Pse, per il Pd è una questione così urgente?

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Nel 2014, “Europa” sarà la parola chiave anche della politica italiana, e per diversi motivi. Si terranno le elezioni europee, spetterà all’Italia il semestre di presidenza e partirà una nuova fase della programmazione comunitaria, con ricadute sempre maggiori sulle economie nazionali.

Questa coincidenza di eventi costringerà anche la nostra classe politica a confrontarsi con un tema i cui termini di dibattito attualmente svariano dall’indifferenza a slogan, genericamente antieuropei o specificamente antitedeschi. A parte poche lodevoli eccezioni, sembra che, pure in vista di questi appuntamenti ravvicinati, non riusciamo a darci uno scossone e ad impostare azioni capaci di produrre riflessi positivi per i cittadini. Né al contempo rilanciare, come sarebbe doveroso, un progetto di Unione europea che appare sempre più stanco e destinato a un opaco trascinarsi.

Realizzare gli Stati uniti d’Europa con una riforma seria e profonda delle istituzioni comunitarie, attribuendo loro il peso politico e quindi l’autonomia decisionale di cui sono ancora oggi prive, impone uno sforzo di coerenza e di sintesi a tutte le forze politiche. E allora vedo un’aporia di fondo nel chiedere agli stati membri di superare la pura mediazione fra interessi nazionali contrapposti, laddove le forze politiche più convintamente europeiste non si dimostrano in grado di mettersi alla guida di questo processo, presentando e costruendo un modello di alleanza politica europea. L’alternativa è offrire sempre maggior spazio a sentimenti e formazioni populiste e antieuropee.

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La Serbia si muove.

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Questa è una notizia importante per l’Italia, ma in particolare in Friuli Venzia Giulia non passerà inosservata. Qui abbiamo vissuto con particolare partecipazione le guerre balcaniche, ne abbiamo sentito le conseguenze a ridosso del confine, e ospitiamo una folta e laboriosa comunità serba. Ecco la notizia. La Serbia ha ufficialmente depositato la candidatura all’adesione all’Ue. Il presidente serbo Boris Tadic ha consegnato a Stoccolma il dossier per l’ingresso nella famiglia europea al premier svedese Fredrik Reinfeldt, il cui Paese detiene la presidenza di turno dell’Ue fino al 31 dicembre. E’ un passo che ci fa sperare a buon diritto sulla presa di congedo di Belgrado dall’epoca delle violenze e dei conflitti etnici. Per il suo peso politico ed economico, inoltre, la Serbia sarà volano del processo di integrazione dei Balcani occidentali. Dal momento che non sarà un percorso agevole, una data probabile potrebbe collocarsi tra il 2014 e il 2018. Per avviare i negoziati, infatti, Bruxelles ha chiesto interventi decisi contro la corruzione e la criminalità, ma anche una riforma del potere giudiziario. E poi si dovranno affrontare e risolvere altri due problemi. Uno è rappresentato dal Kosovo, che ha proclamato l’indipendenza lo scorso febbraio, ottenendo il riconoscimento di 22 Stati europei su 27. L’altro è la cattura del criminale di guerra Ratko Mladic, considerato tra i principali responsabili per il massacro di Srebrenica.

Appello al voto

Care amiche e cari amici,
Vi chiedo un voto per il Partito Democratico. Un voto che ci aiuti a riportare l’Italia in Europa con serietà, dando forza al partito che più si è battuto per l’euro e l’allargamento dell’Unione europea. Scelte che molti avevano ingiustamente criticato, e che ora tutti rivendicano, ammettendo il loro valore di baluardo contro la crisi.

Vi chiedo di votarci, per ridare all’Italia l’immagine e il prestigio che le competono, ora offuscati da persone che non hanno mai avuto il senso dello Stato, persi nel loro delirio di potere. “La politica non è uno spot” ha ricordato Dario Franceschini.

La politica è impegno, partecipazione, valori.

Per questo, vi chiedo di votare per il PD e di scrivere Debora SERRACCHIANI sulla scheda marrone per le elezioni europee.

Grazie!