Un Bacio che vale

CityFest - Premiere "Un bacio" Ho recentemente assistito alla prima proiezione nazionale del film “Un bacio” di Ivan Cotroneo, che uscirà in tutte le sale il 31 marzo.
Ambientato in una scuola di Udine, il film affronta temi delicatissimi e di grande, spesso drammatica, attualità, come il bullismo, l’omofobia e la discriminazione di genere, mettendo in primo piano le storie di ragazzi normali, resi protagonisti di vicende esemplari.
Il Friuli Venezia Giulia è una regione che è stata spesso all’avanguardia nelle lotte per i diritti civili, attraverso figure esemplari che hanno segnato il percorso della nostra Repubblica in questo ambito, da Basaglia a Loris Fortuna a Beppino Englaro. Anche attraverso un film si possono trasmettere messaggi importanti, e mi auguro che Un Bacio possa contribuire per la sua parte a risvegliare tante coscienze.
Ma c’è anche un altro aspetto che vorrei sottolineare. Il progetto di Cotroneo, infatti, qualifica l’attività che la Regione sta svolgendo attraverso il sostegno a FVG Film Commission. Aumentare la visibilità del Friuli Venezia Giulia attraverso le location cinematografiche significa muovere un volano potente anche dal punto di vista economico, che concorre a creare valore aggiunto per il territorio: nuova occupazione e indotto.

Là dentro.

carcere udine 

Sono stata in visita, assieme al consigliere regionale Paolo Menis, al carcere di Udine. Ho trovato che il direttore e gli operatori hanno saputo creare un clima di grande collaborazione con i detenuti, davvero importante per far fronte a tante difficoltà.

Nel carcere sono ospitati attualmente 229 detenuti, dei quali 59 in attesa di giudizio e circa la metà stranieri. La soglia massima di tollerabilità è di circa 150.

Con il direttore, che da 27 anni guida l’istituto di pena udinese, abbiamo avuto un lungo colloquio nel corso del quale abbiamo fatto il punto sulla condizione generale delle carceri della regione che, oltre ad Udine, comprendono anche le strutture di Tolmezzo, Pordenone, Gorizia e Trieste. Realtà molto diverse tra loro ma accomunate da due grandi problemi, quello del sovraffollamento e della grave carenza di personale.

Poi la visita. Siamo stati nei locali interni, abbiamo visto  le celle e gli spazi comuni, fino all’attigua caserma in cui operano oltre un centinaio di agenti. Gli stessi agenti e i volontari che lavorano nella struttura ci hanno spiegato lo sforzo in atto per coinvolgere i reclusi in attività didattiche e di avviamento professionale, e hanno sottolineato l’obiettivo di rieducare e mantenere un clima di tranquillità e di convivenza accettabile. Ci sono state illustrate anche le diverse collaborazioni con il Comune, con cui sono state attivate borse di lavoro, e con diverse associazioni culturali del territorio.

In conclusione, devo dire che non si può che essere preoccupati, sia per il sovraffollamento, che difficilmente verrà risolto da un ‘piano carceri’ del Governo ancora tutto da interpretare, sia per il problema del turnover del personale, che la finanziaria nazionale ha deciso di non affrontare, entrambi riflessi di una politica fatta di annunci.

Finita la visita, mi sono convinta che era giusto dedicare a loro, agenti e detenuti, almeno una simbolica presenza, e così ho deciso di partecipare alla Messa di Natale che si celebra in carcere.