpeggia il timore di una scarsa affluenza: la sua astensione rischia di innescare una fuga del suo elettorato.

«Guardi il timore che potrebbe non esserci una grande affluenza c`è. Ma non tanto per la sortita dell`ex premier quanto per quello che sta accadendo. Troppe polemiche, spesso inutili. Come se ci fosse un tentativo di delegittimare uno strumento così importante».

E se Prodi l`avesse fatto per danneggiare voi?

«Non ci crederò mai. E comunque spero che ci ripensi: è una parte importante della storia del Pd».

Una scarsa affluenza danneggerebbe proprio voi renziani: potrebbe essere una vittoria a metà.

«C`è una stanchezza generale sempre più palpabile nel nostro mondo e il governo delle larghe intese non aiuta il riavvicinamento. Ma ogni volta siamo stati stupiti dal numero degli elettori e, comunque, credo che se anche ci fosse scarsa affluenza non ci sarà alcun contraccolpo per Renzi. Sarà lui il segretario del partito, cambierà il Pd: solo lui mi dà questa prospettiva».

Epperò parla poco di Pd.

«In questo momento serve più che altro parlare di Paese. Io stessa, da amministratore, vorrei sapere dell`agenda Paese. A cominciare dalla revisione del Patto di stabilità».

Epifani avverte: anche Letta scenderà in campo per le primarie del candidato premier.

«Lo davo per scontato perché queste sono le primarie da segretario. D`altronde non si è voluto modificare lo statuto che avrebbe reso automatico il passaggio da segretario a candidato premier».

Ma ce la farà a fare il sindaco e segretario?

«Smettiamola con questa strumentalizzazione: solo a lui viene chiesto di dimettersi da sindaco. Non ne facciamo una questione di tempo: si può fare e, anzi, nel doppio ruolo eviterà di trovarsi, come spesso accade a noi amministratori, in trincea con le pistole ad acqua. Serve invece, e subito, muoversi sulla revisione del Patto di stabilità, semplificazione amministrativa, detassazione e sgravi perle imprese che chiudono. E il Pd, attraverso il segretario è chiamato a fare queste cose. Servono riforme coraggiose».

C`è però un governo che dovrebbe farle.

«Questo esecutivo manca di coraggio. Non è colpa di Enrico Letta però costretto da un Pdl che si sta disfacendo. Anche se resta l`unico governo possibile ora».

E Renzi che scalpita per votare?

«Il maggior partito di centrosinistra può essere solo un positivo pungolo: Matteo s`impegnerà per dare una mano a Letta».

Fioroni è pronto per la scissione sul caso Pse.

«Una polemica anacronistica basati su vecchi schemi: alla Ue il Pd siede già nell`alleanza dei Democratici e socialisti».

(intervista di Adolfo Pappalardo pubblicata su Il Mattino del 12/11/2013)

Go on FVG

foto-e1382453703433-1024x1024Lunedì scorso sono intervenuta, anche in qualità di rappresentante nella Cabina di Regia per l ‘attuazione dell’Agenda digitale italiana, alla discussione su “come internet cambia l’impresa” nell’ambito del secondo Italian Digital Agenda Forum (potete ascoltare il mio intervento qui ) .

Ho colto l’occasione per raccontare l’esperienza della regione Friuli Venezia Giulia che ha aderito, per prima, al progetto “Go on Italia” di formazione digitale per portare tutti gli italiani in rete.

Proprio sul progetto “Go on FVG” vi segnalo l’articolo di Riccardo Luna pubblicato su ilpost.it.

 

 

 

Poker rosa?

«

Non mi sembra un grande sacrificio candidare le donne in Umbria, Toscana ed Emilia Romagna, le regioni dove il Pdl ha meno chance di vincere…». Silvio Berlusconi cala il suo «poker rosa» di candidate? E, mentre lo esibisce a favor di telecamere in via dell’Umiltà, ammette l’«inferiorità maschile»?

Debora Serracchiani, la «ragazza che ha battuto Papi», come l’hanno ribattezzata i giornali all’indomani dell’eurosorpasso a suon di preferenze, storce il naso. E ”smaschera” la svolta femminista del Cavaliere: schiera quattro aspiranti governatrici, ma solo una può davvero farcela. Ed è, guardacaso, la ”finiana” Renata Polverini.
Il premier esalta pubblicamente il suo «esercito di donne» in corsa alle regionali. Perché?
Probabilmente cerca di dare un’immagine migliore delle donne di quella che ha veicolato sinora.
Può riuscirci?
Berlusconi dice che, in Italia, dobbiamo accogliere solo le belle ragazze albanesi. Che credibilità può avere quando parla di parità di genere?
Berlusconi dice che le sue candidate sono brave.
Il punto è che sono confinate comunque nei recinti definiti dallo stesso premier.
Il premier si dice convinto dell’inferiorità maschile. Gli crede?
Evito persino di pormi la domanda. E non escludo che Berlusconi ritratti pure questa dichiarazione.
Mara Carfagna, però, dà man forte: dichiara che, mentre il centrosinistra predica, il centrodestra pratica le pari opportunità.
Onestamente, quella del ministro alle Pari opportunità mi pare una spiacevole caduta di stile: non ha nessun senso innescare una rincorsa su una questione bipartisan che dovrebbe vederci tutte unite.
Ma il centrosinistra, sulla parità di genere, può fare di più?
Il centrosinistra, da sempre, è lo schieramento politico che investe maggiormente nelle donne: e le donne che si sono succedute al governo, solo a fare un esempio, ne sono la riprova.
Dopo di che, sicuramente, può fare di più. Cosa?
Le quote rosa mi piacciono poco ma, se non c’è una soluzione più efficace, facciamole. Devono essere quote rosa effettive, però.
In che senso?
Non basta farsi belli con le candidature: le donne devono essere elette, così come devono entrare nei cda e nei tanti posti di comando dove oggi la parità non c’è.
Berlusconi, attorniato dalle sue candidate, carica intanto di valenza nazionale le regionali. Perché?
Le candidature regionali del centrodestra, per come sono nate, hanno dimostrato che Berlusconi non ha più il controllo del territorio. Chissà, magari, adesso cerca di riappropriarsi della leadership perduta.
Un appello bipartisan alle donne candidate?
Portare la politica sui contenuti facendo uno sforzo in più.
La Polverini dice che, alle donne, si chiede sempre un impegno aggiuntivo.
Ha ragione. Ci viene sempre chiesto ”di più”: non solo dobbiamo fare, ma dobbiamo sempre fare meglio, se vogliamo essere credibili. Lo dico con serenità, senza acrimonia, ma così è.
(Intervista rilasciata a Roberta Giani per “Il Piccolo” di Trieste, 17 febbraio 2010)